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Tra terra e cielo

Sei giornalisti, con l'associazione Viandando, hanno percorso un tratto del Cammino Minerario di Santa Barbara, nella Sardegna sudoccidentale riscoprendo il valore del tempo, dello spazio e della leggerezza dell'anima

Rosario Tronnolone - Città del Vaticano 

Capisco benissimo perché tutti i sardi che conosco nutrano un sentimento di inguaribile nostalgia per la loro terra: dopo averla visitata e percorsa a piedi lungo un tratto del Cammino Minerario di Santa Barbara, ho scoperto una terra generosa, benché non priva di asprezze, e che non somiglia a nessuna altra.

Il Cammino Minerario di Santa Barbara, promosso dalla Fondazione omonima e dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, si chiama così perché è dedicato alla protettrice dei minatori, degli artiglieri e dei Vigili del fuoco. Inizia dal convento di Clarisse della Vergine del Buon Cammino a Iglesias e si sviluppa lungo un itinerario di oltre cinquecento chilometri. Con i membri dell'associazione Viandando che ha organizzato il Cammino, ne ho percorso in cinque giorni poco meno di cento, attraversando paesaggi sempre nuovi e diversi, costeggiando il mare, valicando monti e andando per boschi, e visitando la miniera di Carbonia Serbarìu, la Laveria Lamarmora di Nèbida, la rivoluzionaria miniera di Porto Flavia a Masùa, e la Galleria Henry di Buggerru.

I partecipanti al cammino davanti alla Galleria Henry di Buggerru
I partecipanti al cammino davanti alla Galleria Henry di Buggerru

Ciascuno di questi luoghi è testimone della storia recente di questa regione, e racconta di sofferenza e sfruttamento, di lavoro e speranza. Visitare questi luoghi camminando è il modo migliore di fare memoria di tutto questo, ma anche di godere della speciale dimensione di umiltà e semplicità che ogni Cammino porta con sé. Abituati alle velocità supersoniche dei nostri collegamenti, ci siamo abituati anche ad una forma di cecità .Camminare significa invece guardare e vedere ogni cosa, stupirsi della bellezza che si incontra, del volteggiare maestoso di un'aquila, o dell'apparizione spaurito di due cervi nell'aria fresca del mattino, regolare il proprio passo al ritmo del proprio respiro, fare i conti umilmente con le proprie forze e i propri limiti, rispettare il proprio corpo, pur sempre il più bell'involucro per l'anima,  secondo una definizione di Marguerite Yourcenar, riscoprire il silenzio e il valore del tempo.

Si comprende la necessità di fare attenzione per non smarrirsi, per non sbagliare strada, e si assume un senso di responsabilità individuale non solo per sé, ma anche per i compagni di cammino. Soprattutto si ha (praticamente, ma anche metaforicamente) la lampante intuizione di quanta inutile zavorra ci facciamo carico, quanto poco ci serva davvero, e quanto sia importante la leggerezza, sulle spalle e nell'anima.

 

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02 novembre 2021, 12:30