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Un gruppi di persone rilasciate dalla guerriglia dell'Eln nella provincia di Choco Un gruppi di persone rilasciate dalla guerriglia dell'Eln nella provincia di Choco  (ANSA)

Vescovi della Colombia: rafforzare la costruzione della pace

Appello dei presuli colombiani dell’area del Pacifico e del Sud Ovest del Paese affinché si torni a camminare lungo la via della pace nel pieno rispetto dei diritti umani, dei popoli e umanitari di fronte all'escalation del conflitto

Davide Dionisi – Città del Vaticano

“Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” Rievoca il profeta Isaia l’appello dei Vescovi colombiani dell’area del Pacifico e del Sud Ovest che esprime “piena solidarietà” alla comunità del Dipartimento di Chocó, ai fedeli della diocesi di Quibdó e a tutte le vittime dell’escalation del conflitto sociale in corso nel paese. “In più occasioni abbiamo denunciato le difficoltà che molte persone stanno vivendo in queste aree e abbiamo chiesto alle autorità una pronta soluzione” si legge nel comunicato dei presuli. “Siamo di fronte ad una crisi umanitaria sempre più drammatica che sta coinvolgendo le comunità indigene e afro-colombiane che vivono a Bojayá, Bajo, Atrato e Urabá. Lo stesso vale per i residenti nelle aree di San Juan e Baudó (Chocó), Raposo (Buenaventura), nei comuni di Nuquí (Chocó), Magüí Payán, Olaya Herrera-Satinga (Nariño) e nel dipartimento di Putumayo, precisamente nel municipio di Puerto Guzmán” scrivono i vescovi.

I vescovi mettono in guardia dalle possibili collusioni tra forze dell’ordine e gruppi illegali

“Lanciamo un appello affinché si torni a camminare lungo la via della pace nel pieno rispetto dei diritti Umani, dei popoli e umanitari. Chiediamo al Governo e gli organismi preposti di ristabilire condizioni di vita dignitose e venga garantita un’adeguata protezione alle comunità, a Leyner Palacios Asprilla (uno dei maggiori sostenitori della riconciliazione nazionale ndr) così come a tutti i leader sociali minacciati”.  I vescovi continuano mettendo in guardia dalle “possibili collusioni tra le forze dell’ordine e i gruppi illegali”, peraltro denunciate già in passato dalle organizzazioni per la difesa dei diritti civili e dalla diocesi di Quibdó.

Trovare soluzioni politiche e pacifiche al conflitto armato

“I gruppi armati devono essere consapevoli del loro status di aggressori” chiarisce lo scritto, sottolineando che “all'inizio del nuovo anno, in mezzo ai disordini in cui vivono tanti cittadini, riaffermiamo la necessità di trovare soluzioni politiche e pacifiche al conflitto armato: con l'Eln per il raggiungimento di un accordo di pace, così pure con il Cga (il gruppo paramilitare Autodefensas Gaitanistas de Colombia ndr) e le organizzazioni simili per far prevalere la giustizia. Ci aspettiamo una risposta sincera, attraverso gesti concreti di vera volontà di pace" concludono i presuli. All’inizio dell’anno l’Agc ha cinto d'assedio isolandolo completamente, un villaggio nel dipartimento del Choc (Colombia nord-orientale), creando una emergenza umanitaria denunciata dalla “Comisin intereclesial de Justicia y Paz”. La ong ha precisato che l’emergenza riguarda il villaggio rurale di Pogue, vicino alla città di Bojay, abitato da circa 600 indigeni di discendenza africana.

Continuano gli omicidi di difensori dei diritti umani

L'ultima vittima è Gloria Ocampo, uccisa il 7 gennaio scorso in casa nel villaggio di La Estrella, nel dipartimento di Putumayo. Si tratta della prima leader sociale uccisa nel paese nel 2020. Secondo l'Istituto di studi per lo sviluppo e la pace (Indepaz) della Colombia, 623 leader sociali e difensori dei diritti umani sono stati uccisi nel periodo tra novembre 2016, quando furono firmati gli accordi di pace, e luglio 2019.

13 gennaio 2020, 14:11