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Giornata della pesca, Turkson: il Covid ha acuito i problemi, è l'ora di agire

Forte appello del Prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale nel messaggio per l'odierna Giornata in cui si riflette sulla ricchezza ma anche sui problemi che affliggono il mondo dei marittimi. Serve più solidarietà e servono leggi che migliorino le condizioni di vita e di lavoro dei pescatori e delle loro famiglie. Un pensiero particolare ai pescatori di Mazara del Vallo detenuti in Libia

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

Il mondo del mare, della pesca, dell'occupazione, dell'alimentazione e dell'industria a confronto con i suoi problemi cronici e con gli effetti devastanti della pandemia. Si articola principalmente su queste tematiche il messaggio che il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, ha reso noto alla vigilia della Giornata mondiale della pesca, che si celebra ogni anno il 21 novembre per sottolineare l'importanza del lavoro marittimo.

L’industria della pesca e il Covid-19

Il settore della pesca è uno di quelli più vulnerabili e più colpiti in ambito economico dagli effetti della pandemia e questo è particolarmente rilevante se si pensa che esso dà lavoro a circa 59,5 milioni di persone, in prevalenza in Asia, dove si conta l'85% della forza lavoro mondiale e il 68% della flotta peschereccia mondiale. L'impatto - spiega il cardinale Turkson nel suo messaggio - è legato innanzitutto alle misure del distanziamento imposto, alla chiusura dei mercati, al taglio del flusso turistico in ristoranti e hotel. "Ciò - rileva il porporato - ha creato grossi problemi per la vendita del pesce fresco e dei prodotti correlati, soprattutto per quanto riguarda il crollo della domanda e l'abbassamento dei prezzi offerti per il pescato, così che, nella situazione attuale, la pesca, la lavorazione del pesce, il consumo e il commercio sono andati costantemente diminuendo".  

Le sfide: il crimine contro l'uomo e l'ambiente

Ma non è solo la pandemia a gravare su questo settore. "Ci sono problemi cronici di fronte ai quali le sfide causate dal Covid-19 impallidiscono". Il prefetto del dicastero per lo Sviluppo Umano ricorda innanzitutto il "crimine della pesca", ovvero quella non dichiarata, illegale e quella intensiva che continua nel mondo con flotte potenti e che oltre a violare le leggi penalizza con la concorrenza sleale il mondo della pesca regolare e "esaurisce gli stock ittici ad un ritmo che non permette alla specie di recuperare". Dunque, un doppio danno ai diritti umani e alla tutela del creato che ha come effetto la "diminuzione delle popolazioni ittiche e una riduzione della produzione futura", con un impatto anche sull'alimentazione proteica di intere popolazioni che di prodotti del mare si nutronno per vivere.

Il Covid-19: infezioni e mancata sicurezza

C'è anche un impatto umano da valutare in questa Giornata e riguarda - spiega il cardinale Turkson - le condizioni di lavoro e la loro sicurezza dei pescatori costretti spesso in spazi ristretti, impossibilitati a darsi i cambi e privi di dispositivi di protezione individuale, che ne ha fatto dei soggetti fortemente a rischio infezione da Covid- 19. Infatti ,"come conseguenza diretta, diversi membri dell'equipaggio sono stati infettati su un certo numero di pescherecci e, non avendo potuto ricevere un’assistenza medica immediata, sono morti e sono stati subito sepolti in mare dai loro compagni preoccupati. Spesso le famiglie non conoscono la sorte dei loro cari".

Tratta e lavoro forzato, senza protezione sociale

Altra sorte, sempre difficile, che il cardinale Turkson mette in evidenza nel messaggio, è quella dei pescatori migranti, "privi dell'opportunità di lavorare" e dunque senza reddito, a rischio tratta e  con la minaccia anche di "essere bloccati in Paesi stranieri ed essere costretti a vivere in campi per rifugiati-migranti, stipati in scarse condizioni igieniche". In realtà, in generale fa notare il porporato nel messaggio, "il problema del lavoro forzato come della tratta di esseri umani hanno sempre tormentato il settore della pesca e restano particolarmente gravi". Poi la pandemia e la povertà indotta hanno peggiorato le cose, provocando per esempio, "ondate di persone disperate che hanno perso il lavoro, come i pescatori, provenienti dalle zone rurali. Questi sfollati sono inclini ad essere ingannati e ad essere costretti dai broker e dalle agenzie di reclutamento a lavorare sulle navi sotto la minaccia della forza o mediante la schiavitù per debiti".

Per di più, la stragrande maggioranza dei pescatori nel mondo sono stati, per diversi motivi, esclusi dalla "protezione sociale" di base fornita da alcuni governi nazionali e, per sopravvivere, sono stati costretti a fare affidamento sulla generosità di organizzazioni caritatevoli o sull'assistenza della comunità locale.

Serve più solidarietà e legislazioni migliori 

L'appello che arriva dalla Chiesa attraverso le parole del cardinale Turkson è dunque innanzitutto a una "maggiore solidarietà" verso le persone più emarginate, sulla scia anche del messaggio dell'enciclica Fratelli tutti che parla di solidarietà come "servizio", come "farsi carico degli altri" e delle loro fragilità. Da qui il richiamo ai Governi e alle organizzazioni internazionali perchè si facciano progressi concreti nella protezione dei diritti umani e del lavoro attraverso l'adozione di legislazioni di tutela e di contrasto a fenomeni quali il lavoro forzato e la tratta di esseri umani.

"Il tempo delle parole è finito. È il momento di agire!" perchè, aggiunge il cardinale citando le parole del Papa, quando la "dignità dell’uomo viene rispettata e i suoi diritti vengono riconosciuti e garantiti, fioriscono anche la creatività e l’intraprendenza e la personalità umana può dispiegare le sue molteplici iniziative a favore del bene comune”.

Appello per i pescatori di Mazara del Vallo

Infine, in questa Giornata Mondiale della Pesca, il pensiero del cardinale Turkson va ai pescatori di tutto il mondo che vivono difficoltà e in particolare alle condizioni dei 18, di diverse nazionalità provenienti da Mazara del Vallo, in Sicilia, che sono trattenuti in Libia dal 2 settembre, senza possibilità di comunicare con le loro famiglie. Il cardinale parla direttamente ai Governi e alle Autorità nazionali competenti "affinché risolvano questa penosa situazione e trovino una soluzione positiva attraverso un dialogo aperto e sincero".

20 novembre 2020, 12:15