Migranti venezuelani che arrivano in Brasile_Caritas Brasiliana Migranti venezuelani che arrivano in Brasile_Caritas Brasiliana 

Crisi in Venezuela: 4,9 milioni di persone in fuga

Il fenomeno migratorio sarà al centro dell’incontro di oggi e domani a Bogotà delle Conferenze episcopali della regione bolivariana, indetto dal CELAM. Obiettivo: dare una risposta pastorale e sinodale alla crisi che vive il Paese. Oggi nuove proteste di piazza contro il presidente Maduro. Drammatici i dati Onu su migrazioni e violenze

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Lacrimogeni, pietre, bastoni e feriti. E’ finita così l’ennesima manifestazione di protesta organizzata dall’opposizione contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro, ormai al suo secondo mandato. Da piazza Giovanni Paolo II a Caracas, la marcia, lungo un percorso di 6 Km, sarebbe dovuta terminare davanti la sede del Parlamento ma gli agenti, in assetto antisommossa, l’hanno fermata prima, scatenando reazioni violente. “Non abbiate paura, questo non è un Paese di schiavi” ha detto il leader dell’opposizione Juan Guaidó, che vanta il sostegno di Washington e di altri 60 stati da cui è riconosciuto formalmente come presidente ad interim. La rielezione di Maduro nel 2018 e la crisi politica, economica e sociale che segna il Venezuela ormai dal 2015, hanno gonfiato drammaticamente i flussi migratori.

Crisi economica e atti di violenza

Stando ai dati dell’Onu infatti circa 4,9 milioni di persone hanno lasciato le loro case per rifugiarsi altrove. Il dato arriva dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, secondo cui la fuga dei cittadini è dovuta anche ai continui atti di violenza perpetrati dalle forze di sicurezza e dai sostenitori del governo contro i parlamentari dell’opposizione. L’ufficio dell’Alto Commissario ha documentato “aggressioni contro oppositori politici, manifestanti e giornalisti, senza che le forze di sicurezza agissero”. Ad aggravare la situazione economica, ci sarebbero anche le sanzioni imposte dagli Usa che, per quanto giuste, peserebbero ancora di più sui 2,3 milioni di persone in condizione di forte insicurezza alimentare.

La Chiesa in prima linea

Schierata dalla parte della popolazione, come sempre c’è la Chiesa locale, mentre il tema cruciale della crisi migratoria è finito oggi sul tavolo dell’incontro di tutte le Conferenze episcopali  della regione bolivariana, convocato a Bogotà dal CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano). Secondo la nota inviata all’Agenzia Fides, questo incontro si pone in continuità con la precedente riunione di Cucuta: attraverso un dialogo aperto si rifletterà infatti sulle prospettive regionali, allo scopo di dare una risposta pastorale e sinodale al fenomeno migratorio.

I lavori


Il punto di riferimento sarà l’analisi della crisi sociopolitica venezuelana e della crisi migratoria a livello regionale che sarà presentata dal teologo ed esperto del CELAM, il venezuelano Rafael Luciani. Allo stesso tempo si discuterà dell’opportunità di rafforzare la Red Clamor come meccanismo di articolazione ecclesiale che consenta la costruzione di una road map regionale sull’argomento. La Red Clamor riunisce le organizzazioni della Chiesa cattolica di America Latina e Caraibi, che si occupano di migrazioni, rifugiati e tratta di persone, basandosi sui quattro verbi indicati da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. All’incontro delle Conferenze episcopali della regione bolivariana parteciperanno i rappresentanti degli Episcopati di Bolivia, Ecuador, Venezuela, Colombia. Il CELAM sarà rappresentato dal suo Presidente, monsignor Miguel Cabrejos Vidarte, OFM, dal segretario generale, monsignor Juan Carlos Cárdenas Toro, dal segretario aggiunto per l’amministrazione padre Luis Carlos González Gómez e dal team dei segretari esecutivi.

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11 marzo 2020, 14:14