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VNS – TERRA SANTA Dal Patriarcato latino di Gerusalemme l’invito a pregare perché cessino le ostilità fra israeliani e palestinesi

VNS – TERRA SANTA Dal Patriarcato latino di Gerusalemme l’invito a pregare perché cessino le ostilità fra israeliani e palestinesi

 

VNS – 14mag21 – “Serve un miracolo” scrive l’amministratore delegato del Patriarcato latino di Gerusalemme Sami El-Yousef nelle sue “Riflessioni e aggiornamenti dalla Terra Santa”, pubblicate sul portale del Patriarcato, a proposito di quanto sta accadendo in Israele e nei Territori Palestinesi. “Si può solo sperare e pregare che un po’ di calma venga ripristinata presto per fermare la sofferenza, la perdita inutile di vite e la distruzione di beni - considera El-Yousef -. Ancora più importante, è necessaria la calma per placare gli animi e intraprendere una strada diversa in cui tutti i figli di Dio possono essere trattati allo stesso modo e con dignità”. L’amministratore delegato del Patriarcato latino di Gerusalemme esorta alla preghiera perché le ostilità cessino immediatamente e precisa che “questa volta c’è un disperato bisogno di affrontare le cause profonde di questo conflitto senza fine in modo che la giustizia e la pace prevalgano”. El-Yousef aggiunge che “se i miliardi già sprecati in guerra e distruzione fossero stati investiti nello sviluppo, nell’istruzione, nella sanità, nella creazione di posti di lavoro e nelle infrastrutture, Gaza e la Terra Santa sarebbero ora in una situazione migliore”. Il Patriarcato latino in questi giorni ha ricevuto messaggi da tutto il mondo che esprimono preoccupazione sulla situazione a Gerusalemme e a Gaza. “La città della pace che occupa un posto speciale nei cuori e nelle preghiere di miliardi di persone delle tre religioni monoteiste è oggi una città spezzata e molto divisa” osserva Sami El-Yousef, ricordando che quella iniziata come una battaglia legale per lo sfratto di alcune case nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est “ha aperto ferite vecchie di decenni” riguardo al diritto degli ebrei di rivendicare le proprietà che possedevano prima del 1948 a Gerusalemme est e al diritto dei palestinesi che hanno perso proprietà a Gerusalemme ovest. A tutto ciò si deve aggiungere, all’inizio del Ramadan, l’inadeguata gestione della polizia, a Gerusalemme, dell’accesso alla Moschea di Al-Aqsa e alla Damascus Gate Plaza per l’Iftar (il pasto dopo il tramonto) e i posti di blocco sull’autostrada principale Tel Aviv - Gerusalemme per vietare ai fedeli musulmani di raggiungere Gerusalemme e limitarne l’accesso a meno di centomila persone, mentre nessuna restrizione è stata disposta poche settimane fa durante la Pasqua ebraica. Le tensioni sono cresciute anche per il “Jerusalem Day”, celebrato come il giorno della riunificazione di Gerusalemme nel 1967, dagli ebrei di destra con una marcia che attraversa il quartiere musulmano. Gerusalemme oggi è teatro di violenti scontri, mentre lanci di missili e bombardamenti da parte di israeliani e palestinesi stanno provocando morte e distruzione.

 

C’è poi la questione Gaza, dove circa 600mila persone vivono sotto la soglia di povertà, la disoccupazione è vicina al 50%, l’energia elettrica viene erogata non più di 8 ore al giorno e non ci sono infrastrutture idriche e fognarie. È da qui che sono partiti i razzi di Hamas, mentre, per tutta risposta, Israele ha cominciato a bombardare sedi militari, edifici governativi, edifici residenziali, fabbriche, aziende e banche. Hamas, per questo, ha iniziato a colpire pure Tel-Aviv, Lod, Petah Tikva, Rishon Letzion. “È stato riferito che milioni di israeliani sono stati inviati a recarsi nei rifugi - racconta l’amministratore delegato del Patriarcato latino di Gerusalemme -. C’è una chiara competizione, da entrambe le parti, su chi può infliggere più danni (…) al di là delle sofferenze per i cittadini comuni”. Il Convento delle Suore del Rosario e l’asilo hanno subito danni a causa dei ripetuti bombardamenti, riferisce Sami El-Yousef, “le suore non dormono da tre giorni e si sono rifiutate di lasciare i loro locali per proteggere la scuola. Sono stanche, traumatizzate e determinate ad accettare qualsiasi destino le attenda”. Sono stati poi danneggiati alcuni appartenenti alla comunità cristiana e il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, insieme a padre Yousef Saad, è in costante contatto con tutti i suoi parrocchiani per valutare i danni, adoperarsi per anziani e malati, continuare a svolgere il suo ministero pastorale e confortare i fedeli. “Questi sono gli eroi di Gaza che abbiamo l'obbligo di sostenere e di offrire ogni aiuto possibile non appena la situazione si stabilizzerà” afferma El-Yousef. E infine ci sono da tenere in considerazione le violente proteste ad Haifa, Lod, Ramleh, Jaffa, Acre, prosegue l’amministratore delegato del Patriarcato latino di Gerusalemme. Gli eventi di Gerusalemme e Gaza hanno messo alla prova le comunità miste, il già fragile tessuto sociale si sta frantumando e manifestazioni di odio e slogan razziali stanno diventando la norma. “Purtroppo, ancora una volta - sottolinea Sami El-Yousef - la polizia sta mostrando doppi standard, con una mano pesante rivolta agli arabi e un occhio relativamente cieco verso gli estremisti ebrei”.

Vatican News Service – TC

 

14 maggio 2021, 12:02