La Croce Rossa Italiana a Leopoli, in Ucraina, per evacuare civili fragili La Croce Rossa Italiana a Leopoli, in Ucraina, per evacuare civili fragili

Il 2022 della Croce Rossa Italiana, da sempre in prima linea nelle emergenze

Oltre 70.000 chiamate d’aiuto e 60.000 servizi erogati, sono alcuni dei numeri prodotti dall’organizzazione lo scorso anno, con il contributo anche in Ucraina, con 83 missioni. “Siamo i primi ad arrivare e gli ultimi a partire” sottolinea il vicepresidente, Rosario Valastro

Francesca d’Amato- Città del Vaticano

Presenza sul territorio, tempestività e assistenza, sono tutte qualità della Croce Rossa Italiana che, da ben 158 anni, è al fianco dei più fragili. In occasione dell’inizio del nuovo anno, è tempo per l’organizzazione di stilare i bilanci di quello appena trascorso. È stato un anno complicato - dice a Radio Vaticana- Vatican news, il Vicepresidente della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro - per la crisi pandemica e per quella socio-economica che poi ne è seguita”. I numeri che la CRI ha registrato sono stati molto rilevanti, con oltre 70.000 chiamate di aiuto e 60.000 servizi erogati, di cui oltre 10.000 di supporto psicologico telefonico. Tra le cause principali che delineano la maggior parte dei disagi collettivi ci sono la solitudine e la povertà, per questo motivo la Croce Rossa ha cercato di andare incontro ai bisogni di molti, aumentando di circa 100 unità gli sportelli psicologici presenti su tutto il territorio nazionale. Inoltre, grazie alla presenza dei suoi comitati sul territorio, ha offerto la distribuzione di ben 2 mln di euro di buoni spesa, oltre che di numerosi servizi sull’ orientamento al lavoro. Uno dei progetti fondamentali è anche l’Officina della salute, che comprende ambulatori solidali presenti in tutta Italia, dove sono stati presi in carico circa tremila pazienti. “Noi guardiamo a chi ha più bisogno- afferma Valastro- sia che si trovi in Italia, sia che si trovi all’estero”, l’organizzazione è infatti intervenuta anche in Ucraina, portando avanti bene 83 missioni.

Ascolta l'intervista con Rosario Valastro

La CRI e il conflitto russo ucraino

Nel corso del conflitto russo-ucraino la Croce Rossa Italiana ha condotto nei luoghi coinvolti dalla guerra ben 83 missioni, di cui 43 partite direttamente dall’Italia e 40 dalla base operativa di Suceava, in Romania, dove la CRI ha costruito una base per lo stoccaggio dei materiali da destinare ai profughi ucraini, dai farmaci, al materiale sanitario, ai sacchi a pelo. “Abbiamo donato mezzi, uomini e donne - prosegue Valastro - perché abbiamo avuto la possibilità di agire anche grazie alla fiducia che c’è stata data dalla popolazione italiana e dalle donazioni”. La CRI ha fornito 27 ambulanze e evacuato in Italia oltre 250 persone bisognose di aiuto e assistenza. “All’inizio della guerra - spiega Valastro - noi abbiamo preso una posizione, che forse al quel tempo poteva sembrare impopolare: abbiamo deciso di non raccogliere pasta o vestiti, ma fondi, perché ciò che serviva non poteva essere comprato lì. Servivano soldi per il materiale sanitario, portare dall’Italia la pasta in Ucraina era un’operazione economicamente inefficiente e, nel campo umanitario, l’efficienza economica ha un valore fondamentale”. Il secondo campo d’azione dell’organizzazione ha riguardato l’arrivo dei rifugiati dall’Ucraina e diretti in Italia. In quel contesto, i comitati della Croce Rossa si erano attivati per donare cibo e viveri, anche in vista dell’inverno imminente. Un’altra azione fondamentale che la CRI ha portato avanti, è stata quella di inserire i profughi ucraini all’interno di un nuovo contesto lavorativo. Per questo motivo ha sottoscritto il progetto LISA-Lavoro, Inclusione, Sviluppo, Autonomia, per favorire l’inclusione lavorativa delle persone in una condizione di svantaggio e vulnerabilità. LISA, come spiega ancora Valastro, nasce soprattutto con l’intento di accrescere l’inclusione sociale e dare la possibilità ai profughi “di mettersi a disposizione delle comunità che li ospitano, per sentirsi utili e avere un ruolo attivo nella società, che contribuisce tanto all’accettazione di queste persone”. 

I giovani e la politica ambientale

I cambiamenti climatici stanno apportando delle conseguenze sempre più impattanti sul nostro pianeta e la Croce Rossa è in prima linea anche nei temi di politica ambientale. In particolare, i giovani volontari hanno preso parte alla “Climate Change Escape Room”, ovvero un'esperienza educativa immersiva, nella quale sono state ricreate le principali condizioni di vulnerabilità vissute nei territori più esposti ai cambiamenti climatici. L’Escape Room è stata organizzata in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27). “Le azioni educative di sensibilizzazione e mitigazione sono fondamentali – prosegue Valastro – la sensibilizzazione serve per spingere i governi ad agire, mentre la mitigazione significa imparare ad adottare determinati comportamenti, anche nel caso di situazioni emergenziali, senza subire danni”. “Per quanto riguarda i cambiamenti climatici- continua - la sensibilizzazione è al primo posto, perché la situazione è diventata cosi evidente e grave che non possiamo permetterci di dire che siamo ancora in una fase di pre-allarme”. È normale, è la natura: è la scusa di cui, secondo Valastro, la mente umana si approfitta, per continuare ad assumere comportamenti inquinanti e irrispettosi, perché tanto “quello che deve accadere accadrà lo stesso”. Secondo il vicepresidente, occorrerebbe cambiare il punto di vista di molti, acquisendo la consapevolezza che la Terra è da sempre sopravvissuta ai cambiamenti climatici, mentre è la specie umana che rischia di estinguersi. Il punto di partenza per riuscire a proporre una soluzione e uscire dalla crisi, non sono solo la sensibilizzazione e la mitigazione, ma soprattutto l’essere d’esempio per le nuove generazioni. Infatti, conclude Rosario Valastro, “non è un problema della terra, lei si salverà: qui stiamo dicendo che dobbiamo salvare l’uomo”.

 

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05 gennaio 2023, 10:40