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VNS – IRLANDA DEL NORD Aborto. Vescovi: i nascituri sono esseri umani degni di protezione

VNS – IRLANDA DEL NORD Aborto. Vescovi: i nascituri sono esseri umani degni di protezione

(VNS) – 27lug21 – I vescovi dell’Irlanda del Nord alzano la voce contro l’aborto e in difesa della sacralità della vita: la scorsa settimana, il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis, ha ordinato al Dipartimento della Salute di Belfast di “rendere disponibili i servizi di aborto in Irlanda del Nord entro il 21 marzo 2022”. Una decisione che i presuli definiscono “molto inquietante”, perché rappresenta solo “l’ultima di una serie di scelte fatte dal governo di Westminster e che minacciano il fragile equilibrio sancito dall’Accordo del Venerdì Santo”. Il riferimento è all’intesa che, nel 1998, pose fine ai così detti “Troubles”, gli scontri in Irlanda del Nord tra coloro che volevano ricongiungersi alla Repubblica d'Irlanda e coloro che volevano rimanere in seno al Regno Unito. I presuli, dunque, deplorano “questa mossa unilaterale di Westminster su una questione che è di fondamentale importanza”.

Ribadendo che “il diritto alla vita, indipendentemente dallo stadio di sviluppo o dalle capacità di ogni persona, è il diritto che precede e sussiste a tutti gli altri diritti umani”, i vescovi nord-irlandesi rifiutano nettamente “la brutalità e l’umiliazione della dignità umana che si verifica quando il diritto alla vita viene minato in un qualsiasi modo”. Inoltre, poiché oggi c’è una migliore comprensione “della preziosità e della fragilità di ogni forma di vita sul pianeta, anche quella più microscopica”, i presuli vedono come “un fallimento” il fatto che tale comprensione non sia estesa anche alle gestanti e ai nascituri. Le prossime generazioni, probabilmente, parleranno di “cecità morale – mettono in guardia i presuli – nonché di profonda negligenza nella responsabilità di sostenere il diritto più fondamentale di tutti, ossia quello alla vita”.

Il richiamo va anche al governo di Westminster, il quale non può pensare che “fornire cure compassionevoli ad una donna incinta e al suo bambino non ancora nato sia semplicemente ed esclusivamente una questione sanitaria”, perché così facendo la politica finisce per non tenere in considerazione “l’umanità dei nascituri e il fatto che non hanno alcuna tutela legale”. In pratica, “Westminster ha imposto una legge ingiusta – incalzano ancora i vescovi nord-irlandesi – I cristiani, e tutte le persone di buona volontà, non possono restare in silenzio e non alzare la voce contro ogni tentativo di ignorare completamente il fatto che i bambini non nati sono esseri umani degni di protezione”.

Di qui, l’incoraggiamento dei presuli nord-irlandesi a tutti i cattolici, e a tutti coloro che considerano ogni vita umana “inviolabile”, a “riflettere attentamente su quanto avvenuto” ed a “chiedere ai partiti politici di spiegare la loro posizione su questi interventi e su questa questione che è fondamentale”. La dichiarazione è a firma dei Monsignori Eamon Martin, Arcivescovo di Armagh, Primate di tutta l'Irlanda e Amministratore Apostolico di Dromore; Noel Treanor, vescovo di Down e Connor; Donal McKeown, vescovo di Derry; Larry Duffy, vescovo di Clogher e Michael Router, vescovo ausiliare di Armagh.

Da ricordare che, fino al 2020, in Irlanda del Nord era in vigore il Criminal Justice Act, la legge del 1945 che permetteva l’aborto solo in caso di rischio per la vita della donna, mentre lo vietava in caso di stupro, incesto o malformazioni gravi del feto. Lo scorso anno, poi, è entrato in vigore il Northern Ireland Act 2019, normativa approvata dal Parlamento britannico per estendere anche all’Irlanda del Nord la possibilità di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza. La legge è stata varata da Londra perché Belfast, in quel momento, era priva di governo e in stallo politico. Il 31 marzo 2020, quindi, su decisione di Westminster, in Irlanda del Nord sono entranti in vigore i regolamenti attuativi sull’aborto.

Il Ministero della Salute di Belfast, tuttavia, non ha stanziato i fondi necessari ai servizi abortivi anche a causa della pandemia da Covid-19: con l’emergenza sanitaria, infatti, il Regno Unito ha introdotto la possibilità dell’aborto “telemedico” in casa, effettuato cioè con farmaci e con l’assistenza a distanza di un medico, estendendo anche il tempo limite dell’aborto farmacologico da 9 a 10 settimane. Il tutto per evitare il sovraffollamento degli ospedali durante l’emergenza sanitaria. Di qui, dunque, la decisione Segretario di Stato britannico.

Vatican News Service – IP

27 luglio 2021, 14:57