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Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin

Parolin in Svizzera, nel segno di Maria

Il cardinale Segretario di Stato vaticano è nel Paese fino all'8 novembre per le celebrazioni del centenario delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Confederazione Svizzera. Questa mattina ha celebrato la Messa con la comunità benedettina nel santuario mariano di Einsiedeln

Mario Galgano – Einsiedeln

Cento anni fa veniva aperta la nunziatura a Berna. Il cardinale Pietro Parolin ha accettato l'invito del consigliere federale Ignazio Cassis - che è anche vicepresidente della Svizzera e ministro degli esteri svizzero - a partecipare alla celebrazione di questo anniversario diplomatico della pace in Svizzera. Insieme, prenderanno parte lunedì alla conferenza di due giorni all'Università di Friburgo, nella Svizzera occidentale, sulla rivalutazione storica delle relazioni diplomatiche. 

Dal 1586 fino al 1873, l'inizio del Kulturkampf, c'era già stato un inviato papale in Svizzera, anche se a Lucerna e ufficialmente solo come "interlocutore" con i cantoni cattolici. Poi, esattamente 100 anni fa, furono gettate le basi per le relazioni ufficiali tra la Svizzera e la Sede Apostolica.

L'abate del monastero benedettino di Einsiedeln Urban Federer - che accoglie il Segretario di Stato Parolin nella prima tappa della sua visita in Svizzera - ha sottolineato: "Einsiedeln ci racconta di tante generazioni di monaci e credenti che hanno trovato rifugio e nuova forza nella Madre di Gesù". Il monastero si trova nel cuore del Paese ed è famoso per la sua "Madonna Nera". Giovanni Paolo II era lì il 16 giugno 1984. Il cardinale ha riferito di essere contento di poter iniziare questo viaggio proprio in un santuario mariano.

Il cardinale Parolin visita anche un altro importante luogo di pellegrinaggio in Svizzera: il cosiddetto Flüeli-Ranft, dove 550 anni fa operava il santo patrono svizzero Nicola da Flüe. Questo mistico ed eremita, che lasciò moglie e figli, era considerato un importante interlocutore per questioni geopolitico-diplomatiche già allora. Il suo atteggiamento è apprezzato ancora oggi come modello per gli operatori di pace e la fede profonda nella Chiesa.

L’interruzione delle relazioni diplomatiche tra la Svizzera e il Vaticano, nell’Ottocento, a causa del Kulturkampf, è una pagina poco nota della storia svizzera. Poco studiata ma meritevole di attenzione è anche la ripresa di questi rapporti, nel 1920, su decisione del Consiglio federale e l’intervento di alcuni cardinali. Fu, tra l’altro, anche grazie all'Università di Friburgo e soprattutto per la collaborazione umanitaria durante la Grande guerra, su suggerimento del cardinale di Parigi, Léon Amette, che la Santa Sede riprese da parte sua i contatti con la Svizzera. L’intento era di ospitare in Svizzera feriti e malati. Fu, infine, grazie al consigliere federale Giuseppe Motta – allora presidente della Confederazione – che la nuova Nunziatura aprì i battenti a Berna. Da parte svizzera, bisognerà invece attendere il 1991 – a seguito delle discussioni tra la Santa Sede e il vescovo Haas sulla situazione nella diocesi di Coira – affinché il Consiglio federale decida di porre fine all’unilateralismo nelle relazioni diplomatiche, nominando a sua volta un ambasciatore in missione speciale presso la Santa Sede. Fino a quella data gli unici rappresentati elvetici a Roma erano di fatto le Guardie svizzere.

Oggi, a distanza di cento anni dalla ripresa di questi rapporti, sono in corso colloqui che puntano a sviluppare ulteriormente la cooperazione esistente tra i due Paesi. Presso l’Università di Friburgo, lunedì pomeriggio verrà presentato il libro trilingue dello storico ticinese Lorenzo Planzi "Il Papa e il Consiglio federale: dalla rottura del 1873 alla riapertura della nunziatura a Berna nel 1920", pubblicato a Locarno nel 2020. Martedì seguirà invece il convegno di studi "La Svizzera e la Santa Sede: una storia densa, dal Medioevo al comune impegno per la pace”. Cinque le aree tematiche che verranno affrontate da esperti e ricercatori: “Dal Medioevo alla riforma”, “La nunziatura di Lucerna”, “Sociologia e teologia della coesistenza confessionale in Svizzera”, “Un secolo di relazioni tra Svizzera e Santa Sede” e, nella tavola rotonda conclusiva, con la partecipazione del nunzio apostolico a Berna mons. Martin Krebs e l’ambasciatore Denis Knobel, “Diplomazia e sfide attuali”.

La prima sessione guarderà, nello specifico, alla diplomazia apostolica a nord di Chiasso prima del Kultukampf. Fu, infatti, grazie all’intervento del cardinale meneghino Carlo Borromeo che alla fine del XVI secolo si insediò un Nunzio in Svizzera. Dal 1586 fino alla fine del XIX secolo il rappresentante del Papa abitava a Lucerna, considerata da Roma unica città svizzera degna di poter accogliere il suo rappresentante.

In conclusione, invece, si guarderà al futuro: è infatti di questi giorni la notizia che il Dipartimento federale degli affari esteri sta valutando la possibilità di inviare un ambasciatore svizzero residente stabilmente presso la Santa Sede. Le commissioni parlamentari a Berna hanno già dato il loro consenso e manca solo il consenso definitivo da parte del parlamento elvetico.

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07 novembre 2021, 15:27