Papa Francesco incontra Don Perini in Aula Paolo VI nel 2015 (ANSA) Papa Francesco incontra Don Perini in Aula Paolo VI nel 2015 (ANSA) 

La morte di don Perini, pioniere delle Cellule di Evangelizzazione

Alle 11 i funerali del sacerdote Piergiorgio Perini, scomparso a Milano giovedì scorso. Era fondatore e presidente dell’Organismo Internazionale di Servizio delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione. Il suo successore, don Paolo Fenech: “Mi ha insegnato che la parrocchia deve essere missionaria, altrimenti perde la sua anima”

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Lo chiamavano tutti, affettuosamente, don Pigi. Il suo contributo fondamentale offerto alla Chiesa è l’aver trapiantato a Milano lo stile comunitario di evangelizzazione parrocchiale vissuto in prima persona a Pembroke Pines, in Florida. 

La parrocchia, ‘famiglia di Dio’

Era il 1986 quando don Perini - avendo profondamente interiorizzato l’esperienza delle "Cellule in casa" maturata nella comunità di St. Boniface, guidata da padre Michael Eivers - decise di innestarla nel contesto parrocchiale milanese, con una quarantina di collaboratori. L’obiettivo era quello di rendere, o forse ‘restituire’, alla parrocchia la dimensione di famiglia di Dio, casa fraterna e ospitale, dove tutti trovano accoglienza. Oggi è una realtà diffusa in quaranta Paesi di quattro continenti (anche, di recente, in Libano, Cipro, Vietnam) e conosce un dinamismo instancabile che anche Papa Francesco ha lodato e incoraggiato quando un anno fa - in occasione dei novant’anni del sacerdote e del 30.mo anniversario di fondazione dell'Organismo - lo incontrò in Aula Paolo VI insieme a seimila volontari dell’organismo:

Una parrocchia non è solo una somma di attività

Don Paolo Fenech è un prete maltese che ha percorso fin dalle origini la strada con don Pigi e oggi ne eredita il testimone:

Ascolta l'intervista a Don Paolo Fenech

“Ha marcato la mia vita e il mio ministero sacerdotale. Mi ha dato una visione di parroco, di pastore che può rinnovare la comunità cristiana”, racconta don Paolo precisando che “la parrocchia spesso è un insieme di attività organizzative, ma senza anima”, senza coscienza della sua vera natura. Ricorda, per esempio, i riferimenti di don Pigi al magistero di Paolo VI quando il Pontefice parlava della Chiesa nata proprio per evangelizzare. “La crisi di identità della Chiesa viene da quando non si riconosce più missionaria”, avvertiva sovente il sacerdote.

Un prete, senza il senso di comunità, entra in crisi

Nel racconto di don Fenech ci sono anche gli episodi di quando don Pigi citava il Vangelo di Matteo 7, 10, il brano degli apostoli che vanno due a due a evangelizzare. “Lui notava e ci faceva notare come si sottolinea che l’evangelizzazione si fa ‘strada facendo’: spesso noi aspettiamo perché pensiamo di dover essere prima formati a questa attività. Ma se aspettiamo troppo – avverte - corriamo il rischio di non evangelizzare mai. Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte diceva che l’evangelizzazione non può essere riservata agli specialisti – aggiunge - ma tutti, fin dal Battesimo, abbiamo il dono di annunciare Cristo. Don Pigi diceva che tutti dovrebbero condividere ‘quel poco di Gesù’ che abbiamo dentro. Quando un prete non si impegna nella costruzione di una comunità, entra in crisi”, ricorda ancora don Paolo. “Il parroco deve essere un pastore che raduna il gregge e dà da mangiare”.

Don Pigi insieme con Don Fenech
Don Pigi insieme con Don Fenech

Il perno dell’adorazione eucaristica

Don Pigi ripeteva che quando aveva cominciato a frequentare la parrocchia di Sant’Eustorgio, a Milano – di cui sarebbe stato parroco dal 1977 al 2012 e dove ha continuato a risiedere fino alla sua morte - aveva trovato solo 64 anziani alla messa domenicale. La missione evangelizzatrice attraverso le Cellule ha creato un contagio straordinario della fede e della volontà di metterla in pratica. “A Messa cominciarono ad esserci anche 1500 persone – racconta don Fenech - la gente era profondamente toccata dai suoi carismi, fino alle lacrime. E ora sto pensando che portare avanti la sua opera significa per me capirli, questi suoi carismi, sempre di più”. Spiega ancora l’importanza di porre al centro l’Adorazione Eucaristica, anche nella forma di Adorazione Perpetua, quando possibile. “Senza l’Adorazione, senza porre Cristo in mezzo, si rischia di introdurre una sorta di sovrastruttura, un mero metodo, senza anima. Il motore deve essere sempre la preghiera, lo Spirito Santo”.

Don Pigi e le sue Cellule di Evangelizzazione
Don Pigi e le sue Cellule di Evangelizzazione

La collaborazione con i laici, non operatori di serie B

Ciò che attira nelle Cellule è la possibilità di continuare la pastorale ordinaria facendone anche una pastorale missionaria. Una piccola Cellula è composta da sei, sette persone. Ci si ritrova nelle case ogni settimana, ascoltando le catechesi di don Pigi. L’Organismo ha ottenuto cinque anni fa l’approvazione definitiva da parte del Pontificio Consiglio per i Laici. Del resto, don Pigi si diceva contento di aver delegato tanto ai laici, in modo che così aveva tempo per pregare, meditare la Parola, quella stessa Parola con cui nutriva la comunità. Stefania Sanfelice, segretaria dell’Organismo, ha maturato la sua fede e la sua vocazione matrimoniale alla sequela di don Pigi. Ora è leader di tre Cellule:

Ascolta l'intervista a Stefania Sanfelice

“Non posso pensare alla mia vita senza questa dimensione. La spinta evangelizzatrice – spiega - non è tanto un insieme di cose da fare, che pure ci sono ovviamente, ma è una necessità anche di relazione con le altre persone per portare loro la Bella Notizia che ho raccolto nella mia vita”. Racconta che don Pigi ha fin da subito chiamato a rapporto i laici. “E noi non ci siamo mai sentiti operatori di serie B, perché sempre a fianco al parroco, uomini e donne. Adesso, più che mai, è opportuno fare così”.

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20 novembre 2020, 16:10