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2019.03.13 donne 2019.03.13 donne 

Parità tra sessi, Urbańczyk: riconoscere forza e ricchezza delle donne

Il rappresentante permanente della Santa Sede presso l'Osce a Vienna interviene alla Terza Conferenza di riesame della parità di genere motivando il sostegno al perseguimento di questo obiettivo come espresso nel "Piano d'azione dell'OSCE del 2004". Si parla di contributi specifici e di complementarità delle donne con l'auspicio che, alle dichiarazioni, seguano passi concreti, pratici e quotidiani in diversi ambiti

Anna Poce - Città del Vaticano 

“La Santa Sede è convinta che il primo passo verso il progresso della parità tra donne e uomini sia il riconoscimento dell'importanza della partecipazione e dell'impegno delle donne in tutti gli aspetti della vita culturale, sociale, politica ed economica, offrendo così una vera visione della dignità e delle aspirazioni intrinseche e inalienabili della donna”. Lo ha detto monsignor Janusz Urbańczyk, rappresentante permanente della Santa Sede presso l'Osce a Vienna, in occasione della Terza Conferenza di riesame della parità di genere, tenutasi tra il 27 e il 28 ottobre, esprimendo il suo sostegno al perseguimento della parità tra donne e uomini, come espresso nel "Piano d'azione dell'OSCE del 2004 per la promozione della parità tra i sessi".

Attuare passi concreti in diversi campi

Monsignor Urbańczyk ha ribadito come la Santa Sede sia convinta che “per progredire nella piena e vera parità tra uomini e donne, aspetto fondamentale di una società giusta e democratica basata sullo stato di diritto", ci si dovrebbe concentrare “su passi concreti, pratici, quotidiani, che riconoscano il contributo delle donne” e garantiscano “la parità di retribuzione per lo stesso lavoro, la parità di accesso alle risorse, al capitale e alla tecnologia, la protezione delle madri lavoratrici, l'equità negli avanzamenti di carriera e nella condivisione delle responsabilità familiari, e il riconoscimento della parità di diritti e responsabilità come cittadini di uno Stato democratico”.

Anche se un maggior numero di donne presenti nei parlamenti o nelle aree di responsabilità riflette spesso – spiega il presule – una maggiore inclusività, ciò, tuttavia, non è sufficiente. Le donne, infatti, dovrebbero essere valorizzate per tutte le loro capacità, per il loro “genio femminile, essenziale per la società”, mantenendo la loro specificità.

“È riconoscendo e valorizzando la specificità, la ricchezza e la forza morale e spirituale delle donne che la pace sostenibile e la sicurezza possono essere consolidate”. Infatti, quando le donne condividono i loro doni “il modo stesso in cui la società comprende e organizza se stessa viene migliorato, e viene a riflettere in modo migliore la sostanziale unità della famiglia umana".   

La complementarità è un vero tesoro

Il presule, dunque, sottolineando l’importanza  della valorizzazione delle specificità femminili, citando Papa Francesco, ricorda che "La rimozione della differenza (tra uomini e donne) crea infatti un problema, non una soluzione”, perché in questo modo le donne perderebbero la loro ricchezza unica e il loro valore intrinseco, e tutta la società ne sarebbe impoverita.

Egli mette in evidenza il concetto di complementarità, piuttosto che di uguaglianza, rilevando l’importanza del fatto che “ogni donna e ogni uomo, come persone, possano portare il loro contributo personale, i loro talenti, i loro doni e il loro carisma facendo in modo che ‘la complementarità diventi un grande tesoro’".

Si rende necessario, dunque, sottolinea il presule, l’uso di una terminologia precisa e di un linguaggio concordato, “evitando interpretazioni lontane dall'uso ordinario e generalmente accettato delle parole”.

Riguardo ai documenti diffusi in relazione all’incontro, monsignor Urbańczyk ha voluto ricordare lo scopo precipuo di questa Organizzazione, cioè la Sicurezza e la Cooperazione. Egli ha invitato tutti a riferirsi alla Decisione MC 14/04 nei Documenti OSCE, usando sempre il titolo vero e originale, ossia: "Piano d'azione del 2004 dell’OSCE per la promozione della parità fra i sessi", ricordando che questa riunione non può essere considerata una Conferenza OSCE, non essendo stata presa alcuna decisione da parte del Consiglio Permanente a questo proposito, e che “le raccomandazioni e le conclusioni delle Conferenze non sono impegni concordati consensualmente e, come tali, non sono vincolanti per gli Stati partecipanti”.

28 ottobre 2020, 11:42