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Sorge: nelle catechesi il Papa allarga l’idea di solidarietà

Secondo padre Bartolomeo Sorge, esperto di Dottrina Sociale della Chiesa, il nuovo ciclo di catechesi del mercoledì di Francesco sta trasformando il concetto di solidarietà in una fraternità che riguarda anche il Creato

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

Nel pieno dell’anno della pandemia, dallo scorso 5 agosto, Papa Francesco ha inaugurato un nuovo ciclo di catechesi per le udienze generali del mercoledì che - da poche settimane - si tengono di nuovo alla presenza dei fedeli, nel Cortile di San Damaso. Il ciclo s'intitola "Guarire il mondo" e parte dall'idea, illustrata dal Papa in apertura della serie, che come cristiani siamo tutti chiamati a continuare l'opera di "guarigione e salvezza" di Gesù in senso fisico, sociale e spirituale. La Chiesa - ha spiegato Francesco - nel corso della sua storia ha sviluppato a questo fine dei principi che possono aiutarci ad andare avanti nel tempo di pandemia, che sta smascherando profonde diseguaglianze.

Il Papa ha citato in quell'occasione i principi più importanti della Dottrina Sociale della Chiesa, tra loro strettamente connessi: "La dignità della persona, il bene comune, l'opzione preferenziale per i poveri, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la cura per la nostra casa comune". Padre Bartolomeo Sorge sj, già direttore de La Civiltà Cattolica e direttore emerito di Aggiornamenti Sociali, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, segue il percorso che attraverso questi principi sociali conduce alla prossima Enciclica di Francesco: "Fratelli tutti", spiegando, innanzitutto, che tipo di guarigione può promettere la Chiesa:

L'intervista a padre Bartolomeo Sorge

R.- Chi guarisce veramente è solo Gesù, nel senso che è lui che può guarire e ha compiuto miracoli. Però ci ha spiegato Lui stesso nel Vangelo che guariva i corpi con lo scopo di rivelare che era venuto al mondo per guarire le anime, dal peccato personale, e il mondo, dal peccato sociale. Prima dell'Ascensione, dopo la Risurrezione, Gesù lasciò alla Chiesa il potere che Lui aveva di guarire. Così facendo ha trasformato la Chiesa in quell'ospedale dal campo di cui parla tanto Papa Francesco. Ma che cosa guarisce la Chiesa? Se teniamo come riferimento le guarigioni che effettuava Gesù dobbiamo dire che guarisce soprattutto i cuori. Però nello stesso tempo ha sempre considerato parte della sua missione quella di servire gli ammalati fisici, i poveri e tutti i bisognosi. Quindi la Chiesa continua la missione di Gesù sulla terra guarendo i cuori, ma quando può aiutando anche a guarire i corpi.

Secondo il Papa la disuguaglianza sociale e il degrado ambientale, evidenziati dalla pandemia, hanno la stessa radice: si dimentica il principio della destinazione universale dei beni. Quanto è centrale nella dottrina sociale cattolica?

R.- La dottrina sociale della Chiesa ha preso coscienza progressivamente di questo principio. È interessantissimo seguire il filo rosso che porta a questa consapevolezza. Leone XIII, nella Rerum novarum, concentra la sua attenzione soprattutto sulla dignità della persona e i diritti personali inalienabili. Poi Pio XI e Pio XII allargano la visione e la allargano fino a studiare i diversi modelli di società. Questi due pontefici non si occupano più solamente dei diritti personali ma dei modelli sociali come il comunismo e il liberismo, arrivando a proporre la famosa “terza via” cristiana. Poi, da Papa Giovanni, attraverso il Concilio, fino a Paolo VI e Giovanni Paolo II e poi a Papa Benedetto, la dottrina sociale della Chiesa ha allargato ancora l'orizzonte e non si è fermata più soltanto ai modelli di società, ma ha abbracciato il mondo. Vengono presi in esame i rapporti tra Nord e Sud: tra il Nord ricco e il Sud povero, in un mondo che si globalizza. Poi arriva da buon ultimo Papa Francesco che allarga ancora di più il campo e passa dalla solidarietà fra tutti gli esseri umani del mondo al concetto di “fraternità”. Ma la cosa più interessante è che il concetto di fraternità secondo Papa Francesco si allarga fino all'incontro con la natura. Qui il Papa sembra proprio ispirarsi al Poverello di Assisi che predicava agli uccelli, parlava con gli animali, rabboniva il lupo di Gubbio e poi chiamava fratelli il sole e il fuoco e sorelle la luna e l'acqua. Quindi credo ci sia stato un progresso enorme nella Dottrina sociale della Chiesa. I principi fondamentali sono stati applicati via via in senso più largo: dalla persona ai modelli di società, poi al mondo intero, quindi alla globalizzazione, e oggi addirittura al cosmo. Papa Francesco, parla con il creato, l’ambiente, come San Francesco parlava con gli uccelli e il lupo. Lo trovo bellissimo.

Per il Papa la solidarietà è l'unica strada per uscire migliori dalla crisi della pandemia. Ma non è una parola un po' logorata? Come riscoprirla?

R.- Sono tante le parole che si sono logorate in questa trasformazione del mondo. Io direi che conviene aspettare la nuova Enciclica che sarà pubblicata il 4 ottobre: “Tutti Fratelli”. Papa Francesco lo ha anticipato parlando nelle sue catechesi del mercoledì al Cortile di San Damaso: dobbiamo passare dalla solidarietà alla fraternità. Di per sé un accenno a questo passaggio si trova già nell’enciclica sociale di Papa Benedetto XVI, la Caritas in veritate, dove, davanti ai problemi di ingiustizia sociale si auspica la realizzazione di un’autentica “fraternità”. Ma credo che nel documento che tutti stiamo aspettando il Papa ci farà capire come questa parola un po' abusata, solidarietà, se viene tradotta in termini nuovi e più ampi ancora, non è affatto inutile ma viene sublimata nella fraternità.

18 settembre 2020, 09:00