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Il cardinale Ayuso: il mondo non torni a quello che era prima della pandemia

Intervento in videoconferenza all’Onu del cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso: “Abbiamo capito che la nostra vita, la vita delle nostre comunità, non può essere separata da quella degli altri. Dipendiamo l'uno dall'altro”. Dal porporato anche l’invito a unirsi alla giornata di preghiera del 14 maggio

Amedeo Lomonaco  - Città del Vaticano

L’immagine di Piazza San Pietro vuota e sferzata lo scorso 27 marzo dal vento e dalla pioggia durante il momento straordianario di preghiera in tempo di pandemia presieduto da Papa Francesco. È questa indelebile scena il punto di partenza dell’intervento, alla videoconferenza promossa dall’Onu, del cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.

Sviluppando il tema “Il ruolo dei leader religiosi nell'affrontare le sfide legate al Covid-19”, il porporato ha ricordato le parole pronunciate in quell’occasione dal Pontefice: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”. Durante il suo intervento, il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso ha indicato tre nodi centrali: unità, solidarietà e fraternità.

Unità

“Dobbiamo sempre ricordare - ha detto il cardinal Ayuso - che la base della nostra collaborazione e del nostro dialogo c’è la radice comune della nostra umanità; siamo tutti parte della famiglia umana". “Credo - ha aggiunto - che siamo diventati più uniti e abbiamo capito che la nostra vita, la vita delle nostre comunità, non può essere separata da quella degli altri. Dipendiamo l'uno dall'altro”. “Il nostro sentirci uniti non è dovuto alla forza del potere economico o a quella delle armi, ma piuttosto al fatto che ci siamo scoperti deboli e fragili e, quindi, bisognosi l'uno dell'altro”.

Solidarietà

Il porporato si è poi concentrato su un altro elemento essenziale, soprattutto in questo tempo: la solidarietà. “Questa consapevolezza della nostra unità - ha detto - ci richiede, come leader religiosi insieme alle nostre comunità, di essere solidali con l'umanità duramente colpita. Questo non può essere, infatti, un momento di indifferenza, o di egoismo, o di divisione; con tutta l'umanità che soffre, dobbiamo essere uniti nell'affrontare la pandemia”. “La via da seguire è quindi quella di trovare il coraggio di aprire lo spazio per nuove forme di solidarietà”. Ed è importante che “nessuno venga lasciato indietro”. Oltre al grande impegno, per la salute ed economici, questa pandemia richiede anche uno sforzo, ancora maggiore, “per gettare nuove basi e sconfiggere ogni ingiustizia e disuguaglianza”. “Il mondo - ha affermato il cardinal Ayuso - non deve tornare a quello che era prima della pandemia, ma piuttosto deve cogliere l'opportunità di creare una nuova e migliore società globale”.

Fraternità

Riconoscersi fratello e sorella, ha spiegato il porporato, è il primo passo “per abbattere i muri innalzati dalla paura e dall’ignoranza”. “Questa pandemia ci dà la spinta per cercare insieme di costruire ponti di amicizia e di fraternità, fondamentali per il bene di tutta l'umanità. Questo spirito di fraternità, in cui siamo uniti, ci sosterrà e ci aiuterà a superare questi momenti difficili”. La fraternità, ha osservato il cardinal Ayuso, non può essere una peculiarità esclusiva da riservare solo al proprio gruppo, alla propria comunità, cultura e religione. Ma deve includere tutti.

Giornata di preghiera del 14 maggio

In questo tempo di incertezza, la missione - come ha sottolineato Papa Francesco lo scorso 12 aprile nel messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua - è quella di diffondere “il contagio della speranza”. “Grazie ai nostri valori spirituali noi leader religiosi - ha detto il cardinale Ayuso - possiamo contribuire a far rinascere questa umanità dolorosamente colpita”. “Riconosciamo che questa pandemia globale richiede una risposta globale basata sull'unità, sulla solidarietà e sulla cooperazione multilaterale”. Il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso ha infine invitato tutti a unirsi, il prossimo 14 maggio, alla giornata di preghiera, di digiuno e di invocazione a Dio Creatore per l’umanità colpita dalla pandemia. “Per affrontare le sfide attuali e quelle dell'immediato futuro, noi leader religiosi siamo chiamati a promuovere l'unità, la solidarietà e la fratellanza”. “Vogliamo rispondere alla pandemia del virus - ha concluso - con l'universalità della preghiera. Restiamo uniti”.

12 maggio 2020, 17:28