Consegna del Premio Bresson 2023 della Fondazione Ente dello Spettacolo alla Mostra del Cinema di Venezia. Il cardinale Tolentino de Mendonca (secondo da sinistra) lo consegna al regista Mario Martone (terzo da sinistra). A destra il presidente dell'Ente dello Spettacolo, monsignor Davide Milani. A sinistra il sottosegretario alla Cultura con delega al Cinema, Lucia Borgonzoni. Foto di Stefano Micozzi Consegna del Premio Bresson 2023 della Fondazione Ente dello Spettacolo alla Mostra del Cinema di Venezia. Il cardinale Tolentino de Mendonca (secondo da sinistra) lo consegna al regista Mario Martone (terzo da sinistra). A destra il presidente dell'Ente dello Spettacolo, monsignor Davide Milani. A sinistra il sottosegretario alla Cultura con delega al Cinema, Lucia Borgonzoni. Foto di Stefano Micozzi

Premio Bresson a Martone. De Mendonça: riempie di poesia i vuoti dell’esistenza

Il riconoscimento è stato consegnato questa mattina alla 80.sima Mostra del Cinema di Venezia, nello Spazio Cinematografo di Fondazione Ente dello Spettacolo. A premiare il regista napoletano de "L’Amore Molesto", "Il giovane favoloso" e "Nostalgia", il cardinale Jose’ Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione

Alessandro Di Bussolo – inviato al Lido di Venezia

Il cinema di Mario Martone, il regista napoletano che ha ricevuto questa mattina il Premio Robert Bresson 2023 alla Mostra del Cinema di Venezia racconta “i vuoti dell’esistenza”, ma “sa ripianarli con l’aiuto della poesia, l’intelligenza dell’ironia, l’elastico del giudizio. Nella plancia della Storia intravede lo sconosciuto timoniere che riporta l’insostenibile casualità delle cose sull’invisibile rotta”. Così parla dell’opera dell’autore di film come Morte di un matematico napoletano, L’amore molesto, Noi credevamo, Il giovane favoloso e Nostalgia, il cardinale Josè Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, prima di consegnargli il Premio della Fondazione Ente dello Spettacolo, giunto alla 24.ma edizione. Un riconoscimento, che ha il patrocinio del Dicastero guidato dal cardinale portoghese e dal Dicastero per la Comunicazione, assegnato “al regista che abbia dato una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita”.

Dopo vicende tragiche, la grandezza della solidarietà umana

De Mendonça, per la prima volta alla rassegna veneziana nel ruolo di prefetto, sottolinea che nel cinema del regista 67 enne, che ha diretto i teatri stabili di Roma e di Torino, e creato nel 1999 il Teatro India a Roma, le vicende tragiche, “come quelle del matematico suicida (in Morte di un matematico napoletano), si rivelano degne, esperimenti del vivere in pienezza sempre validi ancorché fallaci, perché misurati col metro fuori grandezza del sentimento della solidarietà umana”. Le sue opere, per il cardinale, soprattutto quelle della maturità, “sono spesso sofisticati congegni di montaggio che ci restituiscono il senso di una totalità”, perché risolvonodentro la propria parabola narrativa le incongruenze, le distonie, le irresolutezze della vita senza cancellarle”.

L'intervento del cardinale Josè Tolentino de Mendonca
L'intervento del cardinale Josè Tolentino de Mendonca

De Mendonça: Martone maestro di cinema e di umanità

E nel suo intervento, che ha sorpreso, emozionato e commosso il regista premiato, Tolentino de Mendonça ha rievocato alcune scene, come il finale de Il giovane favoloso, quando la macchina da presa “si fissa sugli occhi rigati di lacrime del Leopardi, finalmente il cinema e la poesia – ovvero quel guardare che mette in moto e quel nominare che crea -  si fondono in maniera mirabile”. Riconosciamo, spiega il cardinale, “nel Leopardi uno di noi, ora che il Leopardi riconosce – ne La ginestra, il suo finale di partita - di essere uno con noi. Tutto è compiuto, il grande scettico ritrova il fiore e la fragranza della solidarietà umana nella coscienza di una comune e infelice sorte”. Perché la tensione raccontata, nell’opera di Martone “non è congelata. È  scivolamento, ibridazione, metamorfosi”. La chiave del suo lavoro è “un continuo sconfinare tra le forme del cinema e quelle del teatro e persino dell’opera lirica”. Ecco come il cardinale Josè Tolentino de Mendonça ne parla a Vatican News:

Ascolta l'intervista al cardinale Tolentino de Mendonça

Martone ha partecipato anche all'incontro del Papa con gli artisti in Cappella Sistina, 23 giugno, dove Francesco ha definito l'artista, e quindi anche il regista, come un bambino che si muove nello spazio dell'invenzione della creazione, ma deve sapere anche cogliere l'armonia delle differenze nell'artista…

Il Papa nel suo discorso ha individuato due dimensioni: questa del bambino, l'innocenza e l'apertura dello sguardo, una capacità di stupore, una scuola dello stupore e allo stesso tempo la capacità di interpretare il mondo e di riproporlo in una in una chiave più umana, più giusta, avendo la capacità di risignificare, di immaginare di nuovo il mondo nuove possibilità. In questo senso le arti, il cinema in particolare ci offre tanto perché ci fa avvicinare alla vita con una lente di ingrandimento che ci aiuta ad avere una più grande consapevolezza di noi stessi, degli altri, e allo stesso tempo è una sorta di motore di ricerca non solo del visibile ma anche dell'invisibile.

 

Tra le motivazioni dell’assegnazione del Premio Bresson a Martone, si legge che il suo percorso è improntato al dialogo tra i mondi, come accade anche in Nostalgia

Sì, Martone è un grande maestro del cinema contemporaneo, ma anche di umanità. Nei diversi momenti del suo importante percorso, vediamo veramente questa attenzione fedele all'umano, anche guardando i fallimenti, i luoghi senza risposta, l'enigma che non si scioglie, ma che raccontano anche la grandezza e la bellezza di una vita, di una storia. Il suo sguardo non è mai uno sguardo chiuso, ma è uno sguardo che punta sull'umano, sui suoi dettagli esistenziali, storici, come una domanda che resta aperta.

Milani: ricerca in tante culture la misura del vivere umano

Prima della consegna del premio, il presidente di Fondazione Ente dello Spettacolo, monsignor Davide Milani, legge le motivazioni dell’assegnazione, che definiscono Mario Martone “autore colto, poliedrico, non incasellabile nei tradizionali schemi della critica italiana”. Il suo lavoro “è caratterizzato dalla eterogeneità dei temi e dei materiali – teatro, opera, Storia, letteratura – e dall’unicità di un percorso votato all’apertura continua, al dialogo, alla ricerca di accordo”. Una testimonianza preziosa “di cinema impuro, dilatato, votato per indole e per nascita (la napoletanità), ad accogliere”. Il suo cinema cerca nella tradizione “dell’arte e nei saperi delle tante culture che lo abitano una misura del vivere e del sentire umano. Uno sforzo affascinante, temerario, sospinto da una fede incrollabile nel gesto registico totale. Un guardare lontano, oltre la soglia di campo e fuoricampo, pronto a cogliere l’istante inatteso e rivelatore”.

Il video dell'intervista al regista Mario Martone

Martone: il dialogo proposto dal Papa è l’unica cosa che abbiamo

Prima di ricevere il Premio Bresson, prende la parola Mario Martone, che confida “l’emozione inaspettata” per le parole del cardinale sulla sua opera, “che mi hanno preso alla sprovvista”. Si tratta, spiega, di “un premio che pone delle domande, ad una persona come me lontana dal mondo cattolico. Ma sono contento di questo dialogo e di questa apertura, così importante”. Oggi è l’unica cosa che abbiamo in mano, aggiunge, prima di dedicare il Premio alla memoria di Giovanbattista Cutolo, il giovane musicista ucciso a Napoli dopo una lite per un parcheggio. “Non c’entra con il mio ‘Nostalgia’, ma anche lì c’è un’orchestra di musicisti” per il riscatto sociale. Napoli conta nei mei film, conclude “perché da quando sono ragazzo vedo l’insieme di dolore e di gioia, violenza e speranza e non si sa come uscirne, se non attraverso la relazione e il dialogo, quello che ha fatto don Antonio Loffredo al Rione Sanità”. Abbiamo incontrato il regista al termine della premiazione.

Ascolta l'intervista al regista Mario Martone

Che valore ha questo premio per il suo percorso di regista? Ha detto di essere felice che si consideri l'aspetto spirituale della sua opera…

Ho una considerazione altissima di questo premio molto prestigioso, per le ragioni per cui viene assegnato L'idea che comunque nel mio lavoro ci sia una ricerca anche di carattere umano, spirituale, chiaramente è qualcosa che mi pone delle domande. E oggi il cardinale Tolentino ha detto delle cose del mio lavoro che mi hanno veramente colpito. Lo ringrazio davvero. Non so se sono all'altezza delle cose che ha detto, ma la sola idea che si possa stimolare un dialogo di questo tipo mi sembra molto importante.

 

Ha detto che anche nel suo amato Leopardi, anche se ateo, lo spirito permea tutto quello che scrive…

Certo! E’ quello che del resto oggi accade con Papa Francesco, che è una figura importantissima per chiunque, non soltanto per chi è cattolico, per chi ha il dono della fede. E’ importante questo senso profondamente cristiano dell'abbattimento delle frontiere, dei muri, degli steccati, cioè questa possibilità dell'incontro tra persone diverse, l’accoglienza delle fragilità e tutto quello che favorisce l'incontro. Credo che in questo momento Papa Francesco rappresenti un una figura di grande riferimento per chiunque, anche in campi completamente diversi dal suo. E’ la sola persona che in questo momento al mondo riesce a far incontrare persone diverse, che però vorrebbero un mondo diverso da quello che si sta formando intorno a noi.

Qual è il suo rapporto con Bresson, con il suo cinema? Ha detto che l’ha aiutata a pensare il suo primo lungometraggio, “Morte di un matematico napoletano”. In che modo?

Ogni volta che si fa un film ci sono c'è una costellazione di altri film di riferimento, che ti proteggono, dei film fratelli. Uno di questi è stato Il diavolo probabilmente di Bresson che aveva dei temi e anche un modo di raccontarli ai quali cercavo di volevo avvicinarmi nel fare il mio primo. E naturalmente la ricerca sul tempo la ricerca sulle domande che il cinema di Bresson poneva a chi vedeva i suoi film.

L'intervento di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, alla consegna del Premio Bresson
L'intervento di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, alla consegna del Premio Bresson

Ruffini: nei suoi film il dialogo col presente e con la storia

Prima della premiazione, interviene per un saluto anche il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, che sottolinea l’importanza per il Dicastero questo Premio, consegnato in un “luogo di incontro di persone, un luogo strategico” come lo Spazio Cinematografo della Feds, nell’Hotel Excelsior del Lido di Venezia. Ecco le sue parole al termine della cerimonia.

Ascolta l'intervista a Paolo Ruffini

Il Premio Bresson va ad un regista italiano e napoletano che ha partecipato anche all'incontro del Papa con gli artisti in Cappella Sistina, il 23 giugno scorso. Che forma di comunicazione è quella dell'artista, che il Papa ha definito un bambino che si muove nello spazio dell'invenzione e della creazione, ma che deve saper anche cogliere l'armonia delle differenze?

Gli artisti a volte sanno vedere più lontano, per esempio di noi giornalisti, il mio precedente lavoro prima di fare il prefetto del Dicastero della comunicazione. Penso che riescano a vedere delle cose che magari ancora non sono. E anche alcune cose in profondità, intuirle o raccontarle con i loro occhi, dove l'arte riesce a unire cose che sono divise. Dove magari noi vediamo soltanto la divisione, come primo impatto, l’arte riesce a vedere l'unità o al contrario riesce a vedere i sintomi di qualcosa che si sta disgregando prima che si disgreghi. Quindi l'arte in qualche modo è profetica, riconduce ad unità. E il cinema ha questa particolarità proprio nella sua arte. Perché se ci pensiamo, il cinema riunisce tante arti la musica, il montaggio, la regia, la sceneggiatura, la scenografia. Ecco, io penso che questo premio a Mario Martone in qualche modo testimonia uno sguardo non convenzionale, uno sguardo che sa ricollegare memoria, uno sguardo che sa guardare oltre.

Il video dell'intervista a Paolo Ruffini

Nelle motivazioni del Premio si legge che il percorso di dialogo tra mondi, anche alla ricerca dell'accordo. Condividi?

Nei suoi film convivono il dialogo nel presente e il dialogo con la storia, la capacità di leggere la storia dialogando con la storia e capacità di leggere i fatti con l'ascolto e con il dialogo. Questa è una delle caratteristiche di Mario Martone, ed è una delle cose che il Premio ha voluto sottolineare.

Il pubblico nello Spazio Cinematografo per la consegna del Premio Bresson 2023
Il pubblico nello Spazio Cinematografo per la consegna del Premio Bresson 2023

Il libro “Da mani umane. Storie del Premio Bresson”

La consegna del Premio, dopo i saluti del direttore della Mostra Alberto Barbera e del presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto, è stata preceduta dalla presentazione di un libro “Da mani umane. Storie del Premio Robert Bresson” di Antonio Capocasale, edito dalla Feds. Il caporedattore de la Rivista del Cinematografo Gianluca Arnone ha dialogato con l’autore, ricordando la prima assegnazione del 2000 a Giuseppe Tornatore, sempre con il patrocinio di due pontifici consigli e poi dicasteri della Santa Sede, quello della cultura e quello della comunicazione. Capocasale ha spiegato che il titolo è ispirato dal brano degli Atti degli apostoli nel quale san Paolo parla ai greci del Dio sconosciuto, che non abita in templi costruiti “da mani umane”. “Il filo rosso che unisce i registi premiati – ha sottolineato - è quello della loro capacità avvicinare con mani umane una ricerca di senso ma anche di spiritualità. Hanno fatto del cinema un luogo di interrogazione dell’umano”. Infine, per Arnone, “tutti hanno una profonda fiducia nell’immagine, che oggi forse manca, e non è facile recuperarla”.

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07 settembre 2023, 16:32