Manifestazioni a Kenosha Manifestazioni a Kenosha 

USA, Religion for Peace: lavoriamo per la riconciliazione

Negli Stati Uniti tra violenze, rigurgiti razziali, proteste c'è chi si dà da fare per il dialogo, per la costruzione di unità e per la riconciliazione grazie al supporto dei rappresentanti delle diverse fedi

Gabriella Ceraso e Benedetta Capelli - Città del Vaticano 

Il razzismo, nervo scoperto dell’America, sarà con ogni probabilità uno dei temi forti della campagna elettorale per le presidenziali di novembre e Kenosha, centro dei disordini a sfondo razziale dopo il ferimento dell’afroamericano Blake, uno dei palcoscenici più importanti. Trump vi si è recato promettendo decine di milioni di dollari per le imprese della zona e per le forze dell'ordine che, ha spiegato, “non sono oppressive e razziste”. Per il presidente i manifestanti sono espressione di “terrorismo interno”, di “violenza anti-americana” e non di protesta pacifica.

Il rivale nella corsa alla Casa Bianca Joe Biden, che sarebbe in vantaggio di 7 punti su Trump, ha annunciato di voler andare al più presto anche lui a Kenosha “con l’obiettivo – fa sapere il suo staff – di curare le ferite” di una comunità che soffre. Ieri sera manifestazione spontanea a Los Angeles dopo la morte di un uomo di colore inseguito dalla polizia. E mentre il presidente scaglia contro il sindaco di Washington che ha suggerito il cambio di nome per oltre 150 tra monumenti, edifici, scuole e parchi in nome di una revisione storica, in Massachusetts, roccaforte dei Kennedy, perde le primarie per un seggio al Senato, il trentanovenne Joe Kennedy.

Trasformare la violenza in misericordia

Nonostante tutto, "cerchiamo di costruire ponti": così nell'intervista di Elvira Ragosta, Maddalena Maltese, direttrice della Comunicazione di Religions for peace international, piattaforma multireligiosa con la rappresentanza di diverse istituzioni e comunità religiose in 90 Paesi. Nelle sue parole, gli sforzi e l'impegno che a tutti i livelli i rappresentanti delle diverse fedi stanno svolgendo er testimoniare un modo di essere, anche nelle proteste, costruttivi:

Ascolta l'intervista a Maddalena Maltese


R. - Sicuramente viviamo questo momento con la sospensione e col dolore con cui lo vivono tutti, ma anche come possibilità che comunque, questo momento così tragico che stiamo vendono, è occasione per costruire ponti.  Ed è quello che stiamo facendo nelle nostre comunità, tra ebrei, musulmani, cattolici, cristiani: vogliamo esserci e presentare  modelli diversi della protesta. Noi vogliamo essere parte di un movimento di riconciliazione anche dal punto di vista razziale, sociale e economico. Abbiamo anche questo multi-Faith Found che abbiamo lanciato e che vuole promuovere tutte le azioni di solidarietà legate ad una collaborazione interrazziale sia in risposta alla pandemia, sia in risposta alle sfide che di solito i momenti di estrema povertà e tensione portano in tutti i Paesi. Non è nuova la situazione degli Stati Uniti. Abbiamo assistito a situazioni simili dopo Katrina edopo altre tragedie, ma queste sono anche le occasioni in cui si va a fondo e si ritorna, almeno nelle comunità religiose, a puntare a ciò che più vale e unisce.

Su questo momento che vive il Paese, ha avuto modo di raccogliere le impressioni della Chiesa e dei Vescovi, soprattutto nelle aree interessate dalle proteste e dalle violenze?

R.- Sì. Proprio il 28 agosto scorso, quando celebravamo l'anniversario del discorso di Martin Luther King, I have a dream, i vescovi cattolici negli Stati Uniti hanno lanciato una veglia di preghiera e una giornata di digiuno per guarire l'ingiustizia razziale, per la pace, perché i peccati di violenza, di razzismo, di odio vengano invece trasformati in atti di misericordia, di protezione, di cura della dignità della persona. Ed è quello che si è augurato anche il vescovo di Milwaukee dove si trova la città di Kenosha dove è stato aggredito Blake. Ci sono le manifestazioni violente, ma c'è anche tutta una base che sta lavorando proprio per la ricostruzione, per ripulire le strade, per cercare strumenti di riconciliazione. E i vescovi cattolici hanno anche riproposto una lettera a tutti i fedeli, per chiedere di formare la cittadinanza attiva, di  formare proprio alla fede nella cittadinanza attiva, impegnandosi ad essere presenti nel voto, presenti nell'impegno civile, nella lotta all'ingiustizia. E il vescovo diceva: "Dobbiamo raccogliere l'eredità di Martin Luther King. Abbiamo firmato tutti insieme, come Paese, quel giorno, una cambiale e dobbiamo tutti poter rispondere al paese e alla storia.

Come Religions for Peace che tipo di iniziative state portando avanti ?

R. -Il 3 settembre avremo un servizio di preghiera per la giustizia, l' unità e la guarigione dal razzismo. Abbiamo proprio voluto chiamarla, così, e  la faremo, guidata dalle comunità musulmane e dalle comunità ebree. Da quando c'è stato l'omicidio di George Floyd, ci sono appuntamenti settimanali in cui cerchiamo proprio di formare le persone al dialogo, soprattutto ad avere il coraggio anche di parlare della sofferenza, di come tante volte anche le comunità di fede, sono state motivo e  strumento di separazione, di ingiustizia, di disuguaglianze. Ecco, credo che questo sia un tempo particolare dove  tutti insieme siamo chiamati a dare una risposta a questo problema.

Lei nota uno scollamento tra cittadini e istituzioni in questo momento particolare in cui glii Stati Uniti si trovano ad affrontarela pandemia e sono alla vigilia delle presidenziali ?

R. - Sicuramente il rapporto con le istituzioni in questo momento è molto critico, ma ha varie sfaccettature. Abbiamo una criticità nei rapporti con la presidenza, ma abbiamo anche assistito ad un aumento della fiducia verso i governatori che si sono trovati a fronteggiare in prima linea la pandemia, i ricoveri, le urgenze sanitarie. Dall'altra parte le presidenziali sono sicuramente un grande appuntamento per tutto il Paese, dove si incontrano visioni diverse del futuro degli Stati Uniti.  Una visione che sicuramente in questo momento interessa e preme, è quella economica, proprio per la ingente perdita di lavoro. Un'altra visione è quella dell' attenzione  alle ingiustizie, ai poveri, ai migranti . C'è  poi appunto uno scollamento, se volessimo a chiamarlo così, fra quello che è il rapporto con la polizia e con la Guardia Nazionale che in questo momento è vista come dall'altra parte dellabarricata e come un nemico, ma non è così. Sappiamo infatti che nelle città, tantissimi poliziotti e tantissimi militari sono impegnati proprio nella difesa e nella tutela del cittadino. Però sicuramente c'è qualcosa da fare. E le istituzioni sono chiamate a fare qualcosa. Se penso all'ambito della polizia, per esempio a New York, è cominciato proprio un training per acquisire una particolare cura delle persone quando vengono interrogate e  prese in custodia  Forse abbiamo dovuto aspettare un evento tragico come quello di Floyd per dare una svolta in questo senso. Poi c'è certo una forte polarizzazione, c'è una grande divisione e i discorsi sono quelli da campagna elettorale. E gli slogan non aiutano il Paese ad andare a fondo nei problemi e non aiutano il dialogo che in questo momento è la più grande necessità e la più grande esigenza.

 

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02 settembre 2020, 13:19