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Ambrogio Sparagna e i suoi artisti durante lo spettacolo al Policlinico Gemelli Ambrogio Sparagna e i suoi artisti durante lo spettacolo al Policlinico Gemelli 

“L’Eco der Core” che ha colpito Francesco

Sulle colonne de L’Osservatore Romano Ambrogio Sparagna racconta del progetto di solidarietà in musica col quale martedì scorso ha animato il pomeriggio dei piccoli pazienti di Oncologia pediatrica del Gemelli, poco prima che il Papa passasse a salutarli e anzi attirando la sua attenzione

di Ambrogio Sparagna

Dopo gli spettacoli all’Opera don Guanella e alla Casa della Caritas di Roma a Villa Glori, L’Eco der Core — la rassegna tra musiche ed esperienze di vita nei luoghi della solidarietà e dell’accoglienza, realizzata dalla Fondazione musica per Roma in collaborazione per la Caritas diocesana — ci porta al reparto di Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli.

Siamo molto emozionati. Non è la prima volta che entriamo in quell’ospedale per uno spettacolo, ma questa volta l’emozione è più forte. Insieme a Maurizio Stammati ed Erasmo Treglia abbiamo preparato uno spettacolo animato da canti e azioni teatrali con una piccola baracca per i burattini.
 

Arrivati al reparto il personale ci accoglie con grande entusiasmo e in pochi minuti riusciamo ad allestire il nostro piccolo spazio teatrale situato nell’atrio che divide la sezione pediatrica con quella dove è ricoverato il Santo Padre. I bambini accompagnati dai genitori sono già usciti dalle loro stanze e posizionati lungo il corridoio aspettano con ansia che lo spettacolo inizi. Vedo i loro occhi, scorgo il loro sguardo e ho subito un colpo al cuore, ma non posso fermarmi a pensare. Mai come in questi casi lo spettacolo deve iniziare. Faccio un lungo respiro e attacco a suonare.

Appena compare il burattino di Pulcinella dalla baracca i bambini iniziano a ridere calorosamente. In pochi minuti fra una canzone, una piccola pantomima e una danza lo spettacolo si trasforma in una dolce carezza sonora che arriva a tutti i partecipanti. Erasmo ad ogni brano tira fuori strumenti diversi: un violino a tromba, una ciaramella e perfino una grande conchiglia fra lo stupore dei presenti, mentre Maurizio, animando i tanti burattini, suscita continue risate fra il pubblico dei più piccoli. Per un attimo, quasi per incanto, mi sembra di essere in scena in una delle sale dell’Auditorium Parco della Musica. E mentre canto una ninna nanna, d’un tratto mi si avvicina la caposala chiedendomi di cantare anche qualche canzone argentina perché il Santo Padre dall’altra parte del corridoio è in ascolto del nostro spettacolo.
 

Provo a pensare velocemente a qualche brano da poter inserire nella scaletta ma ho un totale vuoto di memoria. Fra tanta musica che mi passa in mente non c’è nessun brano argentino, tanto che alla fine attacco una pizzica vertiginosa per la gioia di un infermiere salentino che incomincia a ballare riscuotendo gli applausi fragorosi dei bambini e di tutti i presenti.

Il tempo scorre. Siamo arrivati alla fine ma i bambini con i genitori vogliono un bis. Mi fermo un attimo, guardo tutti i miei compagni di scena e felici riprendiamo a cantare. Con i miei occhi osservo gli sguardi di tutti quei bambini. Mi sembrano contenti. Mi piace pensare che la nostra musica li ha aiutati a passare un po’ di tempo con allegria e dolcezza. Chiedo conferma al Primario del reparto che contento mi invita a ritornare al più presto: la nostra musica ha fatto tanto bene al cuore di quei bambini e dei familiari. Sono felice.

Mentre scendo dall’ascensore mi vengono in mente una serie di canti e tanghi argentini suonati per anni in tanti spettacoli. Mi viene un po’ di rabbia con me stesso. Avevo l’occasione di far sentire dei canti popolari con l’organetto al Santo Padre e non sono stato capace di ricordarmi nemmeno una nota.  Mentre sono ancora dispiaciuto della mia dimenticanza mi arriva un messaggio del responsabile dell’Ufficio stampa del Gemelli che mi conferma che il Papa, dopo aver ascoltato lo spettacolo nella sua stanza, è andato a trovare i bambini del reparto oncologico e ha dato anche lui una carezza a quei piccoli volti segnati dalla sofferenza. Mi piace pensare che su quella carezza si sia riverberato anche un po’ del nostro “eco der core”.

Ritorno in Auditorium contento e pieno di entusiasmo perché nei prossimi giorni il nostro viaggio nei luoghi della solidarietà e dell’accoglienza di Roma ha ancora tante tappe da affrontare.

15 luglio 2021, 15:20