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Messa per la giornata contro il razzismo, padre Zampini: siamo tutti fratelli e sorelle

Organizzata dall'Ambasciata Argentina presso la Santa Sede e dal Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, la celebrazione ha avuto luogo nel Palazzo San Calisto, sede del Dicastero. Nell’omelia, padre Zampini, segretario aggiunto del Dicastero, ha sottolineato che per guarire il virus del razzismo, è necessaria una cultura dell'incontro

Isabella Piro – Città del Vaticano

La Messa stata presieduta dal Prefetto, il cardinale ghanese Peter A. Turkson, e concelebrata dal suo segretario aggiunto, padre Augusto Zampini. L'ambasciatrice argentina presso la Santa Sede, Maria Fernanda Silva, ha letto la prima lettura. L'ambasciatore salvadoregno e decano dei diplomatici latinoamericani presso la Santa Sede ha intonato il salmo. L'ambasciatore panamense Miroslava Rosas ha letto la seconda lettura dalla Lettera agli Ebrei (5, 7-9). Erano presenti anche l'ambasciatore in Guatemala, Alfredo Vázquez Rivera, e funzionari dell'ambasciata argentina e del Dicastero. Padre Zampini ha letto il Vangelo di San Giovanni (12, 20-23) e ha tenuto l'omelia.

Messa per la Giornata mondiale contro il razzismo

Cultura dell’incontro contro il virus del razzismo

Nell’omelia padre Zampini, ha sottolineato che per guarire il virus del razzismo, è necessaria una cultura dell'incontro basata sul rispetto della dignità umana, perché siamo tutti fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre Dio. Ha anche spiegato che la Chiesa, come comunità di discepoli di Gesù, ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel facilitare le persone a incontrare Dio, mostrando dove abita in questo mondo. E per trovarlo in una comunità diversa per culture, razze e lingue, ma con la stessa origine, lo stesso sangue e lo stesso destino, è necessario uscire da atteggiamenti di condanna e superiorità, e promuovere atteggiamenti di costante perdono e servizio agli altri, specialmente ai più vulnerabili. Nel Vangelo la gente chiede di Gesù, vuole vedere Gesù. Gesù risponde con l'immagine del chicco di grano che cade a terra e muore, affinché possa portare frutto. Perciò, se vogliamo vedere

Chicchi di grano

Dobbiamo cercare i chicchi di grano caduti – ha spiegato padre Zampini - che ci circondano, cioè i malati e gli impoveriti, i maltrattati e gli oppressi, le vittime della povertà, degli abusi, della violenza, della discriminazione - soprattutto del razzismo. Vederli e riconoscere la loro sofferenza ci collega profondamente con il Cristo crocifisso e risorto. Ha sottolineato che vale la pena lavorare a livello personale, culturale, giuridico e linguistico affinché le persone immerse nell'oscurità di situazioni spaventose come il razzismo possano emergere alla luce di una vita diversa. Ha pregato Dio affinché, dai nostri incontri con Cristo, possiamo dare la vita del nostro seme e diventare così frutto per gli altri.

21 marzo 2021, 11:51