Papa Francesco in preghiera Papa Francesco in preghiera 

Giovagnoli: il mondo diverso dopo il Coronavirus, il Papa sarà un riferimento

In una riflessione per i sette anni di Pontificato di Francesco, lo storico Agostino Giovagnoli si sofferma su alcuni punti chiave del magistero e dello "stile" del successore di Pietro

Adriana Masotti - Città del Vaticano

"Francesco interprete di questo tempo globalizzato", "il Papa dell'immediatezza e dell'incontro", il Pontefice della riforma della Chiesa e della più importante riforma del cuore. Nel giorno del 7.mo anniversario dell'elezione di Papa Francesco al Soglio di Pietro, nella nostra intervista lo storico Agostino Giovagnoli rimarca il cammino della Chiesa col suo Pastore e rilegge il ruolo che, anche nel nostro immediato futuro, dopo l'epidemia che stiamo attraversando, Francesco può avere per il mondo, in risposta ai grandi interrogativi sul senso della vita:

Ascolta l'intervista integrale a Agostino Giovagnoli

R.- Certamente questo anniversario dell'inizio del pontificato di Papa Francesco cade in un momento particolare, che però è anche significativo proprio alla luce del fatto che questo Papa è un Papa del mondo globalizzato, un Papa che parla, che sa parlare e sa farsi ascoltare dai poveri anzitutto, ma anche da tanta gente comune in tutto il mondo. Questo momento è un momento in cui si sta espandendo una epidemia a livello globale che colpisce tanti, senza fare distinzioni e credo che Francesco sia, come dire, il Papa di questo momento. Colui cioè che sa parlare a tanti quando nel mondo ormai sono cadute tante barriere, perché questo è quello che ci insegna lo sviluppo di questa epidemia. Anche non volendo naturalmente, ci troviamo tutti molto condizionati da quello che avviene altrove e Papa Francesco è davvero l'interprete di questo tempo globalizzato.

Un piccolo esempio può essere il fatto di farci entrare in queste mattine nella sua cappella seguire la Messa?

R. - Papa Francesco ha fatto cadere molte barriere, simboliche anzitutto, ma anche reali, con una capacità di incontro di immediatezza, di comunicazione, davvero straordinaria. E anche in questi giorni la possibilità di entrare nella Messa che lui celebra tutte le mattine da Santa Marta sin dall'inizio al Pontificato, e che sinora era stata accessibile solo piccoli gruppi, a questo punto diventa, in qualche modo, universale, e anche questo certamente è un fatto molto significativo.

I media e anche tanti fedeli quando parlano del Papa si concentrano molto sul percorso di riforma che sta portando avanti a proposito della Curia Romana. Ma il Papa mi sembra voglia riformare la Chiesa, la Chiesa stessa, riportarla alle sue origini, a una vita più autentica...

R. - Sì, direi che la riforma vera che il Papa ha già realizzato con successo è la riforma che la sua persona ci comunica, il suo stile, più che una riforma di tipo strutturale delle istituzioni curiali, degli uffici, delle organizzazioni della Chiesa. Per lui la riforma più importante è quella personale, quella del cuore, quella evangelica e lui la vive in modo molto evidente, molto trasparente. Questo è un messaggio fortissimo, è il messaggio più importante del suo Pontificato, che lo rende anche una figura così popolare, non solo dentro la Chiesa ma anche fuori dalla Chiesa, più popolare della Chiesa stessa per certi aspetti.

Papa Francesco in questi anni ha utilizzato il Sinodo dei Vescovi come uno strumento che ha contribuito a delineare parti del suo magistero. Nel 2022 ci sarà la prossima assise sulla sinodalità. Cosa può significare questo per la Chiesa, per il futuro?

R. - Io credo che per Papa Francesco la sinodalità sia più importante dei Sinodi. I Sinodi sono anch'essi istituzioni e strutture di cui la Chiesa cattolica ha cominciato ad avvalersi, a livello universale, dopo il Concilio Vaticano II. Papa Francesco li ha usati in modo molto più intenso di quello dei suoi predecessori, ne ha fatto momenti di passaggio fondamentali per alcune decisioni assolutamente centrali del suo Pontificato. E però, anche su questo terreno, io non ritengo che Papa Francesco creda all'importanza delle strutture prima di tutto. Ciò in cui crede invece, è lo stile, appunto, lo stile della sinodalità, che è il suo modo diretto di ascoltare, ma anche di rispondere, di prendere decisioni che a volte possono non piacere ma rientrano in questo stile estremamente "sinodale" in cui c'è una forte circolarità - sicuramente maggiore rispetto al passato - tra vertice e base, tra il Papa, i vescovi e i fedeli. La sinodalità è uno stile già fortemente presente e che, attraverso il suo esempio, si è comunicato. Per esempio la Chiesa italiana è certamente oggi una Chiesa molto più sinodale di quanto non lo fosse alcuni anni fa. E certamente è un risultato importante di questo Pontificato. Quindi, dedicando alla sinodalità un Sinodo, credo che Francesco voglia rimandare ancora una volta all'importanza del vissuto, di un vissuto sinodale come passaggio chiave per il futuro della Chiesa cattolica.

C'è qualcosa che lei si augura per il nuovo anno di pontificato? 

R. - Mi aspetto che Papa Francesco sia una persona importante per il mondo intero. Lo e' già stato in questi anni, come un leader accettato e riconosciuto che ha potuto compiere gesti straordinari, pensiamo all'incontro con il Patriarca ortodosso di Mosca, pensiamo alla mediazione realizzata tra Stati Uniti e Cuba o alla Cina, in cui si sono spalancate porte chiuse da 70 anni. Ma il futuro chiederà molto a Papa Francesco, perchè il mondo dopo il Coronavirus sarà diverso: più povero, con forti tensioni e forti novità, non tutte positive, ma questo mondo avrà grandi domande di giustizia e di uguaglianza e Papa Francesco avrà sicuramente un ruolo importate nell'aiutare il mondo a riprendersi dopo questo passaggio tanto doloroso.

 

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13 marzo 2020, 09:00