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San Girolamo: maestro d’amore, studio e traduzione della Bibbia

Il cardinal Gianfranco Ravasi, biblista e presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, presenta la Lettera apostolica Sacrae Scripturae affectus, firmata oggi da Papa Francesco, a 1600 anni dalla morte del santo a Betlemme. “Dobbiamo tornare ancora a stimolare da un lato lo studio della Parola di Dio, e dall'altro, la scoperta che essa è ‘lampada per i passi’ nel cammino della vita del credente”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“L’amore per la Bibbia è stato il filo conduttore di tutta la sua esistenza” e grazie alla sua traduzione della Sacra Scrittura in latino è stato il primo a favorire il suo trasferimento, come Parola di Dio incarnata nel tempo e nello spazio di Gesù, al tempo e lo spazio in cui noi siamo immersi”. Così il cardinal Gianfranco Ravasi, biblista e presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, presenta la Lettera apostolica Sacrae Scripturae affectus, firmata oggi da Papa Francesco, e la figura di san Girolamo, a 1600 anni dalla sua morte a Betlemme. Gli chiediamo in cosa consiste la “grande attualità” della sua figura, di cui parla il Papa nella Lettera.

Ascolta l'intervista al cardinal Gianfranco Ravasi

R. - Il cuore della figura di Girolamo è soprattutto nell'amore per la Bibbia. Il titolo stesso della Lettera Apostolica del Papa Scripturae Sacrae Affectus, questo appello nei confronti della scrittura, dell'amore per la Bibbia, è stato il filo conduttore di tutta la sua esistenza che ha avuto come punto di partenza un’esperienza che lui descrive come se fosse onirica: una visione in cui Cristo gli appare e gli dice: “Tu non sei cristiano, ma ciceroniano”. E da quel momento in avanti egli comincia proprio questa storia legata alla Parola di Dio. La sua vicenda personale, sarà la vicenda anche di tutta la Chiesa che per secoli dipenderà dal suo lavoro.

 

Il Papa invita anche tutte le istituzioni culturali della Chiesa a prendere esempio da San Girolamo, per essere luogo dove il sapere diventa servizio per la comunità…

R. – San Girolamo è un grande testimone dello studio accurato. Lui si mette a studiare le lingue, lui che dice “Io, che amavo lo splendore di Cicerone, le meraviglie della letteratura latina, sono costretto a pronunciare questi suoni difficili”, soprattutto l'ebraico e l'aramaico. Ebbene tutto questo è correlato all'amore per la Parola. La Parola di Dio si è espressa in parole umane legate a una cultura e una lingua. In questa luce, possiamo dire che tutti gli istituti scientifici, accademici che cercano di studiare filologicamente, storicamente, criticamente, archeologicamente la Bibbia, continuano la tradizione di Girolamo. Per far sì che questa Parola manifesti tutta la ricchezza dei suoi germi spirituali, tutte le scintille della sua luce.

Francesco chiede che nelle facoltà di Teologia sia rafforzato l'insegnamento della Sacra Scrittura e che ogni cristiano sia formato per capire la Bibbia e trarne i frutti per la propria vita. Qual è la situazione oggi, a 10 anni dalla Dei Verbum di Papa Benedetto XVI?

R. - Dobbiamo dire che sicuramente l'esperienza del Concilio Vaticano II ha operato una riappropriazione della Bibbia nella comunità cattolica, soprattutto. Tuttavia, noi abbiamo visto lentamente appannarsi questa attenzione, questo studio e la Bibbia lentamente è ritornata ancora sugli scaffali a impolverarsi, anche se ancora molto ricca nella liturgia e molto presente ancora nella catechesi e nella teologia. L'esortazione post-sinodale Dei Verbum di Papa Benedetto XVI, dopo un Sinodo dedicato alla Parola di Dio, ha avuto il compito di rinvigorire questa attenzione. Dobbiamo ritornare ancora, perciò, proprio attraverso la Scripturae Sacrae Affectus, a stimolare da un lato lo studio della Bibbia e dall'altra parte la scoperta che essa è, come la Bibbia stessa dice, lampada per i passi nel cammino della vita, della morale e dell'esistenza del credente.

E come stiamo a traduzioni della Bibbia nel mondo, fondamentali, scrive il Papa per l'inculturazione del Vangelo?

R.- Le traduzioni della Bibbia continuano in maniera sistematica. E’ un'operazione molto complessa perché deve evidentemente traghettare un mondo che è molto differente, come il mondo dell'antichità biblica, dato che la Bibbia è incarnata, è una Parola di Dio nel tempo e nello spazio, al tempo e lo spazio in cui noi siamo immersi.

In conclusione Papa Francesco lancia un forte appello contro l'analfabetismo, non solo religioso, e chiede ai giovani di appassionarsi alla ricerca dell'eredità della cultura cristiana...

R. - Questo appello, noi sappiamo, tocca non soltanto il Libro per eccellenza “Biblia” vuol dire i libri, ma tocca un po' tutto il libro. Diciamo che la sensibilità nei confronti della lettura è molto abbassata, anche perché ormai tendenzialmente soprattutto i giovani ricorrono all'immagine, allo schermo. Il Papa, perciò, punta in maniera particolare sui giovani. Io vorrei proprio concludere con la parola stessa del Papa, con questo suo appello ai giovani. “Specialmente ai giovani – scrive - voglio lanciare una sfida: partite alla ricerca della vostra eredità. Il cristianesimo vi rende eredi di un insuperabile patrimonio culturale di cui dovete prendere possesso. Appassionatevi di questa storia, che è vostra. Osate fissare lo sguardo su quell'inquieto giovane Girolamo che, come il personaggio della parabola di Gesù, vendette tutto quanto possedeva per acquistare “la perla di grande valore”.

30 settembre 2020, 15:20