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 Incontro internazionale di preghiera per la pace - 2020 Incontro internazionale di preghiera per la pace - 2020  (Vatican Media)

Santa Sede e impegno ecumenico: mutua intesa e fiducia reciproca

Anche nel difficile tempo della pandemia la ricerca dell’unità dei cristiani è proseguita, ha fatto progressi e ha suscitato uno spirito di maggiore solidarietà e condivisione. Ne parla all'Osservatore Romano il segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ripercorrendo tappe e progetti che il dicastero porta avanti

di Brian Farrell*

L’anno 2020 sarà ricordato a lungo per la trasformazione della vita, comune e personale, causata dalla pandemia. Anche il mondo ecumenico ha subito le conseguenze delle restrizioni imposte per affrontare la crisi sanitaria. Nei rapporti tra cristiani divisi ma desiderosi di superare le separazioni, i contatti personali sono essenziali. Solo nell’incontro nascono e crescono la mutua intesa e la fiducia reciproca necessarie per approfondire la comunione. Molte riunioni, molti incontri ecclesiali e dialoghi ecumenici hanno dovuto essere cancellati o posticipati a data futura. Diversi incontri sono stati sostituiti da videoconferenze, ma è indubbio che una conversazione mediata dalla tecnologia non produce lo stesso effetto di uno scambio di idee, convinzioni, motivazioni che avviene di persona.  Eppure, anche in quest’anno fatidico, la ricerca dell’unità dei cristiani è proseguita, ha fatto progressi. A sessant’anni dalla sua fondazione (giugno 1960), il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (Pcpuc) porta avanti con convinzione il suo mandato:  promuovere l’ecumenismo nella Chiesa cattolica e le relazioni della Chiesa cattolica con gli altri cristiani,  nelle loro Chiese e comunità. Questi due compiti sono stati ben delineati e descritti nel Vademecum ecumenico per i vescovi, che il dicastero ha recentemente pubblicato, con la benedizione di Papa Francesco. Il documento è stato redatto dagli officiali del Consiglio con la consulenza di esperti e con l’approvazione dei dicasteri competenti della Curia romana. Per illustrare l’attività recente del Pcpuc possiamo riprendere la struttura del Vademecum, che rispecchia le aree fondamentali del lavoro ecumenico, non solo dei vescovi ma della Chiesa intera.

Il primo essenziale compito è interno alla Chiesa cattolica stessa: mantenere viva la responsabilità ecumenica. Informazione, formazione, motivazione. Ciò prevede la partecipazione a numerosi incontri, pubblicazioni, corrispondenza regolare con le Chiese particolari, visite ad limina , eccetera. Inoltre, per promuovere lo spirito ecumenico nella Chiesa cattolica, il Pontificio Consiglio si è recentemente dotato di nuovi strumenti. Innanzitutto, un sito web (www.christianunity.va) che, oltre ad offrire aggiornamenti sull’attività ecumenica della Santa Sede, presenta l’insieme dei documenti ecumenici pubblicati sin dai tempi del concilio Vaticano ii  al fine di favorire lo studio e la ricezione di questi testi. Si tratta di una vera biblioteca ecumenica in diverse lingue, accessibile a tutti.  A questo si aggiunge una nuova rivista «Acta Œcumenica» ,  nuovo formato del bollettino «Information Service/Service d’information» che, pubblicato dal dicastero da più di cinquant’anni, costituisce un autentico archivio dell’impegno ecumenico della Chiesa cattolica. Siamo fiduciosi che questa rivista, consultabile anche online, sarà fonte di informazione e di ispirazione per tutti coloro che lavorano nel campo dell’unità. Vi è poi una nuova collana intitolata «Ut unum sint» , creata in collaborazione con la Libreria Editrice Vaticana per diffondere saggi e documenti ecumenici al fine di favorire la riflessione teologica e l’avvicinamento tra i cristiani. Il primo volume è dedicato al sessantesimo anniversario del dicastero; il secondo pubblicherà gli atti di un recente convegno sulla missione ecumenica delle Chiese orientali cattoliche. Nel campo della formazione, va menzionato il Corso Ut unum sint, programma di formazione continua in ecumenismo avviato nel 2019 in collaborazione con l’istituto di studi ecumenici dell’Angelicum, sotto il patrocinio del Consiglio, nel quale sono direttamente coinvolti alcuni degli officiali. Per quanto riguarda il secondo compito, ovvero le relazioni della Chiesa cattolica con le altre Chiese e comunità, possiamo anche qui seguire la struttura del Vademecum: l’ecumenismo spirituale, il dialogo della carità, il dialogo della verità e il dialogo della vita.

   Nell’ambito dell’ecumenismo spirituale, una delle attività principali del Pontificio Consiglio è la preparazione ogni anno, in collaborazione con  il Consiglio ecumenico delle Chiese,  della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Esistono anche altre attività legate all’ecumenismo spirituale, come il trasferimento temporaneo o lo scambio di reliquie. Al riguardo, tra gli appuntamenti degli ultimi anni,  ricordiamo il trasferimento temporaneo alla Chiesa ortodossa russa delle reliquie di San Nicola di Bari, evento che ha attirato oltre due milioni di pellegrini nel 2017. Sono avvenuti trasferimenti simili di reliquie in Grecia e in Bulgaria, sempre con una grande partecipazione dei fedeli. Le richieste non mancano; la devozione verso le reliquie dei santi e dei martiri è molto viva nell’ortodossia. Un altro importante evento dell’“ecumenismo dei santi” sono state le celebrazioni con la Chiesa armena per il riconoscimento di San Gregorio di Narek come dottore della Chiesa.

   Nel campo del dialogo della carità, possiamo menzionare i molteplici incontri organizzati dal dicastero con i vari leader cristiani. In tempi normali, non passa settimana senza che una delegazione o un rappresentante di un’altra Chiesa venga in Vaticano per incontrare il Santo Padre o per avere conversazioni con il Pontificio Consiglio. Rari poi sono i viaggi apostolici del Papa che non abbiano una dimensione ecumenica. Basti pensare ai recenti viaggi di Papa Francesco in Terra Santa, in Albania, in Georgia, in Armenia, in Svezia, in Bulgaria, in Macedonia del Nord, in Romania, nei Paesi baltici, come pure il pellegrinaggio al Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra nel 2018. Tale visita ha avuto un’eco enorme e feconda nel mondo ecumenico, specialmente in quello protestante. Tra gli incontri particolarmente significativi di questi ultimi anni va ricordato quello di Papa Francesco con il patriarca Kirill nel 2016, un evento che si teneva per la prima volta nella storia tra il Vescovo di Roma e il Capo della Chiesa ortodossa russa. Numerose poi sono le dichiarazioni e le prese di posizione della Santa Sede o del Pontefice stesso a sostegno dei cristiani (come pure di altre popolazioni) che si trovano in circostanze difficili. 

  Nell’ambito del dialogo della verità, ovvero del dialogo teologico tra le Chiese, sono in corso attualmente quindici confronti bilaterali e diversi di natura multilaterale. Naturalmente non tutti i dialoghi hanno la stessa consistenza dottrinale, né tutti promettono risultati uguali. Ognuno di essi richiede la nomina di alcuni esperti in un particolare campo teologico/ecclesiale. Il numero per parte varia: da 28 (nel dialogo cattolico-ortodosso) a sei o sette in altri dialoghi.  Generalmente queste commissioni si riuniscono una volta all’anno, per una settimana, in Paesi diversi, ospitate ad anni alterni dalla parte cattolica e dall’altra parte. Una commissione di dialogo opera per cinque o sei anni, o fino all’ultimazione di un documento di convergenza o di consenso.  Negli ultimi anni, sono stati prodotti documenti particolarmente significativi: nel 2015 con i pentecostali (Non spegnete lo Spirito ); nel 2016 con la Chiesa ortodossa (Sinodalità e primato nel primo millennio );  con gli evangelicali (Scrittura e Tradizione  e La Chiesa nella salvezza );  con i metodisti (La chiamata alla santità: di gloria in gloria );  nel 2017 con la Chiesa assira dell’Oriente (Dichiarazione comune sulla “vita sacramentale” ); nel 2018 con le nuove Chiese carismatiche (Le caratteristiche delle nuove Chiese carismatiche ), un documento non bilaterale ma redatto dai nostri interlocutori in dialogo con noi;  e con la Comunione anglicana (Camminare insieme sulla via );  nel 2020 riguardo al dialogo trilaterale luterano-mennonita-cattolico (Battesimo e Incorporazione nel Corpo di Cristo, la Chiesa ), con pubblicazioni relative anche alla riposta cattolica al documento della Commissione  fede e costituzione, La Chiesa: verso una visione comune , redatto dopo aver consultato conferenze episcopali, facoltà teologiche e singoli teologi, con il nulla osta della Congregazione per la dottrina della fede. Pubblicati, sempre in quest’anno,  il comunicato per il ventesimo anniversario della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione e il documento del dialogo con i Discepoli di Cristo, «Fate questo in memoria di me. Cristiani formati e trasformati dall’Eucaristia . Il gruppo misto di lavoro tra la Chiesa cattolica e il Consiglio ecumenico delle Chiese ha ultimato due testi di carattere pastorale,  in merito alla promozione della pace in situazioni di conflitto e alle sfide e alle opportunità ecumeniche nell’aiuto ai migranti e ai rifugiati.

Ovviamente le sfide sono diverse a seconda dei dialoghi. Farò cenno solo ad alcune.  Il dialogo con le Chiese ortodosse, che verte principalmente sulla questione ecclesiologica della relazione tra primato e sinodalità, richiede studi molto approfonditi ed è anche segnato da un retaggio storico non facile, come pure da tensioni intra-ortodosse. Con le Chiese storiche dell’Occidente il problema fondamentale è la diversa interpretazione del concetto di Chiesa, e pertanto di sacramentalità e ministero ordinato; emergono inoltre nuove sfide legate a questioni etiche e morali, e difficoltà nel processo stesso del dialogo dovute a un indebolimento delle proprie tradizioni teologiche.  Con le Chiese libere (battista, metodista, mennonita ad esempio) si avverte il sincero desiderio di un dialogo con la Chiesa cattolica, ma qui, oltre alle divergenze solitamente sperimentate con il protestantesimo storico, vi è il problema della missionarietà, o del proselitismo che in alcune parti del mondo mira anche alla conversione degli altri cristiani, tra cui i cattolici. Questo problema è particolarmente sentito nelle relazioni con i pentecostali e con gli evangelicali, e con tutte quelle correnti che si considerano “restorationist”, ovvero che ritengono, sotto la guida di Dio, di dover prendere il posto delle Chiese storiche, che si sarebbero allontanate dal vangelo puro. Tuttavia, con alcuni rappresentanti di queste comunità si sta sviluppando un nuovo clima di dialogo, più disteso e cordiale.  A ciò sta contribuendo in maniera significativa il Global christian forum, istituito una ventina di anni fa da quelle che vengono chiamate “le quattro colonne”: la Chiesa cattolica, il Consiglio ecumenico delle Chiese, l’Alleanza evangelica mondiale e la Pentecostal world fellowship. Si tratta di uno “spazio di incontro” a cui le Chiese storiche e tutte le nuove forme di comunità possono partecipare semplicemente sulla base della fede in Gesù Cristo, evitando controversie dottrinali, per acquisire una migliore conoscenza delle rispettive identità in uno spirito di fiducia reciproca. I buoni frutti e i progressi realizzati non sempre hanno grande visibilità, alcuni non sono noti ai più. Pensiamo ad esempio all’avvicinamento tra leader cattolici e pentecostali che sta pian piano crescendo in Brasile e in Sud America, sulla base di una lettera d’intenti firmata nel 2019, nella quale i partner si impegnano a lavorare insieme evitando ogni forma di proselitismo; e ricordiamo l’interesse risvegliato nelle Chiese carismatiche dal nuovo ufficio, Charis, istituito da Papa Francesco come servizio per il rinnovamento carismatico. Sempre nel quadro del dialogo della verità si iscrivono due progetti interni del dicastero: un documento di lavoro sul ministero petrino che propone una sintesi dei dialoghi nazionali e internazionali, ufficiali e non, su tale tema; e la preparazione  del 1700° anniversario di Nicea, il primo concilio ecumenico, che avrà luogo nel 2025 e che potrà essere una proficua occasione per una decisa riaffermazione della fede cristiana condivisa da tutte le Chiese.

 Per quanto riguarda il dialogo della vita, il Pontificio Consiglio è attivo nel campo dell’ecumenismo culturale tramite il suo Comitato cattolico per la collaborazione culturale che concede borse di studio a studenti di Chiese ortodosse e ortodosse orientali. Quest’anno il Comitato sostiene una quarantina di studenti, i quali seguono corsi nelle università pontificie e vivono in collegi cattolici. La possibilità di conoscere la Chiesa cattolica da vicino e in maniera approfondita contribuisce alla diffusione di un’idea più positiva riguardo ad essa negli ambienti ortodossi.  In questo contesto, vanno menzionati anche gli scambi annuali di visite di studio di giovani sacerdoti, iniziati alcuni anni fa con la Chiesa di Grecia, avviati poi nel 2016 con la Chiesa russa e organizzati quest’anno anche con le Chiese ortodosse orientali. Esiste dunque una vasta e dinamica rete di relazioni ecumeniche tra i cristiani e tra le Chiese, che andrebbe maggiormente conosciuta e valorizzata. L’opinione pubblica a volte si accorge solo dei grandi eventi, tra i quali ad esempio la visita di Papa Francesco a Lesbos nel 2016 con il patriarca ecumenico Bartolomeo e con l’arcivescovo  di Atene Ieronymos, e l’incontro dei capi di Chiesa a Bari nel 2018 in occasione della giornata di preghiera e di riflessione sul Medio Oriente. Se da un lato, l’attuale pandemia ha naturalmente messo a dura prova il lavoro ecumenico che, come si è detto, privilegia gli incontri dal vivo, incontri che ci auguriamo possano riprendere quanto prima, dall’altro essa ha suscitato tra i cristiani uno spirito di maggiore solidarietà e condivisione, come ha testimoniato la significativa adesione all’invito lanciato da Papa Francesco nel maggio scorso a pregare simultaneamente il Padre Nostro per la fine della sofferenza che accomuna tutti. Un altro motivo di incoraggiamento è la presa di coscienza del crescente coinvolgimento della Curia romana nella causa dell’unità, come dimostrano i numerosi progetti portati avanti in questi ultimi anni dai diversi dicasteri. Infine, il sostegno caloroso e creativo apportato da Papa Francesco, non solo a favore di eventi ecumenici ma, molto più in profondità, per una riforma della Curia e della Chiesa è senz’altro uno stimolo efficace che ispira e anima il lavoro quotidiano del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il 2020, malgrado tutto, non ha arrestato il cammino verso la ricomposizione dell’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato nell’ultima cena.

*Vescovo segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

20 gennaio 2021, 07:23