I presidenti delle riunioni internazionali delle Conferenze episcopali e coordinatori delle task force continentali con  la Segreteria generale del Sinodo, novembre 2022 I presidenti delle riunioni internazionali delle Conferenze episcopali e coordinatori delle task force continentali con la Segreteria generale del Sinodo, novembre 2022 

Sinodo, Piero Coda: gioiosa, povera, profetica, così vedo la Chiesa del futuro

Il teologo traccia un'ampia riflessione sulla prima fase del percorso sinodale compiuto dalla #Chiesa sulla base del Documento "Allarga lo spazio della tua tenda" che dà il via alla tappa continentale fino a marzo. Ma non poteva mancare un ricordo grato nei riguardi del Papa emerito appena scomparso. Di lui afferma: "#BenedettoXVI ha raggiunto colui che ha sempre amato. Uomo di Dio e grande teologo, lascia un segno indelebile nella Chiesa"

Adriana Masotti - Città del Vaticano

"Grandi papi hanno guidato la Chiesa cattolica in quest’ultimo periodo della sua lunga storia: grandi per statura spirituale e testimonianza di vita, per sapienza e cultura, per discernimento sociale e profezia. Tra questi a pieno titolo c'è Benedetto XVI." Lo scrive monsignor Piero Coda - sacerdote e teologo, segretario generale della Commissione teologica internazionale - per la rivista Città Nuova online, a poche ore dalla scomparsa del Papa emerito. "Suo imperdibile contributo - prosegue - è stato richiamare con la sua autorevolezza di uomo di Dio e di grande teologo una decisiva verità: l’opera di rinnovamento messa in moto dal Vaticano II va promossa in presa diretta col nucleo vivo del Vangelo di Gesù e nell’alveo della Tradizione ecclesiale". La chiave d'interpretazione di Benedetto XVI dell’evento conciliare, scrive ancora monsignor Coda, stava infatti in questa espressione: “riforma nella continuità”.

Le dimissioni di Benedetto XVI, un gesto estremo a servizio della Chiesa

La fede di sempre in Gesù è la "pedana di lancio per un profetico salto in avanti", afferma il teologo, e Papa Benedetto non a caso ha "voluto riservare tre encicliche alle virtù teologali: la carità, la speranza, la fede. Sottolineando con forza il primato della prima, perché evoca il nome stesso del Dio che si rivela in Gesù". Monsignor Coda ricorda alcuni tra gli interventi più significativi e lungimiranti del Papa emerito tra cui l’enciclica sociale Caritas in veritate, e prosegue: "Ma paradossalmente la testimonianza più incisiva del suo stile evangelico Benedetto XVI l’ha data il giorno delle sue inaspettate dimissioni. Un gesto estremo, ponderato e sereno, maturato nel desiderio di obbedire a Dio soltanto per servire la Chiesa". Un gesto da cui "è sgorgata 'una nuova freschezza in seno alla Chiesa, una nuova allegria, un nuovo carisma che si rivolge agli uomini': così egli stesso ha letto con gli occhi della fede lo slancio sprigionato dal ministero di Papa Francesco. Accompagnandolo con la preghiera e l’offerta della propria vita sino alla fine".

Un Sinodo per imparare a vivere la sinodalità 

E al rinnovamento e ad una nuova freschezza nella Chiesa, che guarda alla sua missione in mezzo al mondo, è orientato il percorso sinodale avviato nell'ottobre 2021 da Papa Francesco. Dopo la prima fase vissuta a livello locale, ha preso il via ora la tappa continentale a cui seguiranno nel 2023 e nel 2024 le due sessioni dell'Assemblea dei vescovi in Vaticano. A indicare la linea su cui proseguire nei prossimi mesi è il Documento di lavoro pubblicato dalla Segreteria generale del Sinodo sul sito dedicato. In una 50na di pagine contiene la sintesi di tutti i contributi inviati alla Segreteria dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo, frutto della condivisione e dell'ascolto vissuto dai gruppi sinodali nelle parrocchie, gruppi e associazioni. Monsignor Piero Coda è membro della Commissione teologica del Sinodo. Ai microfoni di Vatican News, commenta il Documento di lavoro per la tappa continentale, approfondendo alcuni temi emersi e tracciando il volto della Chiesa del futuro.

Ascolta l'intervista a monsignor Piero Coda

Monsignor Piero Coda, "il Sinodo va avanti, possiamo affermarlo con entusiasmo a un anno dalla sua apertura". Inizia con queste parole di gioia, soddisfazione e gratitudine il Documento di lavoro per la tappa continentale che contiene la sintesi del lavoro fatto fin qui dalle Chiese nel mondo. Ecco, lei che l'ha seguito da vicino, che cosa può dirci del lavoro fatto appunto nella prima tappa sinodale?

La prima tappa del processo sinodale che ha rappresentato la consultazione del Popolo di Dio al livello delle Chiese locali, delle varie espressioni della vita ecclesiale, è stata globalmente molto positiva e questo non era scontato. Ha permesso la raccolta preziosa di una ricca messe di frutti, una sorta di check up dello stato di salute del Popolo di Dio sparso in tutto il mondo, con le sue difficoltà, le sue prove, ma anche con le sue speranze e le sue gioie. Basti dire che su 114 Conferenze episcopali, ben 112 hanno inviato la sintesi dei risultati della consultazione vissuta nelle diocesi di loro pertinenza. Senza dire delle famiglie religiose, delle associazioni, dei movimenti ecclesiali. E nel leggere questi resoconti bisogna dire che, come a me è capitato, non si può non provare emozione e commozione, perché si constata la testimonianza di un Popolo di Dio che è vivo, vivace e cammina. Certe volte anche crudamente provato dal travaglio di un momento difficile di cambiamento, di incertezza, così come per tutta l'umanità, ma impegnato a viverlo questo momento con fede, con amore, con speranza. Si sente la gioia, e direi quasi alcune volte, l'entusiasmo di ascoltare e di sentirsi ascoltati, la gioia di mettersi in cammino insieme, tanto che a me, dopo aver esaminato questi resoconti, veniva spontanea nel cuore la parola attestata da Isaia del Signore: "Io sto facendo una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?". Quindi c'è da ringraziare Dio.

Il Documento segnala anche alcuni aspetti negativi la macchia degli abusi, ad esempio, la distanza a volte tra clero e laici. In positivo emerge una nuova coscienza di essere tutti protagonisti della missione della Chiesa, la necessità di essere più inclusivi come comunità, di collaborare con le altre Chiese e le altre religioni...

Sì, certamente. Ciò che emerge più di tutto è la gioia e il desiderio di incontrare Gesù vivo oggi e di seguirlo attraverso la Chiesa. Quindi il desiderio di una Chiesa che sia coerente, autentica e di qui la sofferenza per tutte le macchie e le difficoltà che devono essere superate. E ci vuole coraggio per identificarle e per superarle. E poi il desiderio, la gioia certamente di partecipare, cioè di vivere la Chiesa come famiglia, come comunione, quindi di superare quel clericalismo o quelle separatezze che faticano a morire. E ancora, come lei ricordava, il desiderio e l'impegno ad essere inclusivi, cioè essere aperti per condividere il dono della fede. Qui si testimonia nelle comunità cristiane la crescita di una sensibilità accentuata rispetto a tutti coloro che in qualche modo si sentono emarginati dalla vita della comunità cristiana. Anche, ad esempio, per motivi di carattere morale in riferimento alle norme morali proposte dalla Chiesa. E poi una grande attenzione per i poveri e gli esclusi. Questa scelta preferenziale dei poveri è, direi, una dimensione ormai sempre più acquisita nella vita delle comunità cristiane. E anche, certamente l'apertura al dialogo, cioè la consapevolezza che il dialogo ecumenico esprime l'unità della fede nel Battesimo. Meno profilata, se vogliamo, è la sensibilità ancora verso i fedeli delle altre religioni e anche verso le persone di altre convinzioni o che sono alla ricerca di una piena manifestazione della verità.

In merito proprio all'emarginazione di cui lei diceva, un tema ricorrente in quasi tutte le sintesi diocesane è la questione delle donne nella Chiesa e nella società...

Senz'altro questa è una istanza essenziale che emerge da tutti i resoconti a tutte le latitudini culturali e sociali della vita della Chiesa oggi: il riconoscimento e la promozione del carisma e dell'apporto specifico delle donne alla vita della Chiesa. C'è l'esigenza di un serio salto di qualità e questo manifesta l'esigenza di una conversione spirituale, culturale e anche strutturale, per far posto, il posto che è nel disegno di Dio, alle donne nella vita della Chiesa. C'è anche la consapevolezza che non bisogna cedere alla tentazione di una riduzione funzionalista del ruolo della donna nella Chiesa, e cioè che non bisogna lasciarsi schiacciare su modelli di partecipazione alla vita e al governo ecclesiale che sono prevalsi finora, che hanno un imprinting più maschile, per non dire maschilista. Occorre trovare le strade giuste a tutti i livelli, ma prima di tutto si tratta di una conversione dello sguardo, di vedere il rapporto tra il maschile e il femminile secondo lo sguardo di Dio, lo sguardo di Gesù.

 

 

Tanti gli aspetti toccati, ma da alcuni fedeli è emerso anche il timore che il Sinodo non porti ad un cambiamento reale, che sia un ascolto solo di facciata. Lei che ne pensa? C'è questo rischio?

Guardi, il Sinodo non è un fatto tattico, non ha secondi fini. È senz'altro la messa in moto di un processo che vuole essere sincero, aperto, per assumere anche delle decisioni importanti rispetto all'adeguazione della vita e della forma della Chiesa al disegno originario di Dio. Il rischio è quello che viene dalla mancata percezione del significato e della portata di un processo come questo, cioè dal non rendersi conto che qui è Dio che sta parlando alla Chiesa e che chiede un salto di qualità alla vita della Chiesa. E se vogliamo, il rischio è quello di chi, con una certa indifferenza e superficialità, se non con cattiva coscienza, pensasse di voler gestire il processo sinodale per non cambiare nulla.

Si è avviata la tappa continentale del Sinodo. "Allarga lo spazio della tua tenda" il titolo del Documento di cui stiamo parlando. Sembra alludere ad un ulteriore sforzo di apertura nell'ascolto, ad esempio. Può aiutarci a capire meglio il lavoro dei prossimi mesi?

L'obiettivo di questa tappa continentale, direi che innanzitutto è far ritornare alle Chiese locali la sintesi dei resoconti che sono giunti da tutte le diocesi, in modo che le diverse Chiese possano rispondere se si riconoscono nella sintesi che è stata formulata e anche possano rendersi conto delle ricchezze degli accenti diversi che arrivano dalle altre Chiese locali, quindi si possa realizzare uno scambio di doni tra le diverse realtà ecclesiali. Poi c'è un secondo obiettivo: fare questa operazione di discernimento a livello continentale e cioè favorire la messa in comunione dei propri cammini tra le Chiese locali di una stessa regione - in questo caso sono i 5 continenti, più le Chiese orientali considerate a parte, anche le Americhe sono distinte in America del Nord e America del Sud -, quindi alla fine abbiamo 7 assemblee continentali. C'è qualche cosa di comune all'interno di una stessa regione a livello culturale e a livello spirituale, direi che bisogna insieme scoprire qual è la vocazione che ogni continente ha, perché nel disegno di Dio c'è una comunanza e c'è anche una chiamata, e questo può essere una novità nel processo sinodale. Da qui, infine, potrà confluire un arricchimento ulteriore del discernimento già fatto, in vista della redazione dell'Instrumentum laboris con cui si aprirà l'Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Ecco, in pratica i gruppi sinodali che già si sono incontrati nelle diocesi e nelle parrocchie, nei movimenti, nelle associazioni ecc... si incontreranno nuovamente per leggere questo Documento e riflettere ancora alla luce del suo contenuto?

Esatto, sì, ogni Chiesa locale è chiamata a fare quest'operazione, cioè a ricevere quanto è frutto di tutto ciò che finora a è stato fatto, a ritrovarsi e a rimettere in comunione queste risonanze a livello continentale per poi far giungere tutto questo ancora a livello universale. Al termine il Sinodo rimanderà alle Chiese locali ciò che è emerso per la ricezione e per l'inculturazione delle scelte strategiche che verranno proposte.

Ha in parte sorpreso la decisione di Papa Francesco di convocare una doppia Assemblea dei Vescovi in Vaticano per tutto questo lavoro finale. Qual è la ragione di questa scelta, secondo lei?

A me in verità non ha sorpreso, anzi l'auspicavo perché occorre tempo per implementare un processo della portata e della vastità come quella in atto nel processo sinodale e quindi i tempi non devono essere ristretti e avere due momenti come Assemblea dei Vescovi che discerne sul cammino del Popolo di Dio è un arricchimento senz'altro grande, quindi una decisione opportuna e lungimirante.

Il percorso sinodale intrapreso dalla Chiesa non equivale a fare un sondaggio di quello che si pensa della Chiesa, n'è un elenco dei "desiderata" dei fedeli. Dovrebbe essere un'altra cosa: potremmo parlare di conversione, di ascolto dello Spirito. Lei come lo definirebbe? E come si augura venga vissuto?

Penso che il processo sinodale quando è interpretato nel suo giusto spirito costituisce oggi una straordinaria palestra di vita ecclesiale. Come diceva Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte è una concretizzazione di quella scuola di comunione per la missione che tutte le realtà ecclesiali sono chiamate a diventare per essere all'altezza di ciò che oggi lo Spirito dice alla Chiesa. Si tratta di imparare quest'arte che è l'arte del discernimento comunitario. Imparare a discernere significa ascoltare la voce dello Spirito e vivere la propria fede come una luce che interpreta e trasforma la realtà, comunitario significa imparare a viverlo insieme. Non è scontato, non è semplice già a livello personale fare un discernimento, esige grande umiltà e perseveranza, occorre attivare i sensi spirituali - come dice la tradizione della Chiesa - per ascoltare la voce di Dio. Ecco, nel discernimento comunitario occorre imparare ad attivare i sensi spirituali per scoprire, accogliere e seguire la presenza di Gesù Risorto che è vivo nella sua Chiesa per essere vivo nella storia dell'umanità. E questo richiede una scuola, richiede un esercizio. Il processo sinodale può essere una straordinaria palestra per esercitarsi in quest'arte e nei resoconti di questa prima tappa si vede che questo processo è cominciato positivamente.

E dopo la conclusione di questo percorso sinodale, diciamo dal 2025 in poi, come potrebbe essere la Chiesa? A lei come piacerebbe vederla?

Certamente un Sinodo sulla sinodalità, anche se saranno due le Assemblee, non esaurisce il significato e la portata dell'evento: si tratta di una tappa necessaria e importante di un cammino che sarà lungo e impegnativo. Papa Francesco ha detto: Sinodo è ciò che Dio si aspetta dalla Chiesa nel Terzo millennio. Beh, abbiamo un millennio davanti e cioè stiamo mettendo in opera, ascoltando la voce di Dio, una forma di essere Chiesa che è quella di sempre, ma anche che assume delle tonalità, delle declinazioni specifiche, dobbiamo imparare, dobbiamo metterci in cammino. Qual è la Chiesa che si profila? A me piace dire che è una Chiesa della gioia, una Chiesa povera e una Chiesa profetica. Una Chiesa della gioia perché testimonia una cosa fondamentale che è il dono di Gesù e cioè che Dio è amore e che dà la gioia alla persona umana e alla famiglia umana che il mondo non conosce, per condividerla con chi è nel dolore e nella prova. Poi una Chiesa povera perché ricca soltanto di Dio e povera così da poter essere casa dei poveri perché il Vangelo è per loro. Profetica perchè una Chiesa che sparge a piene mani il lievito della giustizia, della fraternità, nella speranza certa di cieli nuovi e terra nuova in cui soltanto, alla fine, avrà stabile dimora la giustizia e l'amore di Dio.

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01 gennaio 2023, 10:00