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L'arcivescovo anglicano Ian Ernest L'arcivescovo anglicano Ian Ernest 

L’anglicano Ernest: i cristiani sono chiamati ad agire con “rara umanità"

“Ci trattarono con gentilezza” è il tema della 53.ma Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani che si è aperta ieri. Un’occasione per interpellarsi sull’accoglienza, sulle migrazioni, sulle sfide future. A Vatican News l’intervista all’arcivescovo anglicano Ian Ernest, direttore del Centro anglicano di Roma

Linda Bordoni e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Sono state le Chiese cristiane di Malta e Gozo ad elaborare il materiale di approfondimento della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Due Chiese di frontiera, al centro del Mediterraneo e con una vocazione ecumenica antica. Il tema è tratto dagli Atti degli Apostoli: “Ci trattarono con gentilezza”, brano che viene proclamato a Malta in occasione della Festa del Naufragio dell’apostolo Paolo, per commemorare e rendere grazie per l’arrivo della fede cristiana in quelle isole. 

Prendere l’altro per mano

Nel materiale preparato si legge che “l’ospitalità è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. […] La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede”. Un concetto sul quale si sofferma anche l’arcivescovo Ian Ernest, direttore del Centro anglicano di Roma e rappresentante dell'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, presso la Santa Sede.

R. - E’ veramente importante che preghiamo affinché noi cristiani possiamo agire secondo il tema della Settimana, con “rara umanità”, quando si tratta di accogliere coloro che, costretti dalle vicende della vita, arrivano sulle nostre spiagge. E penso che sia molto importante che noi, insieme ad altri cristiani, non solo preghiamo insieme, ma agiamo insieme in modo da costituire un esempio davanti al mondo di una comunità amorevole che accoglie gli stranieri, che si prende cura di loro e restituisca loro la dignità di cui hanno diritto in quanto esseri umani.

 

Il fatto che il tema di quest’anno sia dedicato ai migranti è di grande rilievo: perché l’azione ecumenica è così importante?

R. – Gesù, nella preghiera pronunciata prima di morire, chiese “che tutti siano uno", perché il Padre e Lui sono una cosa sola, e questo è un mandato che ci ha dato, quello di essere insieme, di testimoniare insieme il suo amore e la sua pace. E’ importante che in questi tempi di difficoltà e di persecuzioni, un tempo in cui le persone non hanno un luogo dove andare, è importante sapere che c’è un Dio che è venuto da noi e che ci accoglie lì dove siamo. Io sono felice del fatto che oggi i cristiani siano capaci di riconoscersi, di pregare insieme; ma non è importante solo pregare insieme, ma fare cose concrete insieme. Sono anche molto contento del fatto che ci siano dei leader religiosi, come Papa Francesco, che sono veramente in prima linea in questo impegno di andare incontro all’altro, di prenderlo per mano … Ecco quindi che questo tema è veramente appropriato perché illustra un nuovo stile di vita, un cammino di trasformazione che possiamo portare nel mondo. Vorrei appellarmi a coloro che si professano cristiani perché agiscano con “rara umanità” come è detto negli Atti degli apostoli: quando saremo circondati da “rara umanità”, ci sarà speranza per un cambiamento di mentalità nel mondo.

19 gennaio 2020, 08:00