Il 10 novembre si celebra la Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo. Il 10 novembre si celebra la Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo.

La scienza, una via sempre aperta per superare crisi ecologica e conflitti

Puntata di Doppio Click dedicata alla Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo istituita dall’Unesco che si celebra il 10 novembre. Un’occasione anche per tornare su alcune riflessioni di Papa Francesco incentrate sul contributo che il mondo scientifico può offrire alla società scossa dai cambiamenti climatici e da molteplici guerre

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Mettere in evidenza il ruolo significativo della scienza nella società. Coinvolgere il grande pubblico nei dibatti su questioni scientifiche. Sono queste alcune delle finalità della Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo, istituita dall’Unesco, che si celebra oggi 10 novembre.

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Incentrata quest’anno sul tema “Scienze di base per lo sviluppo sostenibile”, la Giornata esorta a riflettere sui benefici che la scienza può offrire alla società: “Le applicazioni delle scienze di base - ha affermato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 dicembre 2021- sono vitali per i progressi della medicina, dell’industria, dell’agricoltura, delle risorse idriche, della pianificazione energetica, dell’ambiente, delle comunicazioni e della cultura”. C’è bisogno di più scienza - ha sottolineato inoltre in quell’occasione l’Assemblea generale dell’Onu approvando la proposta di un “Anno internazionale della ricerca di base per lo sviluppo sostenibile” - per raggiungere gli obiettivi fissati nell'Agenda 2030. La quota di spesa per la ricerca nazionale, destinata alle scienze di base, varia notevolmente da un Paese all'altro. Secondo i dati del rapporto Unesco sulla scienza 2021 relativi a 86 Paesi, alcuni dedicano meno del 10% della spesa per la ricerca alle scienze di base. Altri Stati superano il 30%.

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L’Unesco: la scienza può rendere il mondo più sostenibile

Nel messaggio per la Giornata mondiale di quest’anno della scienza per la pace e lo sviluppo, la direttrice generale dell’Unesco Audrey Azoulay sottolinea che “le scoperte scientifiche ci circondano e plasmano il nostro mondo: dai miliardi di transistor nei nostri smartphone alla meccanica e alla termodinamica che alimentano le automobili che guidiamo”. “La scienza ha davvero il potenziale per cambiare il nostro mondo rendendolo più sostenibile”. Per cogliere importanti opportunità, “gli scienziati hanno bisogno di accedere a dati e informazioni, di finanziamenti e di attrezzature per svolgere la ricerca”.

Dal rapporto dell'Unesco sulla scienza, ricorda poi Audrey Azoulay, emerge che "solo un ricercatore su tre è una donna”. Per questo motivo, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura si impegna per “far entrare più ragazze e donne nei settori scientifici”. Ad esempio, il programma di tutoraggio scientifico in Africa orientale dell’Unesco “ha raggiunto più di 11 milioni di studenti, soprattutto ragazze”. “Le scienze di base – si legge infine nel messaggio - possono e devono essere i nostri migliori alleati per rispondere alle sfide contemporanee. In questo periodo decisivo di sconvolgimenti climatici, sostenere lo sviluppo scientifico e promuovere la comprensione scientifica non è più un'opzione, ma una necessità”.

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Il Papa: la scienza è una grande risorsa per costruire la pace

L’odierna Giornata mondiale intende anche promuovere la scienza come strumento di costruzione della pace attraverso passi cruciali, come quelli della conoscenza e della cooperazione. In questo tempo scosso da molteplici conflitti, tra cui quello in Ucraina, il ruolo della scienza può infatti rivelarsi determinante per superare drammatiche logiche che alimentano guerre e tensioni internazionali. Durante il pontificato, Papa Francesco ha più volte ricordato il grande contributo che la scienza può offrire alla società. Nel videomessaggio nel 2021 in occasione del Meeting internazionale “La scienza per la pace”, il Pontefice sottolinea che il compito degli scienziati “è quello di testimoniare come sia possibile costruire un nuovo legame sociale”. “La scienza - aggiunge - è una grande risorsa per costruire la pace”.

Incontrando il 10 settembre del 2022 i partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, il Papa ha esortato a “promuovere la conoscenza che ha come obiettivo costruire la pace”. “Dopo le due tragiche guerre mondiali, sembrava che il mondo avesse imparato a incamminarsi progressivamente verso il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e delle varie forme di cooperazione”. “Ma purtroppo - ha affermato Francesco in quell'occasione - la storia mostra segni di regressione. Non solo si intensificano conflitti anacronistici, ma riemergono nazionalismi chiusi, esasperati e aggressivi, e anche nuove guerre di dominio, che colpiscono civili, anziani, bambini e malati, e provocano distruzione ovunque”. È necessario dunque “mobilitare tutte le conoscenze basate sulla scienza e sull’esperienza per superare la miseria, la povertà, le nuove schiavitù, e per evitare le guerre”.

Videomessaggio per il Meeting “La scienza per la pace” (2021)

L’appello della scienza per ridurre la spesa militare mondiale

In questo nostro tempo segnato da numerosi conflitti, negli ultimi anni il valore complessivo del commercio mondiale delle armi è notevolmente cresciuto. Secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), la spesa militare mondiale è raddoppiata dal 2000. Si avvicina a 2 trilioni di dollari l’anno e sta aumentando in tutte le regioni del mondo. La scienza può avere un ruolo importante per evitare questa escalation.

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Cinquanta scienziati che hanno ricevuto il Nobel hanno firmato un appello per mettere un freno alle spese militari. I governi di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero negoziare una riduzione congiunta di queste spese del 2% ogni anno per cinque anni. In questo modo, verrebbero messe a disposizione notevoli risorse: un “dividendo della pace” di ben mille miliardi di dollari entro il 2030. Ma gli scienziati possono fare fronte comunque per evitare la guerra? Il presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, il professor Antonio Zoccoli, riferendosi alla guerra in Ucraina, sottolinea che è fondamentale “mantenere una collaborazione a livello scientifico”: “in questo momento in cui quasi tutte le linee di comunicazione tra la Russia e gli altri Stati occidentali sono interrotte, è necessario preservare dei ponti in cui gli scienziati si possano confrontare”. La scienza, dunque, è un ponte sempre percorribile, anche in tempi di guerra.

Scienza e pace sui giornali

Scienza e pace: un binomio sottile, a volte fragile, ma che rappresenta probabilmente il vero passo decisivo contro i conflitti e le disuguaglianze sociali nel mondo. È il 3 dicembre 1936 quando il Corriere della Sera titola “Povertà e denutrizione: i risultati di una inchiesta scientifica”, dedicando un articolo al biologo scozzese John Boyd Orr, pioniere della Scienza della nutrizione che sottolineò la relazione tra fame e guerra, sostenendo che solo un mondo non affamato potesse essere un mondo pacificato. Da lì a qualche anno l’umanità avrebbe scoperto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e, successivamente, l’incertezza della Guerra Fredda. Il 9 luglio 1955 la Stampa parla de “Il testamento spirituale e scientifico di Einstein: Albert Einstein e Bernard Russel firmano il Manifesto per la Pace”. Sono anni di fermento, che ruotano intorno alla minaccia nucleare. “La questione del ‘Fall-Out’: niente più guerra” titola il New York Times il 24 agosto 1958, riproponendo le teorie del chimico statunitense Linus Pauling sulle ricadute radioattive delle esplosioni nucleari. Un anno più tardi, esattamente il 30 agosto 1959, lo stesso quotidiano di New York titola “Gli scienziati condannano l’uso delle armi”, citando le tesi fondanti della Conferenza di Pugwash, villaggio canadese in cui il fisico Joseph Rotblat diede vita all’organizzazione in favore dello sviluppo scientifico e della pace. Il 24 gennaio 1980, invece, il quotidiano francese Le Monde scrive “La Francia disapprova la decisione di Mosca. L’invio del matematico Andréi Sakharov in esilio a Gorki ha ulteriormente aggravato il clima internazionale. Il KGB ha sequestrato il più illustre difensore dei diritti umani”. Si arriva, infine, al nuovo secolo: “Il Nobel all’ecologista africana” è il titolo di Repubblica il 9 ottobre 2004, che racconta come la biologa keniana Wangari Maathai sia stata premiata “per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace”.

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La puntata numero 111 di Doppio Click è stata realizzata da Andrea De Angelis, Alessandro Guarasci, Amedeo Lomonaco e Gianmarco Murroni.

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10 novembre 2022, 10:00