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Un momento della celebrazione a San Paolo Fuori le Mura Un momento della celebrazione a San Paolo Fuori le Mura 

Koch: l'ecumenismo, "monastero invisibile" dove i cristiani pregano per l'unità

Nel saluto rivolto al Papa dal cardinale presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, al termine dei Vespri a San Paolo fuori le Mura, il porporato ribadisce che solo una teologia "capace di inginocchiarsi davanti al mistero” avvicinerà alla piena comunione

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

“La pandemia ci colpisce tutti e ci unisce in una comunione di preghiera ancora più profonda, risvegliando in noi la nostalgia di una luce capace di rischiarare le tenebre”, ha detto il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, al termine dei Secondi Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo, a chiusura della 55.ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il porporato ha voluto ringraziare il Papa per aver presieduto la celebrazione, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, nonostante le difficili condizioni causate dall’emergenza sanitaria. Poi, ricordando il tema della Settimana di preghiera “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”, scelto dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, ha rivolto un pensiero alla regione asiatica “che sta attraversando anche oggi un tempo di grande oscurità”.

Progredire nell'unità volgendosi insieme verso Cristo

Quindi il cardinale Koch ha osservato che come i Magi “si sono messi in viaggio e hanno seguito la stella che annuncia la nascita del Signore”, allo stesso modo i cristiani possono progredire sulla via dell’unità se non seguono le loro stelle personali, ma se ci rivolgiamo insieme verso la luce di Cristo, e ancora che “solo una teologia capace di inginocchiarsi davanti al mistero” avvicinerà all’unità. “Noi cristiani ritroveremo l’unità solo se ci convertiremo insieme a Gesù Cristo, se ci lasceremo da lui illuminare e condurre all’interno della sua stessa preghiera per l’unità dei suoi discepoli” ha aggiunto il porporato, sottolineando che il movimento ecumenico “è come un monastero invisibile dove i cristiani di diverse Chiese in tanti paesi e continenti pregano insieme per l’unità della Chiesa”.

Il titolo di Doctor unitatis a Ireneo di Lione un segno per l'ecumenismo

Infine presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ha ringraziato ancora il Papa “per il suo costante incoraggiamento a percorrere il cammino dell’unità e della riconciliazione” e in modo particolare, “per aver proclamato Sant’Ireneo di Lione Dottore della Chiesa con il titolo ‘Doctor unitatis’”. Per il porporato si tratta di “un segno promettente anche per l’ecumenismo”.

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25 gennaio 2022, 18:25