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Tratta, Santa Sede: garantire diritti e libertà fondamentali delle vittime

Si è conclusa in Austria la 20.ma Conferenza dell’Alliance against Trafficking in Persons. Ai lavori ha partecipato, a nome della Missione permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, monsignor Joseph Grech

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

È una delle attività illegali più redditizie del mondo, ma anche quella in cui il tasso di impunità è ancora molto, troppo alto: il traffico di esseri umani conta oggi circa 40 milioni di vittime. Sono in maggioranza donne, ma anche uomini e sempre più bambini e bambine. Persone trattate da reti criminali come merce di scambio e ridotte in condizioni di semi-schiavitù per lo sfruttamento sessuale e lavorativo, per l’accattonaggio, matrimoni precoci, adozioni illegali, anche espianti di organi. Un’attività che resta spesso impunita: per ogni 2.154 vittime, oggi solo un trafficante di esseri umani viene condannato, nonostante l’accresciuto impegno delle istituzioni nazionali e internazionali e delle ong per contrastare questo turpe fenomeno.

Porre fine all’impunità

Il rilancio degli sforzi per porre fine all’impunità, assicurare giustizia alle vittime, proteggerle e garantire l’effettivo rispetto dei loro diritti umani fondamentali sono stati gli ’obiettivi della 20.ma Conferenza dell’Alliance against Trafficking in Persons, una piattaforma di advocacy e cooperazione contro la tratta che riunisce organizzazioni internazionali e della società civile. L’evento, intitolato “Porre fine all’impunità: fare rispettare la giustizia perseguendo il traffico di esseri umani”, si è svolto dal 20 al 22 luglio a Vienna, ed è stato organizzato in collaborazione con l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). Ai lavori ha partecipato, a nome della Missione permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, monsignor Joseph Grech, intervenuto a quattro panel di discussione. 

Risorse insufficienti

La discrepanza sconcertante tra l’alto numero delle vittime e il basso numero di processi e condanne per traffico di esseri umani, ha osservato il vescovo maltese nel primo dei suoi interventi, pone l’interrogativo sulla effettiva applicazione delle misure che gli Stati si sono impegnati ad adottare per combattere il fenomeno. “Nonostante gli sforzi della comunità internazionale, le risorse scarseggiano, soprattutto a causa delle continue crisi economiche e dell’instabilità socio-politica in molti Stati”. Inoltre - ha aggiunto - l’inadeguato finanziamento dei sistemi giudiziari nazionali incoraggia a puntare su risultati immediati, ma di portata limitata, anziché sulla cattura e condanna dei "pesci grossi". La conseguenza - ha evidenziato - è che così viene perpetuata l’impunità dei trafficanti di persone.

Giustizia per le vittime

Resta poi il problema di fondo dell’accesso delle vittime alla giustizia e della garanzia dei loro diritti fondamentali: persone vulnerabili rese ancora più fragili - come sottolineato da Papa Francesco - da un sistema economico dominato dagli interessi del capitale speculativo globale e adesso anche segnato dalla pandemia del Covid-19. Per queste persone - ha rimarcato il delegato pontificio - i sistemi giudiziari sono chiamati a garantire un trattamento equo ma anche sostegno concreto durante i procedimenti.

Coordinamento tra forze di polizia

Per combattere in modo efficace le grandi organizzazioni criminali internazionali che gestiscono la tratta - ha sottolineato monsignor Grech nel secondo panel di discussione - è quanto mai urgente anche un maggiore coordinamento intergovernativo e quindi lo scambio di più di informazioni e dati tra le polizie dei vari Stati, attraverso agenzie come l’Interpol e l’Europol. Fondamentale è poi assicurare l’effettiva indipendenza dei sistemi giudiziari.

Ruolo dei media

Non meno importante - ha spiegato - è il sostegno dei media che possono promuovere campagne per sensibilizzare i politici e l’opinione pubblica. Ottenere giustizia per le vittime non deve essere il solo obiettivo dei procedimenti legali contro i responsabili, ha precisato il rappresentante della Santa Sede nel suo terzo intervento. Occorre garantire i loro diritti umani prima, durante e dopo i processi: quindi metterli in condizione di testimoniare contro i loro aguzzini in sicurezza, anche attraverso colloqui preregistrati o facendosi rappresentare da parti terze, garantire adeguati risarcimenti e offrire opportunità per il loro pieno reinserimento sociale.

Tutelare i diritti delle vittime

Nell’intervento conclusivo, monsignor Grech ha quindi ribadito gli orientamenti di fondo della Santa Sede nella lotta contro la tratta. A cominciare dal rispetto dei diritti umani e la dignità della persona che - ha affermato - non deve servire solo a limitare gli arbitri e gli eccessi dell'uso della forza pubblica negli Stati, ma deve anche “fungere da criterio guida per perseguire e punire quelle azioni che rappresentano l’attacco più grave contro la dignità e l'integrità di ogni persona umana". In questo senso, la Santa Sede sostiene con forza l'impegno dell'Alleanza contro il traffico di esseri umani per la creazione di un sistema legislativo che si concentri principalmente sulle persone e che difenda i loro diritti inalienabili e le libertà fondamentali. “Ogni ordinamento ” - ha concluso il rappresentante pontificio - dovrebbe garantire che i diritti delle vittime non siano violati e offrire loro tutta l'assistenza necessaria, monitorando al contempo l’applicazione delle leggi contro la tratta”. 

23 luglio 2020, 13:27