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Messico. Migranti, Covid e violenze allontanano la frontiera

Mons. Vitillo, segretario generale della Commissione cattolica internazionale di migrazione (Icmc): “La pandemia, il mancato accesso ai servizi sanitari e le bande criminali tra le principali cause della fuga dai loro Paesi. Nonostante le restrizioni non abbiamo smesso di assisterli”

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Estorsioni, maltrattamenti, abusi sessuali e di autorità. In Messico i migranti stranieri, centroamericani soprattutto, rimangono spesso vittima di terribili violazioni. Una vera e propria “industria del crimine” che coinvolge migliaia di clandestini che ogni anno tentano di attraversare la frontiera. Migranti visti come merce di scambio dal momento che entrano in Messico per transito. E la pandemia ha peggiorato notevolmente la situazione.

Situazione preoccupante

“Hanno lasciato in massa le loro terre perché non avevano accesso ai servizi sanitari e sono fuggiti a causa delle bande che, proprio a causa dell’incremento della povertà dovuta al Covid, sono cresciute ovunque” L’istantanea di mons. Robert J. Vitillo, segretario generale della Commissione cattolica internazionale di migrazione (Icmc), è davvero preoccupante, anche perché le restrizioni hanno di fatto rallentato lo straordinario lavoro che l’organismo di Ginevra svolge al fianco degli immigrati.

Invio di esperti dell’Icmc e le ragioni della fuga

“Siamo riusciti comunque a lavorare tra mille difficoltà” precisa mons. Vitillo “Abbiamo fatto leva sulla rete, ma non sempre è stato possibile. Solo da poco abbiamo ripreso la nostra attività con le visite e le interviste” spiega il Segretario generale dell’Icmc, specificando che negli ultimi mesi l’organismo internazionale ha inviato 9 esperti nelle aree del Centro America, uno dei quali in Messico. “Di solito cerchiamo di capire i motivi per cui le persone che incontriamo hanno lasciato il proprio paese” riprende il presule. “Le cause sono sempre le stesse, appartenenza politica, confessione religiosa, gruppo etnico. A questi si aggiungono i bambini non accompagnati. E’ chiaro che in questi casi i diritto allo status di rifugiato è più che legittimo”.

Al fianco dell’Unhcr

Gli esperti dell’Icmc lavorano al fianco dei colleghi dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati “Li aiutano nel disbrigo delle pratiche, nello studio dei singoli casi e nella raccolta della documentazione. Stiamo parlando di 500.000 persone che sono entrate in Messico, provenienti da Guatemala, El Salvador, Honduras e Venezuela”.

Ascolta l'intervista a Mons. Vitillo (Icmc)

Accoglienza permanente, integrazione o rimpatrio volontario

Le soluzioni che vengono individuate insieme all’Unhcr sono tre: “Accompagnare i migranti in un paese terzo per una accoglienza permanente. In questo caso vengono presi in considerazione i casi più critici e le persone più vulnerabili. Chi ha problemi di salute, gli anziani, e i minori rimasti soli. La seconda via è quella dell’integrazione nel paese dove si trovano mentre la terza è il rimpatrio. Ma solo se è volontario e ci sono i presupposti di sicurezza”.

La felice esperienza di Casa Monarca

Non mancano certo i presidi di accoglienza dove viene garantita un’assistenza qualificata e persino un lavoro. E’ il caso di “Casa Monarca” a Monterrey. “Collaboriamo con molte strutture di assistenza gestite dalla diocesi locali. Questo è un centro dove si può mangiare un pasto caldo, ci si può lavare e trovare dei vestiti puliti. Il team provvede ad offrire consulenza, così che i migranti che vogliono fermarsi in Messico trovano un rifugio ed un supporto per il loro inserimento nella società. Qui nessuno li sfrutta, li denigra o, peggio, offende la loro dignità”

 

https://migrants-refugees.va/it/blog/2020/04/21/covid-19-nessuno-va-dimenticato/

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I rifugiati ospiti di Casa Monarca (Monterrey)
20 settembre 2020, 09:13