Rappresentazione del Buon Samaritano, Codex purpureus Rossanensis, sec. VI Rappresentazione del Buon Samaritano, Codex purpureus Rossanensis, sec. VI  La nota

Il giudizio finale e la compassione di Dio

Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Francesco ha celebrato stamattina la Messa a Santa Marta, poi ha incontrato i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ieri, all’udienza generale, ha iniziato un ciclo di catechesi sulle Beatitudini

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

“La dottrina cristiana non è un sistema rigido e chiuso in sé, ma nemmeno un’ideologia che muta con il passare delle stagioni; è una realtà dinamica che, rimanendo fedele al suo fondamento, si rinnova di generazione in generazione e si compendia in un volto, in un corpo e in un nome: Gesù Cristo Risorto”. È quanto ha detto oggi il Papa ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. “Grazie al Signore Risorto - ha proseguito Francesco - la fede ci spalanca al prossimo e ai suoi bisogni, da quelli più piccoli fino ai più grandi”. In questo contesto, il Papa ha ricordato il “valore intangibile della vita umana”, anche nelle sue fasi terminali, in presenza di “mali inguaribili”: non bisogna mai abbandonare il malato perché “la vita umana, a motivo della sua destinazione eterna, conserva tutto il suo valore e tutta la sua dignità in qualsiasi condizione”. Non ci sono vite indegne o vite da scartare perché non più considerate efficienti o utili. Il Papa ricorda la compassione di Gesù: “Quando la malattia bussa alla porta della nostra vita, affiora sempre più in noi il bisogno di avere accanto qualcuno che ci guardi negli occhi, che ci tenga la mano, che manifesti la sua tenerezza e si prenda cura di noi, come il Buon Samaritano della parabola evangelica”. Francesco ha poi espresso il suo apprezzamento per lo studio intrapreso dal Dicastero circa la revisione delle norme sui “delicta graviora” per “procedere con rigore e trasparenza nel tutelare la santità dei Sacramenti e la dignità umana violata, specialmente dei piccoli”. Sarà proprio il nostro atteggiamento verso i piccoli della terra a incidere sul nostro destino eterno.

Il giorno del giudizio. Il Papa lo ha ben presente e ci ritorna spesso. Anche oggi durante la Messa a Santa Marta. È un esame di cui già conosciamo le domande. Francesco le ripropone con tenacia citando il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Forse, nel nostro cammino di fede ci stiamo affannando e preoccupando per mille cose, magari pensiamo perfino di difendere Dio e invece stiamo sbagliando bersaglio. Il giorno del giudizio viene deformato dai nostri piccoli giudizi. Forse chi pensa al cielo giudica severamente chi pensa alla terra e viceversa. La questione è un’altra: l’amore concreto. Il Papa invita a fare l’esame di coscienza: “Con quale misura io misuro gli altri? Con quale misura misuro me stesso? È una misura generosa, piena di amore di Dio o è una misura di basso livello? E con questa misura sarò giudicato, non sarà un’altra: quella, proprio quella che faccio io (…) Se è una misura cristiana, che segue Gesù, nella sua strada, con la stessa sarò giudicato, con molta, molta, molta pietà, con molta compassione, con molta misericordia”. Nel giorno del giudizio, tutti noi, che abbiamo giudicato con le nostre misure, avremo bisogno della “misura di Dio”, cioè della sua infinita misericordia.

Il giorno del giudizio può incutere molta paura. Ma Dio vuole solo la nostra felicità, ci vuole beati. Francesco lo ha sottolineato ieri durante l’udienza generale del mercoledì, iniziando un nuovo ciclo di catechesi dedicato alle Beatitudini secondo il Vangelo di Matteo (Mt 5,1-11). Le Beatitudini - ha osservato il Papa - sono la carta d’identità del cristiano, “perché delineano il volto di Gesù stesso”, ma nello stesso tempo sono “un messaggio per tutta l’umanità”. Gesù insegna “una nuova legge: essere poveri, essere miti, essere misericordiosi… Questi ‘nuovi comandamenti’ - afferma - sono molto più che delle norme. Infatti, Gesù non impone niente, ma svela la via della felicità”. Chi è beato? È una persona “che progredisce sulla strada di Dio: la pazienza, la povertà, il servizio agli altri, la consolazione … Dio, per donarsi a noi, sceglie spesso delle strade impensabili, magari quelle dei nostri limiti, delle nostre lacrime, delle nostre sconfitte" trasfigurate dalla potenza di Dio. Le Beatitudini hanno attratto e attraggono anche tanti non cristiani, perché Gesù non chiede “gesta straordinarie” ma “di realizzare una sola opera d’arte: quella della nostra vita”. Nella consapevolezza di “ciò che conta realmente”: l’amore di Dio “che solo ci può rendere felici”.

 

 

 

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30 gennaio 2020, 14:58