Padre Pedro Opeka con i bambini della Città dell'Amicizia Padre Pedro Opeka con i bambini della Città dell'Amicizia

P. Mariani, da Antananarivo: essere preti con il cuore di Dio

Dalla capitale malgascia, il missionario orionino da quasi vent’anni in Madagascar, commenta a ritroso il Viaggio apostolico di Papa Francesco nella grande isola, una terra che riceve scarsissima attenzione dai grandi media internazionali, anche perché poco interessata dagli esodi di massa che caratterizzano altri Paesi del continente africano

Antonella Palermo – Antananarivo

L’Africa ha bisogno dei riflettori della comunità internazionale ma anche di alto appello al senso di responsabilità dei popoli. Erano queste alcune tra le motivazioni della visita di Francesco, ripercorse e sintetizzate - da un punto di vista spirituale, al termine della presenza in Madagascar del Santo Padre – da Padre Luciano Mariani, parroco e responsabile della formazione dei chierici. Abbiamo raccolto la sua reazione dopo aver partecipato all’ultimo incontro con i Sacerdoti, i Religiosi, i Consacrati e i Seminaristi.

R: - E’ stato un incontro a cui hanno partecipato soprattutto da suore, religiosi e seminaristi. La parola del Papa che è emersa di più e che ci ha colpito è ‘lode’. Il nostro operato deve essere una lode al Signore. Nella misura in cui risuona questa lode il nostro è un servizio di vera evangelizzazione, un servizio che viene da Dio.

Nel discorso ai Vescovi il Papa ha ribadito che tra le priorità nelle relazioni del pastore deve esserci quella con il popolo, l’atteggiamento dell’ascolto…

R: - L’ascolto è l’aspetto più importante ed è una necessità per i preti quella di essere ascoltati dal proprio vescovo. A volte c’è il rischio che un vescovo, di fronte al lavoro pastorale, alle necessità, o di fronte al dover cercare dei soldi, sia assente dalla diocesi. Ci si augura che ciò che ha detto il Papa possa davvero essere di insegnamento per i nostri vescovi perché nella misura in cui il pastore si mette in ascolto dei preti li può educare, li può formare, accogliere le loro fragilità ed aiutarli.

Prima di questo viaggio parlavamo del bisogno di purificare le intenzioni di un cammino vocazionale che porti al sacerdozio, alla vita consacrata. Il Papa non ha mancato di puntualizzare proprio questo aspetto…

R: - Sì, il Papa ha detto di maturare le intenzioni alla scelta della vita sacerdotale. Tante volte, qui in Madagascar, ma forse anche in tanti Paesi, la quantità è molto più importante della qualità. Se una Congregazione ha un gran numero di preti è una Congregazione importante, se una diocesi ha tanti preti è importante. E invece no. Ciò che è importante è la santità. Il Papa lo ha ribadito, non l’essere prete ma avere una vita santa.

Tra i passaggi aggiunti a braccio: ‘allontanate i laici dall’altare’. Ci vuole aiutare ad interpretare correttamente le parole del Papa?

R: - Il Papa ha detto di non clericalizzare i laici. I laici sono laici. Nell’esempio che ha poi fatto sul lasciare un laico, pur molto in gamba, nello stato di laico e di non farlo diacono per ‘non rovinargli la vita’, il Papa ha inteso dire, in sostanza, che ognuno di noi ha il suo compito. Il compito del prete è quello di stare con il popolo, però è anche quello di celebrare l’eucarestia, di far memoria della morte e resurrezione di Cristo. Il compito del laico è quello di portare il messaggio di Cristo da laico. Può battezzare, può fare il catechista – qui in Madagascar sono molti i catechisti che fanno la liturgia della Parola – però ognuno ha il suo compito. Si ha l’impressione che il carisma di essere prete è più in alto rispetto al servizio del laico che, umilmente, si avvicina alla gente. Però ciascuna delle due figure deve prestare il proprio servizio con umiltà e con gratitudine a Dio.

In più di un discorso, a diversi destinatari dunque, il Pontefice è tornato ad usare la parola ‘corruzione’. Come è risuonata in lei questa insistenza?

R: - La corruzione è un problema che qui in Madagascar è purtroppo presente in ogni aspetto della vita: nell’attività politica, nella vita ordinaria – quando uno ha bisogno di un documento in Comune o di fare il passaporto, se non dà una busta il passaporto non esce. C’è il rischio che questo stile entri, se non è già entrato, nella Chiesa. Può accadere, per esempio, che per avere il Battesimo nell’ambito di una celebrazione da soli, e non in comunità, il parroco si presti a ricevere una busta, così che il Battesimo è subito fatto. Il Papa ci invita ad allontanarci da questa modalità che purtroppo può entrare nella nostra vita di preti.

Un bilancio della tappa malgascia del Viaggio del Papa in Africa e Madagascar, dalla sua prospettiva?

R: - Io sono contentissimo che il Papa sia venuto in Madagascar. E’ uno slancio per ciascuno di noi. Per noi preti ad esserlo secondo il cuore di Dio. E’ un incoraggiamento per i giovani. Rivolgendosi a loro, il Papa ha detto di non cadere nella tentazione di cadere nell’amarezza. Spesso, dinanzi alle difficoltà della vita, di fronte alle ferite che ci possono essere, è facile lasciar perdere, sedersi e aspettare. Non abbiate paura di sporcarvi le mani, ha detto ancora il Papa. Di fronte a un milione di persone ha detto: non state né con le braccia conserte e neppure con le braccia aperte da fatalisti. Il Papa ci invita non ad aspettare che qualcuno venga a cambiare la situazione, ma che siamo noi i promotori di un futuro migliore.

Qui manca l’appello al senso di responsabilità personale?

R: - Sì, o meglio, ciascuno ha le proprie responsabilità ma poi è difficile viverle e metterle in pratica nell’ordinario. Per questo il Papa dice di uscire da noi stessi, di guardare all’altro, perché se non c’è questo sguardo sull’altro, le nostre responsabilità svaniscono e diventiamo incapaci di rinnovare qualcosa.
 

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09 settembre 2019, 14:12