Presentata l'enciclica "Fratelli tutti" Presentata l'enciclica "Fratelli tutti" 

Parolin: agire assieme per un mondo senza guerre, alimentare il dialogo

Nell'aula nuova del Sinodo conferenza di presentazione dell'enciclica "Fratelli tutti". Il segretario di Stato afferma che per il Papa "la pandemia ha messo in luce le nostre false sicurezze". Ed ancora: serve "fare della fraternità uno strumento per agire nei rapporti internazionali", è necessaria "un forma di autorità mondiale regolata dal diritto in forma sinodale"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

E’ necessario procedere sulla strada della fratellanza, dell’agire assieme per una vera giustizia sociale a livello mondiale. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, nella conferenza di presentazione dell’enciclica “Fratelli tutti” afferma che “il Papa utilizza l’esperienza della pandemia 'che ha messo in luce le nostre false sicurezze' (FT, 7), richiamando la necessità di un’azione in grado di dare risposte e non solo di analizzare i fatti. Questa azione è ancora carente e forse rimarrà tale anche di fronte ai traguardi che la ricerca e la scienza raggiungono ogni giorno. È carente perché 'è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti'”. Il cardinale Parolin ricorda che "il dialogo distrugge le barriere del cuore e della mente, apre gli spazi per il perdono, favorisce la riconciliazione". E si è poi augurato che le strutture internazionali accolgano quanto scritto dal Papa, come è successo per la Laudato si', sottolineando la necessità dell'"l'impegno personale" di ciascuno tradotto in azione nella vita di tutti i giorni. 

Necessaria un'organizzazione mondiale più efficiente

Il segretario di Stato mette dunque in luce che, secondo il Papa, “per fare della fraternità uno strumento per agire nei rapporti internazionali 'necessario far crescere non solo una spiritualità della fraternità ma nello stesso tempo un’organizzazione mondiale più efficiente, per aiutare a risolvere i problemi impellenti'”. E i passi da compiere su questo fronte sono ancora tanti. Quello che si riscontra nel contemporaneo scenario internazionale, afferma, "è l’aperta contraddizione tra il bene comune e l’attitudine a dare priorità all’interesse degli Stati, e addirittura di singoli Stati, nella convinzione che possano esistere 'zone senza controllo' o sia valida la logica che quanto non proibito è permesso". Il risultato. come sostiene Francesco nell'enciclica, è che "la moltitudine degli abbandonati resta in balia dell’eventuale buona volontà di alcuni" (FT, 165). Ciò è "l’esatto contrario della fraternità che, invece - afferma sempre il Papa - introduce all’idea degli interessi generali, quelli capaci di costituire una vera solidarietà e modificare non solo la struttura della Comunità internazionale, ma anche la dinamica della relazione al suo interno. Infatti, accolta la supremazia di tali interessi generali, la sovranità e l’indipendenza di ogni Stato finiscono di essere un assoluto e vanno sottoposte alla «sovranità del diritto sapendo che la giustizia è requisito indispensabile per realizzare l’ideale della fraternità universale" (FT, 173). Questo processo non è automatico ma domanda "coraggio e generosità per stabilire liberamente determinati obiettivi comuni e assicurare l’adempimento in tutto il mondo di alcune norme essenziali”.

Una forma di autorità mondiale regolata dal diritto

Ecco perché serve rafforzare le autorità internazionali, la governance della comunità glovale. Il segretario di Stato sottolinea che nell'enciclica "Fratelli tutti, “Papa Francesco, in coerenza con tutti i Suoi Predecessori, sostiene la necessità di una 'forma di autorità mondiale regolata dal diritto', ma questo non significa 'pensare a un’autorità personale' (FT, 172). All’accentramento di poteri, la fraternità sostituisce una funzionalità collegiale – qui non è estranea la visione “sinodale” applicata al governo della Chiesa, che è propria di Francesco – determinata da «organizzazioni mondiali più efficaci, dotate di autorità per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali» (Ibid.).

Rafforzare il multilateralismo in una società frammentata

La fraternità deve avere lo scopo principale di far dialogare i popoli. Per il cardinale “non mancano, infatti, marcate preoccupazioni per la volontà di svuotare la ragione e il contenuto del multilateralismo, quanto mai necessario in una società mondiale che vive la frammentazione delle idee e delle decisioni, quale espressione di un post-globale che avanza. Una volontà frutto di un approccio esclusivamente pragmatico, che dimentica non solo principi e regole, ma le molteplici grida di aiuto che ormai appaiono sempre più costanti e complesse e perciò capaci anche di compromettere la stabilità internazionale. Ed ecco le contrapposizioni e gli scontri degenerare in guerre che, per la complessità delle cause che le determinano, sono destinate a protrarsi nel tempo senza immediate e praticabili soluzioni. Invocare la pace serve a poco. Papa Francesco ci dice che «c’è un grande bisogno di negoziare e così sviluppare percorsi concreti per la pace. Tuttavia, i processi effettivi di una pace duratura sono anzitutto trasformazioni artigianali operate dai popoli, in cui ogni persona può essere un fermento efficace con il suo stile di vita quotidiana. Le grandi trasformazioni non si costruiscono alla scrivania o nello studio”.

Rafforzare il comune senso di umanità

Ecco perché i responsabili della nazioni devono fare passi avanti per mettere in prima istanza gli interessi dei popoli. “Ai responsabili delle Nazioni, ai diplomatici, a quanti operano per la pace e lo sviluppo la fraternità propone di trasformare la vita internazionale da semplice co-esistenza, quasi necessaria, a dimensione basata su quel comune senso di “umanità” che già oggi ispira e sorregge tante regole e strutture internazionali, favorendo così un’effettiva convivenza – afferma il cardinale - È l’immagine di una realtà in cui le istanze di popoli e persone diventano prevalenti, con un apparato istituzionale capace di garantire non interessi particolari, ma quell’auspicato bene comune mondiale (cf. FT, 257)”.  Ed ancora: “Attraverso la cultura della fraternità Papa Francesco chiama ognuno ad amare l’altro popolo, l’altra nazione come la propria. E così a costruire rapporti, regole e istituzioni, abbandonando il miraggio della forza, degli isolamenti, delle visioni chiuse, delle azioni egoistiche e di parte poiché «la mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità» (FT, 105)”.

Il cardinale Guixot:la fraternità via di ogni credo religioso

Il cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, afferma che “vivere la propria identità nel 'coraggio dell’alterità' è la soglia che oggi la Chiesa di Papa Francesco ci chiede di varcare. Si tratta di compiere passi concreti insieme ai credenti di altre religioni e alle persone di buona volontà, con la speranza che tutti noi ci sentiamo chiamati ad essere, soprattutto nel nostro tempo, messaggeri di pace e costruttori di comunione. Dio è il Creatore di tutto e di tutti, per cui siamo membri di un’unica famiglia e, come tali, dobbiamo riconoscerci. È questo il criterio fondamentale che la fede ci offre per passare dalla mera tolleranza alla convivenza fraterna. L’invito di mettersi al servizio della fratellanza per il bene di tutta l’umanità, rivolto da Papa Francesco alle diverse religioni, annuncia una nuova era. Il nostro cammino comune si apre ad una nuova luce e ad una nuova creatività che sfidano il cuore stesso di ogni religione, e non soltanto: la fraternità può diventare anche la via di ogni credo religioso.  In un mondo disumanizzato, in cui l’indifferenza e l’avidità caratterizzano i rapporti tra le persone, sono necessari una nuova e universale solidarietà ed un nuovo dialogo basato sulla fraternità. Il dialogo interreligioso svolge una funzione essenziale nella costruzione di una convivenza civile, di una società che includa e non si edifichi sulla cultura dello spreco”

Riccardi: la guerra madre di tutte le povertà

Per Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di sant’Egidio, "la guerra non si circoscrive mai, ma diventa madre di tutte le povertà. È una malefica scuola per i giovani e inquina il futuro. Sembra una risorsa ai disperati delle periferie umane. La guerra a pezzi mostra la frammentarietà arrogante del mondo globale, che considera un delirio - dice il Papa - i progetti con grandi obbiettivi di sviluppo per l’umanità. Il mondo globale respinge un progetto di crescita, per la prepotenza degli interessi che lo muovono: così respinge un grande sogno di pace. L’enciclica mostra che ciascuno è custode della pace. C’è un compito delle istituzioni nell’architettura di pace' da rivitalizzare. Ma anche noi, gente qualunque, non possiamo essere spettatori. L’artigianato della pace è compito di tutti: si deve osare di più contro la guerra con una rivolta quotidiana e creativa. Se tanti possono fare la guerra, tutti possono lavorare come artigiani di pace. La guerra rischia di essere il futuro".

Abdel Salam: la fratellanza universale è un'assoluta necessità per il mondo

Il giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam, Segretario Generale dell'Alto Comitato per la Fratellanza Umana, afferma che “noi siamo a favore dell’unione delle energie religiose per affrontare la discriminazione, il razzismo, e l’odio. E nel contempo lavoriamo per il consolidamento della propria dottrina, per l’approfondimento dei propri aspetti specifici e per evitare la disunione o il disgregamento. Questo è l’obiettivo di ogni persona fedele alla propria religione. La fratellanza universale rimane – ieri, oggi e domani – un’assoluta necessità per il mondo intero, ed è imprescindibile per la salvezza. Perché essa darà vita ad una civiltà equilibrata e felice, centrata sull’uomo a prescindere dal colore della pelle, dal sesso, dalla lingua e dalla religione”. Abdel Salam ha annunciato che sono in corso di elaborazione nuovi progetti a livello internazionale proposti dal Comitato per rafforzare il dialogo tra le religioni. Inoltre un centinaio di giovani saranno invitati a Roma per meditare sulla fratellanza.

Rowlands: sulla dignità umana nessuna preferenza politica abbia la precedenza

La professoressa all'Università di Durham Anna Rowlands mette in luce che “l’enciclica ha ben chiaro il peso della responsabilità che grava sulle comunità religiose. I gruppi religiosi sono coinvolti dalla stessa cultura digitale e di mercato che ci danneggia. In modo non scusabile, i leader religiosi hanno tardato a condannare le pratiche ingiuste, passate e presenti. Anche le religioni hanno bisogno di pentimento e di rinnovamento. Fratelli tutti le esorta a essere modelli di dialogo, mediatrici di pace e portatrici di un messaggio d’amore trascendente ad un mondo affamato, cinico e senza radici. Richiamando la Dichiarazione di Abu Dhabi, l’enciclica ribadisce l’assoluta dignità della persona umana, sulla quale nessuna preferenza politica, nessuna “legge” di mercato può avere la precedenza. Qui Papa Francesco evidenzia il trattamento riservato ai migranti. Sottolinea i comandamenti biblici che incitano accogliere lo straniero, i benefici che possono derivare dall’incontro tra culture e l’invito a un amore puro e incondizionato".

 

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04 ottobre 2020, 12:15