Predica di Quaresima Predica di Quaresima 

Cantalamessa: obbedienza a Dio vana se non si obbedisce anche allo Stato

Padre Cantalamessa: si deve andare alla scoperta dell’obbedienza essenziale. E tale obbedienza non è quella dell’uomo all’uomo, ma l’obbedienza dell’uomo a Dio.

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

Dopo le riflessioni sulla carità e sull’umiltà, padre Cantalamessa incentra la quarta predica di Quaresima, nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, sul tema dell’obbedienza. La sua meditazione, alla presenza del Papa e della Curia, si snoda a partire da quanto scrive San Paolo nella Lettera ai Romani:

“Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordinamento voluto da Dio (Rm 13, 1 ss).”

Obbedienza allo Stato: pagare le tasse è un dovere morale e religioso

L’apostolo – aggiunge il predicatore della Casa Pontificia – mostra anche che “pagare le tasse e in genere compiere il proprio dovere verso la società non è solo un dovere civile, ma anche un dovere morale e religioso”. E’ un’esigenza - spiega padre Cantalamessa - del precetto dell’amore del prossimo: “lo Stato non è una entità astratta; è la comunità di persone che lo compongono”.

L’obbedienza essenziale è quella a Dio

 “Se io non pago le tasse, se deturpo l’ambiente, se trasgredisco le regole del traffico – aggiunge – danneggio e mostro di disprezzare il prossimo”. Ma il discorso – sottolinea il predicatore - non si può limitare al solo aspetto dell’obbedienza allo Stato. “Si deve andare alla scoperta dell’”obbedienza essenziale”, da cui scaturiscono tutte le altre forme di obbedienza, compresa quella alle autorità civili.

“C’è infatti un’obbedienza che riguarda tutti – superiori e sudditi, religiosi e laici – che è la più importante di tutte, che regge e vivifica tutte le altre, e questa obbedienza non è l’obbedienza dell’uomo all’uomo, ma l’obbedienza dell’uomo a Dio”.

Obbedire agli uomini e a Dio

Adamo – osserva padre Cantalamessa – è il capostipite dei disobbedienti, Cristo è invece il capostipite degli obbedienti. “All’origine di tutte le disobbedienze c’è una disobbedienza a Dio e all’origine di tutte le obbedienze c’è l’obbedienza a Dio”. “L’obbedienza spirituale a Dio non distoglie dall’obbedienza all’autorità visibile e istituzionale ma al contrario – sottolinea il predicatore della Casa Pontificia - la rinnova, la rafforza e la vivifica”. L’obbedienza agli uomini – aggiunge – diventa allora “il criterio per giudicare se c’è o meno, e se è autentica, l’obbedienza a Dio”:

Avviene esattamente come per la carità. Il primo comandamento è amare Dio, ma il suo banco di prova è amare il prossimo. Chi non ama il proprio fratello – scrive San Giovanni – some può amare Dio che non vede? Lo stesso si deve dire dell’obbedienza: se non obbedisci al superiore che vedi come puoi dire di obbedire a Dio che non vedi?

Fare la volontà di Dio

“Obbedire solo quando ciò che il superiore dice corrisponde esattamente alle nostre idee e alle nostre scelte, non è obbedire a Dio, ma a se stessi; non è fare la volontà di Dio ma la propria volontà”. “Tutta la vita - conclude padre Cantalamessa - può essere vissuta all’insegna delle parole: Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà”.

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16 marzo 2018, 12:51