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Piazza San Pietro. Quelle lunghe braccia sempre aperte

La piazza “a braccia aperte maternamente”, come pensata dal Bernini, è "l'immagine più efficace di una Chiesa che predica e pratica la misericordia". Nell'articolo di Piero Di Domenicantonio, pubblicato dall'Osservatore Romano, i ricordi e le nostalgie "in questi giorni vissuti a distanza di sicurezza"

Piero Di Domenicantonio - Città del Vaticano

C’è un abbraccio che mi manca in questi giorni vissuti a distanza di sicurezza. Un altro oltre a quello delle persone care, doverosamente sostituito da una telefonata, un messaggio o, al più, un sorriso scambiato con gli occhi e da lontano. È l’abbraccio di una piazza, divenuta deserta come lo è per piazze e strade di tutta Italia e, in più, prudentemente chiusa anche alla circolazione pedonale per evitare ogni possibile raduno di persone.

San Pietro, la piazza un po' cortile di casa

Le immagini di luoghi noti e familiari che, attraverso la televisione, rimbalzano nelle nostre case hanno un che di surreale. Le guardiamo con angoscia e preoccupazione, ma talvolta riusciamo anche a leggerle come il segno della maturità di un popolo alle prese con un’emergenza mai pensata prima. Ma piazza San Pietro, deserta e chiusa dalle transenne, fa un effetto a parte. Soprattutto a chi ha il privilegio di considerarla, da sempre, un po’ il cortile di casa. Ci si andava da bambini, quando ancora l’obelisco era una grande rotatoria per le automobili che potevano circolare e parcheggiare liberamente. Io e mio fratello portavamo la bicicletta col permesso della mamma che però ci lasciava pedalare solo nel cerchio più stretto, proprio quello sotto l’obelisco, dove le automobili non potevano entrare. E poi, da grandicelli, ci si passava anche quando non era necessario, inserendo quell’immersione nella bellezza, fatta di fede e di arte, nel percorso mattutino verso la scuola o in quello pomeridiano con gli amici senza una meta precisa. Ogni volta, fino alla scorsa settimana, la stessa sensazione: quella di sentirsi parte dell’abbraccio tra la Chiesa e il mondo.

La piazza che rappresenta il mondo

Se non la si attraversa a testa bassa, piazza San Pietro regala sempre l’emozione di un misterioso scambio di affetti. Quell’essere “a braccia aperte maternamente”, secondo il geniale progetto del Bernini, ne fa l’immagine più efficace di una Chiesa che predica e pratica la misericordia, che non si mette al sicuro nelle sacrestie, ma va incontro, chiama, accoglie. Che si fa “ospedale da campo”, andando in soccorso di chi ne ha bisogno, anche solo per offrire un posto sicuro dove trascorrere la notte proprio come è avvenuto in questi ultimi anni, sotto il colonnato, per tanti senza dimora di Roma. Ma piazza San Pietro è anche il luogo che più di tutti rappresenta il mondo. Perché è meta irrinunciabile di innumerevoli pellegrini e turisti, ma soprattutto perché è qui, davanti alla basilica che celebra il martirio dell’apostolo Pietro, che tutti sentono il battito forte e rassicurante della Chiesa sparsa in ogni dove.

La nostalgia di un abbraccio

In questi giorni di molteplici rinunce, forse anche la nostalgia per l’abbraccio di piazza San Pietro può essere l’occasione per ripensare il nostro essere soggetti e oggetti di questa corrente di affetti. Per lasciarci meravigliare di fronte a un mistero che ci chiede di non chiudere le braccia su noi stessi, ma di tenerle aperte.

14 marzo 2020, 16:25