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VNS – NIGERIA Lettera aperta dei vescovi al governo: affrontare l’insicurezza endemica nel Paese

VNS – NIGERIA Lettera aperta dei vescovi al governo: affrontare l’insicurezza endemica nel Paese

(VNS) – 12mag21 – È un appello forte e chiaro quello lanciato, nei giorni scorsi, dalla Conferenza episcopale della Nigeria (Cbcn) al governo nazionale affinché affronti urgentemente l’insicurezza endemica che si vive nel Paese. Dal 2009, infatti, la nazione africana vive nella paura, provocata dagli attacchi degli estremisti islamici Boko Haram e dalle violenze per il controllo delle risorse idriche e agricole. In particolare, nella zona centrale del Paese, infuriano bande di pastori nomadi di etnia fulani, per lo più musulmani, che spesso attaccano persone e proprietà, scontrandosi con gli agricoltori stanziali, in maggioranza cristiani. In una lettera aperta al governo, guidato dall’All Progressives Congress (Apc), il partito del Capo dello Stato, Muhammadu Buhari, Monsignor Augustine Akubeze, Arcivescovo di Benin City e presidente della Cbcn, sottolinea dunque “il fallimento dell’esecutivo riguardo all’obbligo costituzionale di proteggere la vita e la proprietà dei nigeriani; di lavorare per il benessere di tutti; di difendere la libertà religiosa e di tutelare la popolazione da ogni tipo di discriminazione”.

Ogni nigeriano, in quanto interessato alla gestione del Paese, “ha il diritto di esprimersi, senza incitare alla violenza, quando percepisce che il governo eletto sta fallendo”, continuano i vescovi, ribadendo che i cittadini “sono stanchi di sentire notizie di banditi che rapiscono giovani nelle Università per poi giustiziarli o tenerli in ostaggio a scopo di ricatto”. “Un Paese in cui né i giovani né i contadini sono più al sicuro – prosegue la lettera aperta – non ha un futuro a cui guardare”. La Cbcn respinge, poi, con fermezza le accuse della presidenza dello Stato che vede in alcuni leader religiosi dei “destabilizzatori della nazione” che “stanno tramando” contro il Paese.

“Mentre rifiutiamo qualsiasi appello alla presa di potere militare – scrivono i presuli – diciamo al governo che non c’è bisogno di spendere tempo ed energie cercando di ricattare chi critica il vostro operato. Noi parliamo perché non vogliamo che la Nigeria crolli. Non parliamo per far cadere il governo dell’Apc, bensì per non far fallire il Paese”. “La Nigeria – incalzano i vescovi – non è di proprietà dell’Apc, ma dei nigeriani, a prescindere dal loro schieramento politico”. L’esecutivo, quindi deve “imparare ad ascoltare ogni cittadino” e ad operare con “trasparenza” per “rilanciare l’economia, industrializzare la nazione, affrontare la corruzione e ridurre nettamente l'alto livello di insicurezza e disoccupazione”.

In quest’ottica, la Chiesa cattolica nazionale invoca “un vertice sulla sicurezza”, un incontro da tenersi “in qualsiasi modo, purché porti all’unità, alla pace, alla giustizia, al progresso e alla protezione dei nigeriani”, al cui benessere va data la priorità. “Vogliamo che il governo federale convochi una riunione di tutte le parti interessate per avere una discussione sincera sulla via da seguire – sottolineano i vescovi – Tale incontro dovrà cercare come attuare la tanto discussa ristrutturazione nazionale, nonché la devoluzione del potere fino al livello dei governi locali”.

Rivolgendosi poi direttamente al Capo dello Stato, Buhari, i vescovi lo esortano ad esporsi in prima persona per spiegare chiaramente le condizioni in cui versa il Paese, a rivolgersi direttamente alla popolazione ed a concedere interviste ai mass-media che sono “i ‘cani da guardia’ della democrazia”, senza farsi scudo dei portavoce istituzionali. “I nigeriani vogliono sentire direttamente il loro presidente e sentire parole che siano accompagnate da azioni”, si legge nella nota episcopale.

Un ulteriore appello viene rivolto a tutti i leader religiosi affinché “restino uniti nella lotta in favore della popolazione”, mettendo decisamente in guardia il governo sul fatto che “se continua ad ignorare le critiche costruttive di ogni settore della società, il Paese crollerà e diventerà ingovernabile”. Anzi, questa fine non è poi così lontana: la Cbcn cita, a mo’ di esempio, le stazioni di polizia e le caserme attaccate e date alle fiamme; i campi-profughi devastati; i terreni agricoli invasi; la disoccupazione giovanile in crescita; l’imprenditoria privata in stallo; il clientelismo delle istituzioni. “L’allarme di una nazione al collasso potrebbe risuonare più forte di tutto questo?” è la domanda retorica che pongono i presuli.

Infine, pregando Dio di concedere al governo federale “la saggezza e il coraggio di portare pace e giustizia” nel Paese, i vescovi concludono la loro lettera aperta ricordando che è loro dovere fare in modo che la Nigeria cresca e si sviluppi, uscendo definitivamente dalla crisi attuale.

Vatican News Service – IP

 

12 maggio 2021, 11:26