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VNS – POLONIA Agosto, mese contro alcolismo e droga. Vescovi: essere apostoli della sobrietà in famiglia e nella società

VNS – POLONIA Agosto, mese contro alcolismo e droga. Vescovi: essere apostoli della sobrietà in famiglia e nella società

(VNS) – 25lug21 – Sono quasi 20mila le persone che, in Polonia, muoiono ogni anno a causa dell’alcol. E sono circa 39 i miliardi di zloty, pari a circa 8,5 miliardi di euro, che i polacchi hanno speso, nel 2020, per l’acquisto e il consumo di alcolici. Una cifra sufficiente a comprare oltre 100mila appartamenti dal valore medio e che rappresenta, quindi, “lo spreco di un grande bene”. Questi i dati che emergono dal messaggio di Monsignor Tadeusz Bronakowski, presidente della Commissione episcopale polacca per l'Apostolato della sobrietà e dei tossicodipendenti. Le parole del presule arrivano in vista di agosto, mese che tradizionalmente la Chiesa cattolica di Varsavia dedica alla sensibilizzazione dei fedeli sui rischi e i pericoli rappresentati dal consumo di alcol e droghe.

“Nessun cibo terreno può saziare la nostra anima e aprirci al dono della vita eterna, solo l’Eucaristia può farlo – scrive Monsignor Bronakowski – Ma purtroppo notiamo con preoccupazione che, nel nostro Paese, per milioni di persone il ‘cibo’ più importante sono le sostanze tossiche o le dipendenze mortali”. Di qui, l’invito del presule a riflettere sulle cause di queste patologie e sulle drammatiche conseguenze che esse provocano all’interno della famiglia e della società: “Guardiamo alle lacrime che sgorgano dagli occhi dei bambini che vivono nella paura dei loro genitori – esorta il vescovo – Guardiamo alle lacrime delle madri e dei padri che piangono la sorte dei figli alcolizzati e ricordiamo il pianto di chi ha perso il coniuge a causa di una dipendenza”.

Non solo: il presidente della Commissione episcopale per l'Apostolato della sobrietà sottolinea che “durante la pandemia da Covid-19, in Polonia il numero di alcolisti e tossicodipendenti è aumentato, soprattutto tra i giovani”, così come è cresciuta l’ignoranza sulle conseguenze, spesso letali, che hanno tali patologie, tra cui “violenza domestica, malattie irreversibili per i bambini nati da madri alcolizzate, suicidi, incidenti stradali provocati da guidatori ubriachi”. Insomma: si tratta di “vite che vengono distrutte o danneggiate”. Per questo, insiste Monsignor Bronakowski, oggi più che mai è necessario un cambiamento radicali che punti alla “moderazione e all’astinenza”, in un’ottica di “responsabilità”, perché per molte persone si tratta di “una scelta tra la vita e la morte”.

Ma l’astinenza – è la raccomandazione del presule – va praticata non solo da chi è affetto da dipendenze, bensì anche dai suoi familiari, amici, parenti, colleghi di lavoro: solo in questo modo, infatti, offrendo una testimonianza concreta, essi potranno dare ai malati “un aiuto e un sostegno nella perseveranza”. La scienza, infatti – spiega il vescovo polacco - conferma che “i bevitori più pericolosi e dannosi si trovano dove non ci sono astemi, i quali rappresentano un esempio prezioso dell’importanza della moderazione e della possibilità di vivere bene e felicemente anche senza alcol”. “Coraggioso testimone della sobrietà”, dunque, l’astemio “è un vero amico di se stesso e degli altri”.

Ai fedeli, poi, il presule ricorda che “come discepoli di Gesù, tutti siamo chiamati ad essere apostoli della sobrietà, a testimoniare con coraggio che vivere sobri è una benedizione e ad opporci alla coazione a bere”. Ma essere apostoli della sobrietà significa anche opporsi alla pubblicità degli alcolici e “fare pressioni sui mass-media e sui politici” affinché si ripensi il sistema di vendita irresponsabile di prodotti che “distruggono la nazione”. La sobrietà è una responsabilità anche della Chiesa – continua Monsignor Bronakowski – perché “più fedeli rinunciano all'alcol per amore di Dio e delle persone, più ci saranno adulti e adolescenti sobri”.

Un ulteriore appello viene rivolto anche alle famiglie che hanno “il ruolo più importante nel processo di promozione di uno stile di vita sobrio”. “L'amore reciproco, sincero, sacrificale e affettuoso degli sposi e la loro comune, ferma sollecitudine per l'educazione dei figli e dei giovani secondo i principi del Vangelo – spiega il presule - è la migliore scuola di sobrietà”. Non solo: la famiglia ha anche “la migliore forma di terapia della dipendenza, che è l'amore sconfinato, il quale deve necessariamente essere anche duro con gli alcolisti fino a quando non intraprendono la strada del cambiamento”. Alla società, inoltre, si ricorda l’importanza di “conoscere costantemente i problemi legati all’alcol e di mostrare sempre le vie d’uscita dalle situazioni di dipendenza”, indicando le tante istituzioni e comunità che offrono un aiuto e un sostegno concreto in questo settore.

Infine, Monsignor Bronakowski ricorda le parole del Cardinale Stefan Wyszyński, Primate di Polonia, scomparso 40 anni fa e del quale è in programma la beatificazione, il prossimo 12 settembre a Varsavia. “Per lui, la questione della sobrietà era estremamente importante – spiega il presule – tanto da affermare che il superamento dell'ubriachezza e dell'alcolismo deve iniziare in famiglia, ma l'intera società, l'intera nazione, la Chiesa e lo Stato devono cooperare con tutte le loro forze” al raggiungimento di questo obiettivo, perché “una nazione ubriaca è già abbattuta, sconfitta, così come una persona ubriaca non è consapevole della sua dignità e perde la sua libertà".

Vatican News Service – IP

25 luglio 2021, 12:16