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Persone che pregano, indiani in preghiera, Orissa, India

Covid, la sofferenza che insegna la compassione

Nel tradizionale messaggio agli induisti per la festa del Deepavali, il dicastero per il Dialogo Interreligioso ricorda sulla scia del Papa che la solidarietà è la strada da percorrere verso un mondo post-pandemia

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Le sensibilità religiose possono essere diverse, ma di fronte al male comune di un virus globale tanto il cristianesimo quanto l’induismo “c’insegnano a restare in atteggiamento positivo e di speranza anche nelle avversità”. È la convinzione che il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot e monsignor Indunil Kodithuwakku Janakaratne Kankanamalage, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, esprimono nel messaggio inviato come ogni anno alle comunità induiste per la festa del Deepavali.

Pandemia, il coraggio di non disperare

La riflessione che accompagna gli auguri per il 2020 è ovviamente caratterizzata dalla situazione planetaria provocata dal Covid-19. La necessità che riscontrano i vertici del dicastero vaticano è quella di “incoraggiare uno spirito positivo e speranza per il futuro anche di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili, sfide socio-economiche, politiche e spirituali, e ansia, incertezza e paura diffuse”. Non si tratta di un ingenuo invito all’ottimismo, perché, si riconosce, in un contesto di dramma e lutti “anche la speranza e il senso di positività più audaci rischiano di dissiparsi nelle tragiche situazioni causate dall’attuale pandemia”, in particolare considerando le “gravi conseguenze” sull’economia, l’assistenza sanitaria, l’educazione e le pratiche religiose.

La gentilezza che racconta la speranza

Piuttosto, si legge nel messaggio, “i nostri sforzi in questo senso si basano sulla convinzione che Dio, che ci ha creati e ci sostiene, non ci abbandonerà” e sulla constatazione di quei “cambiamenti positivi” che pure il coronavirus ha portato nella vita sociale. “Le esperienze di sofferenza e un senso di responsabilità reciproca – notano i firmatari del messaggio – hanno unito le nostre comunità nella solidarietà e nella preoccupazione, in atti di gentilezza e compassione verso i sofferenti e i bisognosi. Questi segni di solidarietà ci hanno fatto apprezzare più in profondità l’importanza della coesistenza, il fatto dell’appartenenza reciproca e il bisogno che abbiamo gli uni degli altri per il benessere di tutti e della nostra casa comune”.

“Cultura di positività”

Il messaggio di auguri agli induisti ricorda lo sprone del Papa a diffondere il “contagio della speranza”, attingendo ai valori delle rispettive tradizioni religiose “per costruire una cultura di positività”. “Questa festa significativa – è l’auspicio –  possa spazzare via le nubi della paura, dell’ansia e di ogni timore e colmare menti e cuori con la luce dell’amicizia, della generosità e della solidarietà”.

06 novembre 2020, 12:01