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Il Nunzio in Ucraina porta ai cristiani la benedizione del Papa

La testimonianza di monsignor Claudio Gugerotti in queste feste natalizie. La gente qui non ha niente ma continua a dire: 'il Papa sa che siamo vivi, ci ama e non si dimentica di noi'

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Ha celebrato l’Eucarestia e portato la benedizione del Papa tra le piccole comunità cristiane di Donetsk e Lugansk, in una zona dell’Ucraina che non è sotto il controllo delle autorità governative, dove da più di 5 anni, sulla scia di un conflitto che ha ucciso 13 mila persone, si vive di stenti e di paura, di fame e coprifuoco. Ma in mezzo alla disperazione, monsignor Claudio Gugerotti, nunzio apostolico nel Paese, ha visto fiorire la speranza del Natale. L’ha vista e toccata nei sorrisi della gente, negli abbracci dei bambini, nei regali fatti di niente eppure tanto preziosi, nelle parole di una signora che gli ha affidato una lettera per il Papa. A Vatican News monsignor Gugerotti racconta il privilegio di essere ammesso in queste zone per celebrare il Natale, insieme ai fedeli cattolici, arrivati per l'occasione anche da piccoli villaggi come quello di Stakhanov che è tra quelli che - come si legge in un comunicato della Nunziatura - hanno sofferto di più per le operazioni militari al punto da essere stato assistito, in generi alimentari e di prima necessità, dalla Croce Rossa internazionale:

Ascolta l'intervista a mons. Claudio Gugerotti

R.- Sono stato in due città della parte dell’Ucraina che non è sotto controllo delle autorità governative, ma che si è costituita in Repubblica indipendente, peraltro non riconosciuta internazionalmente, e ho avuto la possibilità di essere ammesso, come è successo ancora nel passato, nonostante agli ambasciatori accreditati presso l'Ucraina questo non sia consentito né dalla parte ucraina né dalla parte delle altre autorità de facto. E quindi ho approfittato per celebrare il Natale con queste due piccole comunità che hanno raccolto anche altri cattolici della zona. Sono 5 anni di guerra ormai abbondante e 13mila morti e quindi una situazione di grande disagio, disperazione, mancanza di fiducia. Gran parte di loro è ortodossa e quindi celebrerà il Natale il 7 gennaio, ma per la comunità cattolica è stato un momento di grazia. Lo è stato anche per me, perché sono potuto andare a portare la benedizione del Papa. Questa era la cosa che per loro era fondamentale! E la commozione, le lacrime, gli abbracci con queste persone mi hanno molto colpito; anche coi bambini, i malati, con quanti sono in difficoltà. Molta gente si trova in una zona di prima operazione militare ed è stata assistita anche dalla Croce Rossa, con fondi per l’alimentazione, perché spesso è difficile reperire il cibo. Il Papa stesso ha aiutato con un forte contributo sia queste popolazioni sia quelle che vivono sotto il controllo ucraino, ma che sono profughi in quella zona.

Eccellenza, a parte le lacrime, la commozione, gli abbracci che ha ricevuto da questa gente, c'è qualcosa che l'ha colpita profondamente di questa esperienza e che vuole raccontarci?

R.- Sì, c’è una cosa che mi ha colpito moltissimo, soprattutto pensando alle polemiche che in Occidente spesso si levano intorno alla figura del Papa, intorno alla Chiesa cattolica, ed è stata la semplicità del saluto di una donna che mi ha lasciato un foglio scritto a mano, in lingua russa.

Possiamo sapere il contenuto di questo messaggio indirizzato al Papa?

R.- Comincia ringraziandoci naturalmente e dicendo che in alcune circostanze della vita si hanno delle sensazioni molto strane. Quando è il compleanno di una persona generalmente la persona riceve gli auguri e riceve i regali. Invece questa volta è il compleanno di Gesù e perciò è Gesù che fa i regali a noi. E in particolare si riferisce alla nostra visita in quell’area che di fatto non è stata facile da realizzare. Ci sono state tante difficoltà, ad esempio per far passare il traduttore, che poi alla fine non è passato. E -  prosegue il testo - voglio anzitutto esprimere il mio saluto e le mie congratulazioni a Papa Francesco che in questo mese ha celebrato già due momenti storici: i 50 anni di sacerdozio e il suo compleanno. Noi, con tutta la Chiesa cattolica, partecipiamo a tutti gli avvenimenti che sono legati al Papa. Per fortuna c'è internet e qualche canale televisivo e così possiamo vedere il Santo Padre, ascoltarlo e partecipare alla liturgia che lui presiede e ancora vedere gli incontri del Pontefice con la gente in molti Paesi. Bene ovviamente quando c’è la traduzione e possiamo capire oggi parole del Papa! Ma quando non c’è la traduzione, sapendo più o meno cosa accade, guardiamo con meraviglia quello che il Papa fa. Lui ha un cuore così pieno di amore e pronto ad asciugare le lacrime di ogni persona e riempire tutti delle tre virtù cardinali. Perciò grazie e lunga vita a Papa Francesco! Il Papa ha tante cose da fare, molti incontri importanti, ma pensa a tutti, anche a noi che viviamo in queste piccole cittadine di Lugansk e Stakhanov. Mandando lei a noi, il Papa vuole sostenerci, mostrarci che siamo in comunione, che Cristo non ha messo nessuna barriera, nessuna frontiera, e vuole condividere con noi la fede, la speranza, e la carità. Quest’anno per tanto tempo siamo rimasti senza sacerdote e per noi è stato molto difficile. Ora padre Gregorio è tornato ma deve lavorare molto di più per aiutarci nelle tante difficoltà nelle quali incorriamo. Noi abbiamo grande riconoscenza per il nostro pastore. Vi amiamo molto, tutti! Vi ringraziamo tanto per la vostra cura, per il sostegno e per la gioia che ci portate, per le vostre omelie, abbiamo bisogno di voi! E in questo giorno - pensate non hanno assolutamente niente - abbiamo voluto preparare per voi non soltanto il tepore e l’amore del Natale, ma anche dei piccoli doni, compreso uno per il Santo Padre.

E forse in questi contesti la luce di Gesù che nasce, brilla ancora di più…

R.- Ecco in un clima in cui sembra che tutto sia senza speranza, a me è sembrato importante condividere questo segno che il Natale c’è! C’è soprattutto nelle difficoltà: per esempio il 24 dicembre siamo stati costretti a celebrare alle 18 la Messa della mezzanotte, perché c’è il coprifuoco e la gente non può uscire di casa; c’è dove è difficile trovare qualcosa da comprare, dove certamente non c'è il Natale dei consumi e a volte è anche difficile preparare un piccolo addobbo, con una piccola luce, anche se hanno cercato di rendere la loro chiesetta bella, con tutto quello che avevano. Mi sembrava importante testimoniarlo al nostro mondo, che tante volte è sommerso da segni esterni del Natale, qualche volta anche un po' pagani, poco espressivi della sensibilità natalizia, e ricordare che ci sono ancora persone in Europa che vivono in queste condizioni. Che non sanno se continueranno a vivere, che devono passare il confine facendo file di ore e ore – che poi non è proprio il confine ma la linea di combattimento-. Per riuscire a prendere la pensione, per passare dall'altra parte e comunicare con i propri cari; per riuscire a prendere le medicine e qualcuno spesso muore per strada, perché potete immaginare le temperature. Ecco il pensiero che il Santo Padre ha rivolto all’Ucraina nel suo messaggio di Natale, per me è molto significativo perché posso testimoniare come è stato recepito dall’altra parte, dalle persone stesse a cui lui lo ha rivolto.

Una situazione drammatica che anche Papa Francesco ha ricordato all’Urbi et Orbi rivolgendo il suo pensiero all'amata Ucraina, ma come vive concretamente la gente in questi posti?

R.- La vita quotidiana si svolge in estrema difficoltà. C'è qualcuno addirittura che vive nei sotterranei e non esce mai per paura delle bombe e delle operazioni militari. Il lavoro non si trova. Non hanno una chiesa vera e propria ma una piccola cappella. Quello che mi colpisce però è sentirli dire: non abbiamo niente, viviamo di beneficienza, cerchiamo di sopravvivere aiutandoci gli uni gli altri e condividendo quel poco che abbiamo, ma il Papa ci manda il suo rappresentante per dirci che sa che noi siamo vivi e ci dice che ci ama e a noi basta questo!

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28 dicembre 2019, 07:54