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I santi della porta accanto: il direttore dello Spallanzani e la gioia ritrovata del servizio

Preti, medici e infermieri, il Papa li ha ricordati nella Messa del Giovedì santo, vittime e eroi. Con noi il dottor Franco Vaia, giunto alla guida dell'ospedale romano quasi in concomitanza con l'inizio della diffusione dell'epidemia. "Ricordo ancora le lacrime di gioia della coppia di coniugi cinesi guarita", racconta. "Non siamo eroi, né angeli. Sento la mia fede rafforzata"

Antonella Palermo – Città del Vaticano

All'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive si stabilizza l'inversione del rapporto ricoverati Covid-19 positivi e pazienti dimessi che sono via via più numerosi. mentre in tutta Italia resta alto il tributo di vite perse in corsia, ormai oltre 100. Il direttore sanitario, dottor Franco Vaia, fa il punto della riorganizzazione degli spazi e delle risorse umane ma si confronta anche sulla dimensione spirituale che orienta l'agire, faticoso, in questo tempo:

Ascolta l'intervista al dottor Franco Vaia

R: - Allo Spallanzani abbiamo un trend estremamente positivo di pazienti che vengono dimessi. Il dato è ancora più significativo perché lo Spallanzani è un ospedale hub, che raccoglie da tutta l'area metropolitana pazienti medio gravi. Quindi questo ci dice che il numero di pazienti ricoverati diminuisce anche in tutta la realtà territoriale.

Come sta impattando nella sua attività professionale questa pandemia?

R: - Io ho diretto varie aziende, il Policlinico Umberto I ed altre. Prima di venire qui ero all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, quella è stata una esperienza molto importante anche dal punto di vista emotivo. Sono arrivato a dare il mio contributo allo Spallanzani a fine dicembre, qualche giorno prima che si scatenasse l'epidemia. Pensavo che sarebbe giunta per me una fase in cui avrei potuto avere altri ritmi, meno convulsi, dopo tanti anni. Invece è arrivata la coppia dei coniugi cinesi ammalati e da là è cominciata la corsa e non abbiamo avuto più un giorno di riposo. La presenza di questi due pazienti positivi al Covid ci ha imposto una riorganizzazione veloce dell'ospedale, “a fisarmonica” perché più cresceva la domanda più bisognava ampliare l'offerta. Avevamo 155 posti letto, ora ne abbiamo più di 300, in terapia intensiva ne avevamo 15, siamo arrivati a 31. Ricordo ancora nel cuore e negli occhi l'immagine della coppia cinese che, una volta guarita, ci ha salutato. La signora che piangeva nel ringraziarci. Non lo potrò dimenticare. Erano molto gravi, aveva negli occhi la gioia di essere stati salvati.

 

Questo impegno, suo e dello staff dell'ospedale, quali ricadute sta avendo anche nella sua vita di fede?

R: - Guardi, ho il mio padre spirituale a cui ogni tanto confido: “Sono stanco, molto stanco”. Lui mi ripete: “Forse non l'hai capito, la tua vita è questa. Devi essere seme significativo in questa realtà”. Ora, questa esperienza mi ha rimesso davanti agli occhi  questo dato di fatto, ha concretizzato ciò che mi viene detto. L'impegno costante, da oltre settanta giorni, dalle 12 alle 14 ore al giorno, è qualcosa che non puoi fare solo con la forza fisica, secondo me. Devi avere dentro una motivazione superiore. Nel ringraziare i miei collaboratori, ho detto grazie al Signore, che continui ad illuminare la nostra azione, la nostra strada. Questo tempo mi ha ridato la gioia di essere al servizio. Tutti abbiamo capito quanto sia importante il Servizio Sanitario Nazionale, ma c'è poi il tema vocazionale, riprendere il senso della tua vocazione al servizio della persona. Per lungo tempo questo aspetto è stato un po' sfumato, invece è tornato fuori proprio in questo particolare frangente. 

Cosa si sente di dire ai suoi colleghi del nord, così duramente provati?

R: - Non mollate, avete fatto tutto il possibile, e credo anche l'impossibile. Sono convinto che, tutti insieme, il sistema Paese ne uscirà. Noi siamo qui a disposizione: in questi giorni abbiamo preso in carico alcuni pazienti da Bergamo. Dobbiamo essere un'unica squadra. E' una battaglia che vinciamo come sistema. Se i cittadini continuano a rispettare le pratiche di buon senso impartite dal Governo, se gli operatori sanitari continueranno a lavorare bene, se i mezzi di comunicazione continueranno a dare messaggi corretti, vinceremo.

Sul fronte della ricerca come si sta muovendo il suo ospedale?

R: - Sul piano della sperimentazione farmacologica con antivirali già usati contro Hiv ed Ebola, e con il farmaco contro l'artrite reumatoide. Entro la fine dell'estate dovremmo avere una possibile composizione per il vaccino, a cui dovrebbe seguire la sperimentazione in vitro e in vivo, a fine anno. Se i tempi saranno rispettati dovremmo avere un vaccino commerciabile l'anno prossimo. 

Il Papa ha spesso pregato per il vostro lavoro come operatori sanitari. Vi ha definito eroi, i santi della porta accanto...

R: - Mi piace questa immagine delle persone della porta accanto. Non siamo degli eroi, non siamo degli angeli. Siamo le persone che nella quotidianità fanno fino in fondo il proprio lavoro. Questa esperienza ci sta insegnando l'etica della responsabilità e della professionalità.  

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10 aprile 2020, 08:00