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Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano (foto d'archivio) Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano (foto d'archivio)

Parolin: il cristianesimo a rischio strumentalizzazione per scopi politici

Il segretario di Stato, presente alla riunione a Roma del Partito Popolare Europeo, si è intrattenuto a margine con i giornalisti: “Del cristianesimo fa parte la difesa della vita, ma anche l’attenzione ai migranti”, ha detto, ribadendo che dopo il trattato Aukus “la Santa Sede è preoccupata per il riarmo” e che per un viaggio del Papa in Russia "attualmente non ci sono le condizioni”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

“Nel cristianesimo non si sceglie quello che più piace o quello che più fa comodo, nel cristianesimo si deve accettare tutto…”; non è come “andare al supermercato e prendere questo e quest’altro”. Il rischio è di strumentalizzare e manipolare la religione “per scopi politici”. Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, è intervenuto questa mattina alla riunione a Roma del Partito Popolare Europeo (PPE), inaugurata ieri pomeriggio al The Westin Excelsior. A margine della sessione di questa mattina, che ha visto la presenza di esponenti della Santa Sede e della Chiesa europea, il porporato si è soffermato a colloquio con i giornalisti presenti.

In ascolto della Chiesa

A loro ha spiegato il motivo della sua presenza, come pure di quella del cardinale Jean Claude Hollerich, presidente della Comece, e del cardinale Peter Turkson, presidente del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, all’evento del PPE: “Oggi la giornata è dedicata all’ascolto della Chiesa. La presenza di esponenti della Santa Sede e della Comece si colloca in questa prospettiva: il fatto che vogliono ascoltare cosa la Chiesa propone e cosa chiede loro. Questa è una ragione contingente di agenda”, ha sottolineato il segretario di Stato. “Poi – ha aggiunto – credo perché, pur non identificandosi con il cristianesimo in totale, da parte del PPE c’è una attenzione particolare nei confronti del cristianesimo. Molti esponenti si richiamano esplicitamente ai principi cristiani”.

Il cristianesimo non è un supermercato 

Ma anche tra i membri dei partiti populisti di destra c’è chi si richiama ai principi cristiani, hanno obiettato alcuni cronisti. Il cardinale Parolin ha replicato affermando che "è importante fare una scelta globale: nel cristianesimo non si sceglie quello che più piace o quello che più fa comodo, nel cristianesimo si deve accettare tutto. E quindi fa parte del cristianesimo sia la difesa della vita – in tutte le sue fasi dall’inizio della concezione naturale fino alla morte naturale – ma fa parte anche l’amore del prossimo che si manifesta come attenzione nei confronti del fenomeno delle migrazioni, secondo quei quattro verbi che il Papa ci ha sempre indicato: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. “A livello di principio, per me la cosa è chiarissima”, ha ribadito Parolin, “il cristianesimo è tutto questo, non si può andare al supermercato e prendere questo, quest’altro, quest’altro ancora… Poi c’è sempre il rischio di strumentalizzazione o di una manipolazione del cristianesimo, come di altre religioni, per scopi politici”.

Un'Europa fondata su persona, comunità, sussidiarietà e solidarietà

Il segretario di Stato ha poi ampliato lo sguardo all’Europa, illustrando la visione che la Santa Sede e della cristianità in generale nutrono nei confronti del Vecchio Continente. “Un’Europa fondata sui quattro valori fondamentali, sui quattro pilastri che sono sempre propugnati anche dai padri fondatori”, ovvero “la centralità della persona, una persona in tutte le sue dimensioni, compresa la dimensione trascendente, quindi l’apertura nei confronti di Dio. La comunità, la persona inserita in una serie di legami. Poi la sussidiarietà e la solidarietà. Sono questi i punti cardini della visione della Santa Sede nei confronti dell’Europa”, ha rimarcato il cardinale Parolin.

Aukus, preoccupazione per il riarmo

Interpellato sui temi di attualità internazionale, il segretario di Stato ha espresso invece la preoccupazione per i possibili sviluppi nell’area indo-pacifica dopo il trattato Aukus. Si tratta dell’alleanza che prevede la fornitura da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna di tecnologie all’Australia, perché possa dotarsi di una flotta di sottomarini a propulsione nucleare. “La Santa Sede è contraria al riarmo”, ha affermato il porporato, “tutti gli sforzi che si sono fatti e si stanno facendo sono nel senso dell’eliminazione delle armi nucleari, perché non sono la maniera per mantenere la pace e la sicurezza nel mondo, ma creano ancora più pericoli per la pace e ancora più conflittualità. All’interno di questa visione non si può non essere preoccupati”.  

Un viaggio in Russia del Papa, nessuna condizione ora

Sulla possibilità di un viaggio di Papa Francesco in Russia, il segretario di Stato replica: “È una domanda alla quale non so dare una risposta. Penso che il Papa sia interessato ad andare in Russia come in tutti gli altri Paesi, ma mi pare che attualmente non ci siano le condizioni per un viaggio. Il desiderio deve anche concretizzarsi con alcune situazioni precise. Vedo che ora non se ne parla”. Parolin ha anche spiegato di non avere informazioni circa un possibile incontro tra il Papa e il patriarca di Mosca, Kirill, che seguirebbe quello del 2016 nell’aeroporto dell’Avana prima del viaggio del Pontefice a Cuba. “Non ho elementi per dire né si né no, ogni incontro è positivo, questo è il grande principio. Se questo incontro si concretizzerà prossimamente non sono in grado di dirlo”.

Il commento alle parole del Papa con i gesuiti slovacchi 

Infine al segretario di Stato una richiesta di commento sulle parole del Papa, diffuse ieri da La Civiltà Cattolica, riguardanti l’incontro privato con i gesuiti della Slovacchia. Alla domanda “come sta?” di un confratello, Francesco aveva risposto: “Sono ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto”. E, in riferimento alla operazione al colon subita nel luglio scorso al Gemelli, si diceva consapevole del fatto che ci siano stati “persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il Conclave”. A riguardo, Parolin ha commentato: “Probabilmente il Papa ha informazioni che io non ho, perché sinceramente non avevo avvertito che ci fosse questo clima”. “Penso, però senza avere molti elementi in mano – ha aggiunto – che si tratta di una cosa di pochi, di qualcuno che magari si è messo in testa queste cose. Sinceramente non ho elementi per dirlo. Il Papa probabilmente fa queste affermazioni perché ha conoscenze e dati che a me non sono pervenuti. Quello che vorrei dire è che non mi sembra che ci sia un clima di questo genere”.

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22 settembre 2021, 13:00