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Panama, un'infermiera impegnata nella campagna di vaccinazione Panama, un'infermiera impegnata nella campagna di vaccinazione  (ANSA)

Francesco: i vaccini sono uno strumento essenziale nella lotta contro la pandemia

Il Papa, in occasione della Giornata Mondiale della Salute, ricorda che solo insieme è possibile "costruire un mondo più giusto". Il prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, cardinale Turkson, sottolinea in un messaggio che l'emergenza sanitaria ha esacerbato il divario tra i vari Paesi

Marco Guerra – Città del Vaticano

"Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza. Solo insieme possiamo costruire un mondo più giusto e più sano. Tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta". È quanto scrive il Pontefice in un tweet in occasione della Giornata Mondiale della Salute incentrata quest'anno sul tema: “Costruire un mondo più giusto e più sano”. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1948, questa Giornata ha come obbiettivo quello di accrescere la consapevolezza su questioni di grande urgenza e priorità nel mondo della salute.

Pandemia acuisce diseguaglianze

Il tema proposto dall’Onu è quanto mai urgente poiché la pandemia del Covid 19, da oltre un anno a questa parte, ha aumentato le diseguaglianze esistenti in materia di accesso alle cure e ai servizi sanitari e allo stesso tempo ha mostrato che nessuno è al sicuro finché non saranno al sicuro tutti, come dimostrano i rischi connessi alla scarsa copertura vaccinale nelle aree più remote e più povere del mondo.

Turkson: serve equa distribuzione risorse

Proprio su queste considerazioni si è soffermato il messaggio del cardinale Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che rileva l’urgenza di lavorare per eliminare le disuguaglianze nell’accesso alla salute. Il porporato evidenzia che la “pandemia ha esacerbato il grande divario tra Paesi più avvantaggiati rispetto a quelli meno, nell’accesso alle cure e ai trattamenti sanitari” e attingendo alle parole di Papa Francesco auspica che “l’armonizzazione del diritto alla tutela della salute e del diritto alla giustizia venga assicurata da un’equa distribuzione di strutture sanitarie e di risorse finanziarie, secondo i principi di solidarietà e di sussidiarietà”.

Necessaria dimensione integrale della salute

Per rispondere meglio a questi principi etico-morali il cardinale Turkson invita “innanzitutto a ripensare il concetto di salute, come salute integrale”. “Per un mondo più giusto e più sano – si legge nel testo – è necessario acquisire uno sguardo diverso sulla salute umana e sulla cura che tenga conto della dimensione fisica, psicologica, intellettuale, sociale, culturale e spirituale della persona. “Chi assiste i malati e i sofferenti – aggiunge – deve avere questo sguardo d'insieme ispirandosi continuamente ad una visione olistica della cura: operatori sanitari e pastorali all'unanimità per la salute integrale dei loro assistiti”.

Umanità interdipendente

Secondo il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nell’attuale esperienza della pandemia “l’umanità riscopre il senso della reciproca interdipendenza: una casa comune, per una cura comune del creato e delle persone che lo abitano. Nella vera fraternità l’individualismo e l’egoismo possono essere sconfitti dalla riconferma che solo la ricerca del bene di tutti può portare al mio bene. La pandemia, in particolare, ci ha insegnato – rileva il porporato – che la salute è un bene comune cosicché proteggendo la propria salute si protegge la salute dell’altro e della comunità intera”.

Salute mentale

Viene posta poi l’attenzione sulla salute mentale fortemente provata in questo periodo di pandemia. Al riguardo il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha elaborato un documento, consultabile sul suo sito, dal titolo: “Accompagnare le persone in sofferenza psicologica nel contesto della pandemia del COVID-19. Membri di un solo corpo, amati da un unico amore”. Il documento propone alcuni elementi di riflessione a quanti sono vicini a persone colpite dalla pandemia e a tutti coloro che sono chiamati ad accompagnarli sia in seno alle famiglie che all’interno delle strutture sanitarie.  

Operatori sanitari

Il porporato pone poi l’accento sugli operatori sanitari e chiede che governanti e responsabili delle politiche economiche e sanitarie garantiscano loro condizioni di lavoro migliori: “Ciò richiede investimenti economici misurati, prudenti ed etici, che siano volti ad accompagnare lo sviluppo delle potenzialità umane; parimenti si indica la formazione degli operatori sanitari alla salute integrale come bene di singole persone e della collettività; questo chiama a promuovere la prevenzione, la cura e la pedagogia per un’educazione alla salute integrale”.

Copertura sanitaria universale

A questo scopo è importante anche rivolgere “una maggiore attenzione alle istituzioni sanitarie, in particolare a quelle prive di sostegno finanziario da parte dello Stato, come quelle della Chiesa e delle comunità di fede, che in vari angoli della terra, spesso remoti, rappresentano gli unici presìdi per garantire l’accesso alle cure sanitarie”. Il cardinale conclude il Messaggio indicando a tutta la comunità internazionale l’obiettivo della “copertura sanitaria universale”, da raggiungere “per costruire un mondo più giusto e più sano, un mondo migliore, un mondo di pace che sogniamo e crediamo ancora possibile”.

Il programma Dream di Sant’Egidio

Le diverse velocità di risposta dei sistemi sanitari sono state enfatizzate dalla pandemia di Covid. Di fatto oggi sono state inoculate 677 milioni dosi di vaccino ma abbiamo visto che si tratta di una distribuzione disomogenea che rischia di vanificare gli sforzi anche dei Paesi più virtuosi. “Dobbiamo fare uno sforzo verso una globalizzazione dell’accesso ai servizi sanitari” spiega a VaticanNews Gianni Guidotti, medico e segretario generale del Fondazione Dream Sant’Egidio, realtà  che dal 2002 fornisce supporto a 10 Paesi africani per la cura delle malattie infettive, con 50 centri clinici e 28 laboratori di biologia molecolare, che hanno fornito esami diagnostici e assistenza sanitaria gratuita a 500mila persone e consentito, tra l’altro, la nascita di 120mila bambini sani da madri sieropositive.

Ascolta l'intervista a Gianni Guidotti

Condividere esperienze e risorse

Dream lavora in supporto dei sistemi sanitari dei singoli Stati, formando personale locale in grado di utilizzare correttamente le strumentazioni all’avanguardia presenti nei suoi centri di salute. Inoltre si è attivato immediatamente per affrontare la pandemia da Covid-19. Forte dell’esperienza maturata nel contrasto all’HIV, alla tubercolosi e a Ebola, il programma Dream è diventato un punto di riferimento nella lotta al coronavirus, mettendo a disposizione i propri laboratori e centri clinici, per lo screening dei pazienti e le vaccinazioni. “Il nostro know how è stato importantissimo, perché ci ha permesso di mettere in campo immediatamente una risposta efficace al Covid 19”, spiega Giudotti. “Una distribuzione non equa del vaccino pone a rischio tutti, perché nei Paesi con risorse limitate possono insorgere delle varianti del virus che poi sono trasmesse ovunque”.

Condividere conoscenze per la lotta alla pandemia

Il responsabile del programma Dream rimarca, quindi, che c’è l’illusione di potersi difendere da soli senza considerare gli altri: “per porre fine alla pandemia serve una globalizzazione della diagnostica, delle cure e dei vaccini”. Guidotti mette poi l’accento sulla situazione in Africa, dove ci sono varianti aggressive e contagiose e i casi aumentano in maniera veloce. “Servono pertanto interventi di prevenzione, prima che la situazione vada fuori controllo”. Esiste inoltre il rischio che i malati di altre patologie siano colpiti dall’abbandono terapeutico, dovuto alla grande pressione cui sono sottoposte le strutture sanitarie in questo momento. Sia in Occidente sia nei Paesi in via di sviluppo, “il personale sanitario non può seguire più patologie e un grande numero di malati". E questo comporta "ancora di più un aggravamento delle possibilità di accesso ai servizi sanitari”. Per creare maggiore equità nell’accesso alla cure, Guidotti indica infine alcune buone pratiche. “Con l’esperienza dell’Hiv abbiamo visto che la condivisione delle esperienze è stata decisiva. Oggi dobbiamo ripetere questo approccio. Serve quindi condividere le conoscenze, i mezzi di diagnostica e terapeutici. La pandemia finirà quando tutti potranno accedere alle cure e ai vaccini”.

07 aprile 2021, 12:15