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VNS – GUATEMALA Presentato il Rapporto 2020 della Pastorale della mobilità umana

VNS – GUATEMALA Presentato il Rapporto 2020 della Pastorale della mobilità umana

(VNS) – 24lug21 – Sono 12.133 i migranti che, nel 2020, sono stati aiutati e sostenuti dalla Pastorale per la mobilità umana (Pmh) della Conferenza episcopale del Guatemala: questo il dato principale che emerge dal Rapporto 2020 presentato dall’organismo. Suddiviso in 5 capitoli, 112 pagine e 29 raccomandazioni finali, il documento si apre con la prefazione di padre Juan Luis Carbajal, segretario generale della Pmh, che scrive: sradicamento, esclusione ed emarginazione sono alle origini delle migrazioni forzate. “Un panorama precario”, aggiunge, “aggravato dalle restrizioni alla mobilità imposte dai governi del Centroamerica per alleviare gli effetti della crisi sanitaria da Covid-19”, la quale espone i migranti ad “abusi, violenze, estorsioni, minacce, intimidazioni, rapine, aggressioni e rapimenti”. “La violazione dei diritti umani delle persone in movimento è una costante lungo le rotte migratorie”, sottolinea ancora padre Carbajal.

Di fronte a tutto questo, la Pmh cerca di rispondere offrendo accoglienza, attenzione e servizi specifici, tra cui “rifugi temporanei, uffici di informazione e assistenza legale, centri di cura e protezione, cibo e sostegno psico-sociale”. In fondo, la sfida è quella di “proteggere globalmente le persone in mobilità” secondo il mandato di Papa Francesco che invita ad “accogliere, promuovere, proteggere e integrare i migranti”. Si tratta di un impegno – ribadisce padre Carbajal – che deve essere portato avanti da governi, società civile, organizzazioni internazionali e dalla Chiesa stessa, così da avviare “politiche pubbliche basate sui diritti umani”. Soprattutto in tempo di pandemia da Covid-19, prosegue la prefazione, nel quale i migranti e i rifugiati sono “vittime di stigmatizzazione e discriminazione”, bisogna rilanciare “l'ospitalità, la generosità e l’accoglienza del prossimo”, sulla base dell’insegnamento evangelico.  

Agli effetti dell’emergenza sanitaria sulle migrazioni il Rapporto dedica un capitolo a parte: in esso, si ricorda che tra il 16 marzo ed il 18 settembre, il Guatemala ha chiuso le frontiere per cercare di arginare i contagi. Ma i migranti “non si sono fermati”, perché si sono mossi lungo nuove strade. Prima della chiusura dei confini, dunque, la Pmh ha assistito oltre 7mila migranti, mentre a settembre ne è riuscita a raggiungere circa 440. “In questi casi – spiega il Rapporto – l’assistenza fornita è stata rivolta a situazioni di estrema vulnerabilità, come ad esempio le madri, i minori non accompagnati e gli anziani”, ai quali sono stati garantiti cibo, kit per l’igiene personale e medicinali. Con la riapertura dei confini, poi, la Pmh ha esteso i suoi aiuti a più di 3mila persone, cercando soprattutto di contrastare “la stigmatizzazione dei migranti come possibili portatori del coronavirus”.

Tale fenomeno ha provocato “manifestazioni di violenza in diverse comunità”, facendo sì che esse mettessero da parte “l’umanità, la fraternità e la solidarietà”, vinte dalla paura del contagio. E ancora una volta, la Pmh si è attivata, insieme ad altre istituzioni locali, per offrire assistenza umanitaria ai migranti, rifiutati e respinti a volte persino dalle loro famiglie d’origine. Al contempo, si sottolinea che la pandemia ha danneggiato anche la catena degli aiuti umanitari, riducendo il numero dei volontari disponibili e la quantità delle donazioni sia in cibo che in denaro, poiché l’emergenza sanitaria ha aggravato la precarietà economica già sussistente.

Nelle raccomandazioni finali, poi, il Rapporto 2020 della Pmh suggerisce di implementare strategie e protocolli di biosicurezza e cura per i migranti, soprattutto per quelli più vulnerabili o a rischio di violenza, come i minori non accompagnati, le donne, gli anziani. Alle autorità civili, in particolare, si richiede di “sviluppare strategie di prevenzione degli abusi sulle persone in mobilità, garantendo la tutela dei loro diritti” e di promuovere incontri di formazione e sensibilizzazione sull’argomento con i responsabili del settore. Indicazioni specifiche vengono date per “la promozione del rilevamento, trattamento e vaccinazione contro il Covid-19 tra tutte le persone migranti, così da ridurre i contagi di massa”, mentre si raccomanda di “semplificare le procedure di richiesta d’asilo o di protezione internazionale per coloro che non possono rientrare in patria perché in pericolo di vita”.

Un forte monito viene rivolto al governo del Guatemala affinché “si assuma la sua responsabilità nei confronti delle convenzioni e dei trattati ratificati nel settore, così che si possa snellire il processo di riconoscimento dei rifugiati in condizioni di vulnerabilità”. Ulteriori suggerimenti riguardano il sostegno ai Paesi d’origine, affinché si possa lavorare al reinserimento sociale e comunitario dei rimpatriati; la promozione di studi specializzati sulle popolazioni in mobilità, così da stabilire politiche pubbliche di tutela nei loro confronti; e la formazione del personale e dei volontari che operano nei Centri di accoglienza, nei quali devono essere presenti “medici, psicologi e assistenti sociali” in grado di fornire “servizi specializzati e tempestivi ai migranti che lo richiedono”.

Vatican News Service – IP

24 luglio 2021, 15:55