Giornata internazionale delle Cooperative 2019 Giornata internazionale delle Cooperative 2019 

Cooperative veicolo per rilanciare il lavoro dignitoso per tutti

Si celebra oggi la CoopDay 2019: eventi in tutto il mondo all’insegna del lavoro partecipato, solidale, inclusivo. Intervista a Marco Venturelli, segretario generale di Confcooperative: risanare le piaghe della globalizzazione

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Nel tweet pubblicato oggi per la Giornata Internazionale delle cooperative, Papa Francesco sottolinea: “Abbiamo bisogno di persone e istituzioni che difendano la dignità dei lavoratori, la dignità del lavoro e il bene della terra, nostra casa comune. #CoopsDay”. Ariel Guarco, presidente dell'Alleanza cooperativa internazionale (Ica), ricorda che le cooperative contribuiscono "a preservare l'occupazione e a promuovere il lavoro dignitoso in tutti i settori dell'economia”. “Attraverso la partecipazione” - aggiunge - i membri delle cooperative “hanno una motivazione a cambiare la loro vita, le loro comunità e il mondo".

Movimento cooperativo: 150 anni di storia

Istituita nel 1923, la Giornata internazionale delle cooperative, è stata proclamata ricorrenza dell’Onu, nel 1995, in occasione del centenario dell’Ica che ne era stata promotrice e, da allora, viene celebrata il primo sabato di luglio, incentrata ogni anno su un argomento specifico, che interessa il grande movimento cooperativo moderno, che affonda le sue radici storiche nella prima metà dell’800.

Cooperative per contrastare diseguaglianze e insicurezza

“Il lavoro dignitoso” è il tema dell’edizione 2019, tesa a focalizzare l’attenzione sulle crescenti diseguaglianze negli ambiti lavorativi, sull’aumento dell’insicurezza tra i lavoratori e sull’elevato tasso di disoccupazione, specie tra i giovani. Le cooperative possono, infatti, essere la differenza nei rapporti tra lavoratori, l’industria e i processi produttivi e rivelarsi una importante leva di contrasto all’automazione, spersonalizzazione e sfruttamento delle persone, oltre che agenti di sviluppo condiviso nelle comunità locali di riferimento.

280 milioni di lavoratori associati o beneficiari

L’occupazione cooperativa è un fenomeno tutt’altro marginale, come risulta dall’ultimo Rapporto globale (2017) su “Cooperative e impiego”, condotto in 156 Paesi. Le Cooperative in tutto il mondo impiegano o sono la fonte principale di reddito per oltre 279 milioni di persone, ovvero quasi il 10 per cento della popolazione attiva globale.

Controllo sociale, valori condivisi, senso d’identità

Risulta, inoltre, che i posti di lavoro cooperativi tendono ad essere più sostenibili nel tempo; mostrano un divario minore nei salari tra diverse fasce retributive; sono distribuiti in modo più uniforme tra aeree rurali ed urbane. I lavoratori delle cooperative sperimentano “il perseguimento dell’efficienza, una flessibilità condivisa, un senso di partecipazione, un ambiente familiare e un forte senso d’identità”, essendo le cooperative imprese di proprietà, basate su valori condivisi, controllate e gestite da e per i soci.

Al centro dell’impresa il valore delle persone

Al centro dell’impresa cooperativa c'è il valore delle persone. Le cooperative  hanno quindi - sostiene l’Onu - un ruolo importante da svolgere nella creazione di posti di lavoro dignitosi e nell’emancipazione sociale ed economica delle comunità locali, dove il controllo democratico dei soci, porta ad una crescita inclusiva e condivisibile, senza lasciare indietro nessuno.

Ilo ed Ica unite per uno sviluppo sostenibile e inclusivo

La stessa Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) - a margine dell’Assemblea generale tenutasi a Ginevra nel giugno scorso - ha voluto rimarcare la necessità di valorizzare il mondo cooperativo, siglando un Memorandum d’intesa con l’Alleanza cooperativa internazionale (Ica), volto a promuovere il modello di business cooperativo per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. “In questi tempi di cambiamenti senza precedenti e di sfide eccezionali nel mondo del lavoro” - ha evidenziato Guy Rider, direttore generale dell’Ilo – ci auguriamo di continuare a collaborare con il movimento cooperativo” “per un futuro di lavoro più giusto, più sicuro e dignitoso per tutti”.

Le sfide della globalizzazione e della rivoluzione digitale

Una rinnovata intesa tra i due organismi Ilo ed Ica si spera favorirà politiche pubbliche favorevoli alle cooperative, rafforzandone il ruolo di difesa dei diritti sociali, che in tanti Paesi segnano il passo e stanno perfino regredendo nel mondo industrializzato, dove - nell’era della globalizzazione e della rivoluzione digitale - si sono aggravati i fenomeni di delocalizzazione, precariato, sottosalari, spersonalizzazione e automazione del lavoro, dequalifica delle mansioni.

Grandi potentati economici e finanziari sotto accusa

In questo preoccupante panorama di globalizzazione della attività lavorative c’è più che mai bisogno di rilanciare il lavoro dignitoso, spiega Marco Venturelli, segretario generale di Confcooperative, principale realtà del movimento cooperativo italiano, ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, con 18 mila imprese sociali attive, 3 milioni e 200 mila associati ed oltre mezzo milione di persone occupate.

Ascolta l'intervista a Marco Venturelli

R. - Tra le piaghe che ha portato la globalizzazione c'è certamente anche un allargamento di ambiti dove in passato si sono conquistati diritti, che oggi invece sono in bilico e sono diventati incerti. Quindi il lavoro dignitoso serve per combattere tantissime forme di sfruttamento delle persone in ambito lavorativo, persone costrette dall’incertezza nel futuro ad accettare qualsiasi lavoro in qualsiasi condizione, portando datori di lavoro delinquenti - perché così io li chiamo - ad approfittare di questa situazione di debolezza. Questa piaga ovviamente è presente in Italia come in tutti i Paesi, anche in quelli più sviluppati; magari sotto forme dal volto umano che apparentemente, senza indagare, sembrano regolari ma che invece nascondono forme di precariato e di sfruttamento inaccettabili, che calpestano i diritti più elementari.

Perché si è scelto proprio il mondo delle cooperative per arginare questo arretramento dei diritti dei lavoratori?

R. – La cooperazione nasce 150 anni fa nel mondo per promuovere un modello alternativo di sviluppo. Quindi persone che in diversi ambiti settoriali, dall’agricoltura, al credito, agli acquisti collettivi… si mettono insieme per poter fare meglio e risolvere problemi economici ma non solo. La cooperazione si propone di andare incontro alle persone e costruire risposte nelle frontiere più difficili del bisogno, per trovare forme di occupazione più dignitose e più rispondenti alle esigenze di chi lavora: un lavoro che non punti solo al profitto di chi lo sviluppa ma guardi soprattutto a tutelare le condizioni lavorative, mantenendo la persona al centro.

Proprio in questi giorni, il neo-presidente dell’Autorità per la concorrenza ed il mercato, Roberto Rustichelli, ha denunciato le pratiche amministrative, finanziarie e fiscali di grandi aziende che beneficiano di politiche favorevoli in alcuni Paesi in Europa a danno di altri, specie nella raccolta delle tasse che dovrebbero tornare nelle tasche dei cittadini. Cosa pensa di questo?

R. – Tra i grandissimi problemi che la globalizzazione si è trascinata vi è anche quello di avere reso molto più forti le grandi multinazionali ed i grandi potentati economici e finanziari rispetto a una debolezza oggettiva che hanno gli organismi internazionali per governare e sviluppare politiche globali volta ad andare incontro ai vari bisogni dei popoli. Penso che sia necessaria, intanto, molta più Europa di ora e poi molto più coraggio da parte della comunità internazionale per dare forza ad agenzie internazionali perché possano sviluppare politiche fiscali - rispetto al problema che mi sottopone - per riuscire a coordinare delle leggi che ingabbino questi potentati economici e queste multinazionali. Tra l’altro, dietro questa forza di elusione e di evasione fiscale c’è anche un incontrollato sviluppo della finanza speculativa, a volte di dubbia origine. Quindi, se noi non riusciamo a coordinare una politica comune, che possa porre ad un livello più alto di questa grande finanza o grandi multinazionali, un governo saggio e sano, che porti poi valore più diffuso e che combatta le disuguaglianze, prima o poi andremo a conoscere una crisi molto, molto, molto più grave di quella che abbiamo conosciuto in questi ultimi 10 anni.

 

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06 luglio 2019, 07:00