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VNS IRAQ Cardinale Sako: riconquistare la convivenza perduta seguendo la via della fratellanza indicata da Papa Francesco

VNS IRAQ  Cardinale Sako: riconquistare la convivenza perduta seguendo la via della fratellanza indicata da Papa Francesco

(VNS), 15giu21 - Rifiutare ogni forma di fondamentalismo; educare ai valori della tolleranza in famiglia e a scuola; promuovere una sana educazione religiosa nelle moschee e nelle chiese; riformare l’ordinamento giuridico per garantire piuena cittadinanza a tutti; offrire un’informazione corretta, equilibrata e professionale. Questa la strada per riconquistare la “convivenza perduta” e l’armonia che ha sempre caratterizzato la società irachena sin dall’antichità. È quanto ribadisce il Cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, in una riflessione pubblicata ieri sul sito del Patriarcato.

Nella nota, il patriarca caldeo sottolinea come la convivenza e la promozione dei valori di moderazione, tolleranza e rispetto non debbano essere ridotti a meri "slogan", ma siano il frutto di un processo educativo e istituzionale , ricordando che in Iraq, culla delle antiche civiltà mesopotamiche, arabi, curdi, turkmeni, musulmani, cristiani, sabei e yazidi e altre minoranze hanno convissuto in passato pacificamente “perché sentivano di appartenere a un'unica terra e avevano legami di parentela, lingua e fede nonostante la differenza di religione”.  “Oggi – osserva – gli iracheni rimpiangono quei tempi, perché sentono che la mentalità delle quote, l’esclusione religiosa, settaria ed etnica e il caos politico hanno distrutto la loro società e messo a repentaglio il futuro del loro Paese e vorrebbero riconquistare questa convivenza perduta".

Per farlo il Cardinale Sako invita ad “approfittare” del felice esito della visita di Papa Francesco in Iraq, lo scorso mese di marzo. I suoi discorsi sull’unità dei fratelli nella diversità – afferma –, gli appelli alla pace e a non uccidere in nome della religione, che si aggiungono al Documento sulla Fratellanza Umana siglato 4 febbraio 2019 Abu Dhabi con lo Sceicco di Al-Azhar Ahmed Al-Tayeb, ma anche le parole del Grande Ayatollah Ali al-Sistani durante lo storico incontro del 6 marzo sono la base da cui partire per ricostruire questa convivenza in armonia nella società irachena.

Perché questa sia possibile occorre innanzitutto rinunciare al fondamentalismo in tutte le sue forme che – sottolinea la nota - non è un ritorno alle origini, ma è diventata un’ideologia “fanatica ed estremista”. “Il fondamentalismo usa la religione come copertura di interessi politici e finanziari, rifiuta il pluralismo e incita ad eliminare l'altro ed è “estraneo alla natura degli iracheni e della loro civiltà, caratterizzata dal pluralismo e dalla rispettosa accettazione dell'altro”. Ecco perché va combattuto attraverso un messaggio religioso di segno opposto. Fondamentale in questo senso – evidenzia Sako - è il ruolo della famiglia e della scuola nell’educare i giovani alla tolleranza, al rispetto della fede altrui e ai valori libertà, giustizia e uguaglianza enunciati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

Non meno importante il ruolo dei mezzi di comunicazione chiamati ad offrire un’informazione equilibrata, corretta e professionale. Il porporato sottolinea poi l’importanza centrale di una “una sana educazione spirituale nelle moschee e nelle chiese”: i leader religiosi devono evidenziare la ricchezza della diversità religiosa, sociale e culturale della società irachena. “Ci sono – osserva - versetti della Bibbia e del Corano che supportano questa visione di convivenza, tolleranza, amore e solidarietà”.

Alla luce del carattere multi-etnico e multi-religioso della società irachena, il patriarca caldeo torna infine a chiedere una riforma della legislazione del Paese, con riferimento in particolare allo status personale e alla libertà di credo, perché garantiscano la piena ed effettiva cittadinanza a tutti gli iracheni quale che sia la loro appartenenza religiosa, etnica e culturale. Da ricordare, infatti, che la nuova Costituzione del 2005, garantisce formalmente il rispetto della libertà di fede, ma l’Islam continua ad essere una religione privilegiata ai danni delle minoranze, di fatto discriminate, anche nell’accesso alle cariche pubbliche.

Vatican News Sevice - LZ

15 giugno 2021, 10:41