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VNS – STATI UNITI 9° anniversario Daca. Vescovi: serve riforma migratoria che tuteli dignità di ogni persona

VNS – STATI UNITI 9° anniversario Daca. Vescovi: serve riforma migratoria che tuteli dignità di ogni persona

(VNS) – 16giu21 – “Come Chiesa, riconosciamo la dignità intrinseca, donata da Dio, di ogni persona umana, indipendentemente dallo status di immigrazione. Pertanto, continueremo a chiedere una riforma completa dell'immigrazione che preservi l'unità della famiglia, onori il giusto processo, rispetti lo Stato di diritto, riconosca i contributi dei lavoratori nati all'estero, difenda i vulnerabili e affronti le cause profonde della migrazione, coerentemente con il bene comune”: scrive così, in una dichiarazione, Monsignor Mario E. Dorsonville, presidente del Comitato per le Migrazioni della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb). Le parole del presule arrivano nel nono anniversario del “Daca” (Deferred Action for Childhood Arrivals): voluto nel 2012 dall’amministrazione Obama, il progetto permette gli immigrati irregolari arrivati negli Usa da bambini seguendo i propri genitori (i così detti “dreamers”) di essere esentati da espulsioni e di ottenere permessi di lavoro, coadiuvando notevolmente le risorse nazionali.

“Attualmente – sottolinea Monsignor Dorsonville – negli Stati Uniti vivono ben 3,6 milioni di dreamers, di cui circa 1,8 milioni sono idonei al Daca, ed oltre 600mila sono beneficiari attivi del Daca stesso”. Ogni giorno, questi ultimi “offrono importanti contributi alle loro comunità e alla vita della nostra nazione – aggiunge il presule - Durante la pandemia da Covid-19, oltre 200mila tra loro hanno prestato servizio come lavoratori essenziali, e continuano a dimostrare la loro determinazione anche in questo periodo di ripresa post-pandemica”. Eppure, è il rammarico del presidente dei vescovi per le Migrazioni, “questi giovani hanno affrontato troppo spesso l'incertezza e il rifiuto per mano del nostro sistema di immigrazione errato”.  

Il richiamo del membro dell’Uscbb va poi al capo della Casa Bianca, Joe Biden, il quale “ha identificato la riforma dell’immigrazione come una priorità”. Ma nel frattempo, il Congresso non ha agito, nonostante “l’urgenza sia ancora viva”, perché “i dreamers  meritano sollievo”. E insieme ad essi, i vescovi Usa ricordando anche i lavoratori agricoli migranti, i lavoratori essenziali senza documenti e i titolari di Tps, ovvero dello status temporaneo protetto. Secondo la legge statunitense, il Tps è una tutela temporanea e rinnovabile dell'immigrazione che permette agli individui di rimanere e lavorare legalmente negli Usa durante un periodo in cui si ritiene che non sia sicuro, per loro, tornare nella loro nazione d'origine a causa di determinate condizioni, incluso il disastro ambientale.

A ribadire la sua posizione, ieri, 15 giugno, Monsignor Dorsonville ha presentato una testimonianza scritta per un’audizione tenuta dal Comitato giudiziario in Senato e relativo all’America Dream and Promise Act, ovvero la proposta di legge che incorporerebbe le disposizioni del programma Daca nella normativa federale. In primo luogo, dunque, il presule ha ricordato l’impegno della Chiesa cattolica in favore dei migranti e di una riforma migratoria “umana e completa”, “giusta e proporzionata”, con “un migliore accesso alla giustizia e al giusto processo per coloro che fuggono dalle persecuzioni”. “Ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio – ha detto il vescovo - e deve essere valorizzata, protetta e rispettata per la dignità intrinseca che possiede”. Di qui, il richiamo ad “affrontare le cause profonde della migrazione, proteggendo allo stesso tempo coloro che sono costretti ad emigrare e assicurando il trattamento umano dei migranti che già vivono negli Stati Uniti”, perché “il modo in cui rispondiamo ai loro bisogni è una testimonianza dell'autenticità delle nostre convinzioni, sia come cattolici che come americani”.

Al contempo, il presule ha ribadito che la Chiesa riconosce “il diritto delle nazioni sovrane di regolare l'immigrazione”. Tuttavia, ha aggiunto, “questo diritto deve sempre essere bilanciato con l'altrettanto importante diritto di migrare” e di vedere tutelata “la sacralità della vita umana”. In quest’ottica, bisogna confutare “la creazione di ‘cittadini di seconda classe’, negando agli immigrati la piena partecipazione alla società”. Un punto sul quale, ha ricordato Monsignor Dorsonville, l’Usccb si è già espressa nel 1986, quando, sotto  la presidenza di Ronald Reagan, il Congresso ha approvato la Riforma dell'immigrazione e di controllo (Irca) rendendo illecito assumere consapevolmente immigrati illegali e sanzionando le aziende che lo facevano: "È contro il bene comune ed è inaccettabile avere una doppia società - dicevano i vescovi sin da allora - una visibile con diritti e una invisibile senza diritti, un sottosuolo senza voce di persone senza documenti”.

Soffermandosi, poi, sui detentori del Tps, il presidente dei vescovi per le Migrazioni ha ribadito che essi “sono nostri vicini, nostri parrocchiani e, soprattutto, figli di Dio”; per questo, la Chiesa sostiene da tempo “la loro protezione legale e la loro piena inclusione nella vita del Paese”, perché essi “hanno sperimentato in prima persona le conseguenze dei conflitti armati, della violenza e dei disastri ambientali nelle loro terre d’origine”. Non solo: per il vescovo, tutelare i dreamers e i titolari del Tps è anche un modo per “proteggere la famiglia, elemento costitutivo della società”. “L’unità familiare – ha sottolineato – è vitale per il benessere del nostro Paese, della nostra Chiesa e delle nostre comunità” ed è per questo che “i dreamers e i titolari del Tps non dovrebbero affrontare alcuna separazione dalle famiglie che dipendono fortemente da loro”.

“I dreamers sono persone istruite, membri preziosi delle famiglie americane, della nostra forza lavoro e delle nostre comunità – ha ricordato ancora Monsignor Dorsonville – Essi contribuiscono alla nostra economia, si distinguono a livello accademico nelle nostre Università e come leader nelle nostre parrocchie”. D’altronde i dati non mentono, perché “si stima che 1,3 milioni di persone idonee al Daca abbiano pagato più di 2,2 miliardi di dollari in tasse federali nel 2017, oltre a 1,8 miliardi di dollari in tasse statali e locali”. Fornire loro “un percorso verso la cittadinanza”, ha evidenziato quindi il presule, è una soluzione “etica e di buon senso” che “farà progredire il bene comune e permetterà a questi giovani di mettere a frutto il loro potenziale, dono di Dio, e di aiutare le loro famiglie”. Lo stesso dicasi per i titolari del Tps: spesso qualificati come “lavoratori essenziali in infrastrutture critiche”, essi sono “membri della nostra Chiesa, fanno volontariato e dirigono le parrocchie locali”. Molti di loro, inoltre, “hanno famiglia negli Stati Uniti” ed è per queste ragioni che “è altrettanto importante che siano inclusi, insieme ai dreamers, in uno sforzo di legalizzazione”.

Monsignor Dorsonville ha smentito, poi, alcune false credenze sulla legalizzazione dei migranti irregolari, tra cui quella che la loro normalizzazione ne aumenterebbe, di fatto, il flusso. Un’affermazione contraddetta da “molteplici studi”, i quali mettono invece in luce che “le cause primarie della migrazione sono più direttamente associate alle condizioni nei Paesi da cui le persone emigrano” e in cui si vivono “difficili condizioni socio-economiche e di sicurezza, disastri naturali e mal governo”. Ciò che occorre, quindi, ha detto il presule, non è “relegare coloro che sono già negli Stati Uniti ai margini della società, bensì promuovere uno sviluppo umano integrale nei Paesi con flussi migratori in uscita, così da ridurre la migrazione stessa”.

Al contempo, il presidente dei vescovi per le Migrazioni ha smentito l'idea che “la sicurezza dei confini debba essere affrontata prima che qualsiasi sforzo di legalizzazione possa avvenire” perché essa “non riconosce altri fattori, come la vasta gamma di ostacoli che impediscono l'accesso all'immigrazione legale e le pratiche predatorie del crimine organizzato transnazionale”. Anzi: proprio questi fattori sono “una ragione in più per cui la riforma dell’immigrazione deve essere completa ed affrontare una vasta gamma di problemi, piuttosto che puntare in modo sproporzionato su normative deterrenti”, attuando una strategia che, tra l’altro, “si è già dimostrata controproducente”.

Infine, a nome di tutta l’Usccb, Monsignor Dorsonville ha presentato al Congresso alcune raccomandazioni: “Proteggere tutti i dreamers e i titolari di Tps ed offrire loro un percorso verso la cittadinanza”, affinché abbiano “l'opportunità di partecipare e integrarsi pienamente nella vita americana”; “tutelare i minori non accompagnati, i richiedenti asilo e le famiglie immigrate, poiché queste forme protettive aiutano a prevenire il traffico di esseri umani e gli abusi, oltre a garantire l'accesso a cure adeguate e a un giusto processo”. Non solo: eliminare questo tipo di tutele “incoraggerebbe i flussi migratori irregolari di persone desiderose di ricongiungersi con la loro famiglia, dalla quale sono stati separati”. “Incoraggiamo tutti i membri del Congresso – ha concluso il vescovo - a lavorare verso soluzioni umane e giuste per questi preziosi membri delle nostre comunità”. Dal suo canto, l’Usccb si è detta “pronta a lavorare insieme alle autorità per raggiungere questi obiettivi” ed ha ribadito il proprio impegno ad “essere solidale con i nostri fratelli e sorelle migranti”.

Vatican News Service – IP

 

16 giugno 2021, 10:31