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Niger, incendiata una chiesa protestante a Maradi

Cresce la violenza nel Niger meridionale. A Maradi, terza città del Niger, un gruppo di manifestanti che protestavano contro l’arresto di un imam locale ha dato fuoco a una chiesa cristiana protestante. Un chiaro atto intimidatorio nei confronti dei cristiani che vivono nella zona

Matteo Petri – Città del Vaticano

Nella notte tra sabato 15 e domenica 16 giugno, a Maradi, terza città del Niger (Africa centrale), un gruppo in protesta contro l'arresto di un importante imam locale, ha incendiato la chiesa protestante dell' “Assemblea di Dio” in un quartiere popolare.

Gli eventi precedenti

L’ennesimo atto di violenza si va ad aggiungere ai tre assalti alla chiesa cattolica di Dolbel, a 200 chilometri dalla capitale Niamey. Il 13 maggio scorso alcune persone non identificate hanno attaccato il luogo di culto ferendo il parroco. Recentemente, inoltre, si era sparsa la voce che i cristiani della zona fossero stati minacciati da Boko Haram ad abbandonare la zona. Mons. Anthony Coudjofio, vicario generale dell’arcidiocesi di Niamey ha rilasciato una dichiarazione all’Agenzia Fides per smentire che vi fosse in corso un esodo dei cristiani confermando, tuttavia, la situazione di costante insicurezza.

Le categorie più a rischio

“I cristiani sono concentrati soprattutto nella parte sud del Paese, nella capitale Niamey e nella zona di Malawi”, spiega a Vatican News Luciano Ardesi, docente di sociologia e presidente dell’Associazione nazionale di solidarietà con il popolo Sahrawi. Come dimostrato anche dall’ultimo attacco, le chiese protestanti sono tra le più a rischio. Oltre a queste - prosegue il professor Ardesi -  tra le categorie più a rischio ci sono i musulmani convertiti al cristianesimo”.

Ascolta l'intervista a Luciano Ardesi

La presenza di Boko Haram

Boko Haram, gruppo terroristico nato in Nigeria, si è diffuso anche nei territori confinanti come appunto il Niger: “si finanziano con il commercio di armi e il contrabbando - spiega Ardesi - questi due fenomeni e il terrorismo si alimentano vicendevolmente”. “Esistono poi anche dei finanziamenti dei Paesi del Golfo - precisa - a delle associazioni islamiche che hanno portano nel Paese l’islam più radicale, quello wahabita"

La posizione del governo

Per quanto il governo abbia garantito la libertà di culto, e "con la Chiesa cattolica abbia instaurato un buon rapporto, così come con la popolazione civile, il vero problema - conclude Ardesi - è la presenza di gruppi fondamentalisti islamici che minano la stabilità di questo territorio”.

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18 giugno 2019, 15:25