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New York- sede delle Nazioni Unite New York- sede delle Nazioni Unite   (2020 Getty Images)

Onu, Caccia: un rinnovato impegno su povertà, ambiente e terrorismo

In tre interventi alla 75.ma sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, l’Osservatore permanente della Santa Sede richiamo l’importanza di un approccio integrale per sradicare l’indigenza, salvaguardare il Creato e porre fine al terrorismo internazionale

Isabella Piro -. Città del Vaticano

 Sradicamento della povertàlotta ai cambiamenti climatici e al terrorismo internazionale: sono stati questi gli argomenti affrontati dall’Arcivescovo Gabriele Giordano Caccia, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, nel corso di tre interventi pronunciati, tra il 12 ed il 13 ottobre, a New York, nell’ambito della 75.ma sessione dell’Assemblea generale dell’Onu. “Il flagello della povertà – ha detto in primo luogo il presule – rimane una delle più grandi sfide globali del nostro tempo”, tanto che il numero degli indigenti nel mondo “continua ad essere inaccettabilmente alto”. Le conseguenze socio-economiche della pandemia da Covid-19, inoltre, “rendono la situazione ancora più urgente”, con il rischio che, entro l’anno, “100 milioni di persone finiscano nella povertà estrema, portando, per la prima volta dopo decenni, ad un aumento dei tassi di povertà a livello globale”. E non solo: come evidenziato da Monsignor Caccia, “la perdita del lavoro, la mancanza di opportunità e una protezione sociale inadeguata sono fattori che contribuiscono alla povertà, a una maggiore disuguaglianza e all'esclusione”.

Promozione dell’istruzione e lotta alla povertà farmaceutica

Cosa fare, dunque? L’Arcivescovo ha richiamato, innanzitutto, l’importanza dell’istruzione, “uno dei catalizzatori essenziali per sollevare le famiglie e le comunità dal ciclo della povertà”. Purtroppo, la pandemia ha influito negativamente anche su questo settore, tanto che il tasso di abbandono scolastico “è aumentato drasticamente”. Altro punto essenziale evidenziato dall’Osservatore permanente, quello della lotta alla “povertà farmaceutica”, ovvero alla negazione dell’accesso alle cure mediche ed ai medicinali essenziali. Si tratta di un fattore che, ha detto Monsignor Caccia, “ogni giorno aggrava la spirale di esclusione e disuguaglianza che va di pari passo con la povertà e rende i poveri ancora più invisibili”.

Porre la persona umana al centro dell’economia

Lo sradicamento della povertà richiede quindi “un approccio integrale”, ovvero l’unione tra “misure monetarie e politiche globali” che promuovano “un'economia e un modello di sviluppo in cui la persona umana, specialmente i poveri, sia al centro”. L'eliminazione dell’indigenza implica, infatti, qualcosa di "più della crescita economica": richiede “decisioni, programmi, meccanismi e processi orientati a una migliore distribuzione del reddito, alla creazione di fonti di occupazione e a una promozione integrale dei poveri che vada oltre una semplice mentalità assistenziale”. Sradicare la povertà, ha concluso l’Osservatore permanente, vuol dire permettere a tutti gli uomini, donne e bambini di "essere agenti dignitosi del proprio destino", mettendo in atto misure concrete che garantiscano "l'inclusione degli esclusi, la promozione degli ultimi e il bene comune”.

Ridurre le emissioni di gas serra

Nel suo secondo intervento, Monsignor Caccia si è soffermato invece sulla salvaguardia dell’ambiente, un tema che – ha sottolineato – “richiede una risposta unitaria della comunità internazionale, basata sul consenso e sull'impegno condiviso”, poiché oggi si vive “in un mondo interdipendente che ci richiede di pensare con un progetto comune”. Di qui, l’esigenza che la comunità internazionale lavori su tre livelli: il primo, quello della “mitigazione”, ovvero – ha spiegato l’Osservatore permanente – “la riduzione delle emissioni di gas serra che sono in aumento a livello globale”. In quest’ottica, Monsignor Caccia ha richiamato l’importanza di sviluppare “fonti di energia rinnovabile ampiamente accessibili”, di promuovere “modelli di consumo e produzione sostenibili” e di “mitigare il cambiamento climatico utilizzando il principio di precauzione”.

Prevenire il rischio di catastrofi

In secondo luogo, l’Arcivescovo ha sottolineato la necessità di “rafforzare le strutture socio-economiche” delle persone e delle comunità, aumentandone “la resilienza” così da “prevenire o ridurre al minimo i danni che gli effetti negativi del cambiamento climatico possono causare”. Come terzo punto, invece, Monsignor Caccia ha richiamato l’urgenza di “ridurre il rischio di catastrofi” legato a “piogge eccessive, inondazioni, smottamenti, innalzamento del livello del mare e siccità”. Ma oltre a trovare “soluzioni tecniche”, il presule ha esortato anche a non dimenticare “il volto umano del cambiamento climatico”, rappresentato da “bambini, donne e uomini che, ogni giorno, in tutto il mondo”, vivono “una minaccia esistenziale che attacca i loro habitat già precari e destabilizza le loro economie, società, sistemi agricoli e alimentari vulnerabili”.

Lotta al cambiamento climatico è imperativo morale

Per questo, la lotta al cambiamento climatico “è una questione di giustizia e un imperativo morale” – ha evidenziato l’Osservatore permanente - perché essa implica la lotta a “povertà, disuguaglianza, ingiustizia sociale e tutte le altre forme di degrado che colpiscono la vita delle persone, soprattutto nei paesi più poveri”. Protezione dell'ambiente e avanzamento della dignità della persona umana devono quindi camminare di pari passo, ha concluso l’Arcivescovo.

Condanna assoluta del terrorismo

Quanto al terrorismo internazionale, nel suo terzo intervento l’Osservatore permanente ha ribadito che esso “viola la dignità umana e i diritti umani fondamentali” e che “nessuna ragione ideologica, politica, filosofica, razziale, etnica o religiosa potrà mai giustificarlo”. Anzi: “Il totale disprezzo dei terroristi per la vita e le libertà fondamentali, i loro crimini indicibili contro donne e bambini e la barbarie selvaggia dei loro atti di distruzione – ha sottolineato - richiedono una condanna assoluta”. Per contrastare un simile fenomeno, dunque, occorrono standard elevati che tengano conto “dello Stato di diritto, dei diritti umani fondamentali” e “della scrupolosa adesione al diritto internazionale”.

I quattro pilastri della strategia globale antiterrorismo

L’Arcivescovo ha, infatti, messo in luce i problemi che nascono “quando le misure antiterrorismo diventano un ostacolo al legittimo aiuto umanitario”, spesso “disperatamente necessario” per molte popolazioni. La “cooperazione multilaterale” in questo ambito è quindi “essenziale” e deve basarsi sui “quattro pilastri della Strategia globale antiterrorismo” che “rimangono validi e rilevanti”, ovvero affrontare le condizioni che favoriscono la diffusione del terrorismo; prevenirlo e combatterlo; rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite; assicurare il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. Occorre, inoltre – ha ribadito Monsignor Caccia – prestare maggiore attenzione “al cyberterrorismo e all'uso improprio della tecnologia digitale da parte dei terroristi”, così come “ai rimedi alle cause profonde del terrorismo, tra cui l'educazione dei giovani, la non emarginazione di individui o gruppi, la risoluzione di gravi disparità economiche, la promozione del dialogo e il rispetto per la diversità e l'inclusione”.

Rispetto della libertà religiosa

Dal presule anche il richiamo a favorire “la tolleranza e l'inclusione nei confronti delle minoranze attraverso una solida promozione del diritto alla libertà di coscienza, di religione e di credo”, poiché “il mancato rispetto di tali libertà può alimentare un ambiente incline alla violenza e all'estremismo”. Di qui, l’appello conclusivo dell’Osservatore permanente ad incoraggiare “una distinzione positiva e rispettosa tra la sfera politica e quella religiosa”, in modo da “preservare sia la libertà religiosa di tutte le persone, sia il ruolo insostituibile della religione” nella formazione delle coscienze e dell’etica nella società.

14 ottobre 2020, 13:16