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Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura 

Al cardinale Ravasi l'ordine di Gran Croce, la più alta onorificenza italiana

Il riconoscimento presso l'ambasciata italiana della Santa Sede in occasione dell'evento del Cortile dei Gentili: "Democrazia. Valori e sfide" per essere "un punto di riferimento culturale imprescindibile" e un "prezioso anello di congiunzione" tra società civile e mondo ecclesiastico

Michele Raviart - Città del Vaticano

“Una della figure più prestigiose nel panorama culturale italiano internazionale”, “un punto di riferimento culturale imprescindibile e di assoluta eccellenza” e “un prezioso anello di congiunzione tra la società civile italiana e gli ambiti Pontifici ed ecclesiastici” che ha permesso “di favorire il dialogo e promuovere lo studio e il progresso delle scienze umane”. Con queste motivazioni pronunciate dall'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani, questa mattina il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, è stato insignito a Palazzo Borromeo dell’onorificenza di Gran Croce dell’Ordine della Stella d’Italia, la più prestigiosa della Repubblica.

Il suggello di un percorso culturale

Il cardinale Ravasi ha ringraziato ed espresso “vera emozione” per il riconoscimento, considerato come “un suggello conclusivo” alla sua esistenza e al suo percorso. “Sono arrivato nel crepuscolo delle mie attività e delle mie funzioni”, ha detto, “e vedo come un suggello due elementi del mio essere italiano”. Da una parte la laurea honoris causa in Filologia classica all’università di Bologna, dall’altra “questa onorificenza che mi viene data e che considero la conclusione simbolica della mia cittadinanza italiana, che continuerà in altre forme”.


Il Cortile dei Gentili, iniziativa per il bene comune

L’occasione, nel giorno in cui si celebra l’anniversario della fondazione del Pontificio consiglio della Cultura, istituito il 20 maggio 1982 da Papa Giovanni Paolo II per “favorire le relazioni tra la Santa Sede ed il mondo della cultura”, è stato l’evento del Cortile dei Gentili di oggi dal titolo: “Democrazia. valori e sfide future”. Quella del Cortile, è un’iniziativa nata nel 2011 per favorire il dialogo tra credenti e non credenti, definita dal ministro della Giustizia italiano Marta Cartabia “decisiva per la tenuta della coesione sociale italiana” e “emblematica di quella che deve essere la ricerca del bene comune nel contesto attuale”.

Le sfide alla democrazia

In un momento in cui la salute della democrazia non si basa su una cultura condivisa, ha ricordato Cartabia, bisogna cercare dei punti di convergenza. La democrazia compiuta, ha sottolineato infatti il cardinale Ravasi nel suo intervento, riguarda solo un numero ristretto di Paesi del mondo e per questo è importante interrogarsi su quelli che sono i valori comuni e sulla loro evoluzione nel tempo. Le crisi recenti, da quella sanitaria attuale a quella economica con le sue conseguenze sul mondo del lavoro, dall’avvento della cultura digitale con i suoi limiti e le sue potenzialità, ai fenomeni migratori e il multiculturalismo, tutto fa capire come la democrazia non sia solo una questione politica o istituzionale.

Amato: comporre la verità nell'arena politica

“La democrazia è in sé è uno dei grandi sogni dell’umanità”, ha affermato il vicepresidente della Corte Costituzionale ed ex presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato, in cui tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri”, e in cui milioni di persone hanno la “stessa possibilità di avere voce nelle questioni”. “Ciascuno ha una verità, ma una verità parziale”, spiega, che nell’arena politica devono comporsi. Ora però “siamo lontanissimi da un clima del genere”. “Io sono il popolo e gli altri hanno torto e vanno sconfitti”, sembra essere per Amato la situazione attuale, da cui scaturisce una domanda che va oltre la politica e l’ingegneria costituzionale: ”Come si fa a condividere e comporre invece che lacerare e imporre?”

I rischi per i cittadini

Uno dei rischi, infatti, lo ha sottolineato lo stesso cardinale Ravasi citando il dialogo Gorgia di Platone. Così come il navigante ha bisogno di un capitano che gli indichi la strada e il malato di un medico, così per Platone il cittadino ha bisogno del filosofo, nel senso di una persona competente che sappia scavare in profondità. Tuttavia il popolo talvolta preferisce "essere abbacinato dal retore e dal sofista che lo avvolge e lo accarezza con le sue illusioni e promesse dorate".

 

20 maggio 2021, 16:06