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Gallagher: dagli Archivi la grandezza della figura di Pio XII

Intervista con il Segretario per i Rapporti con gli Stati: le carte messe a disposizione per gli studiosi il 2 marzo racconteranno la grande opera di carità di Pacelli e anche i tentativi di contatto con il blocco sovietico

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Tutto è pronto ormai per l’apertura degli Archivi della Santa Sede relativi al pontificato di Pio XII. Tra i documenti che saranno a disposizione degli studiosi ci sono quelli del dell’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Con l’apertura dell’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati che tipo di documenti saranno dati in consultazione?

R . - L’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati è l’archivio di una Istituzione ancora vivente e di origine abbastanza recente, cioè con origini nel 1814. L’Archivio Storico della Segreteria di Stato (Sezione Rapporti con gli Stati) è fisiologicamente collegato all’azione dell’ente produttore. La sua fisionomia risiede proprio nello sviluppo e nell’azione della Segreteria di Stato su scala internazionale, la diplomazia del Papa in difesa della pace e della giustizia per i popoli. I documenti che una volta appartenevano alla Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (AA.EE.SS.) e, dopo gli anni 1960, al Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa (AA.PP.) sono tutti conservati presso nostra Sezione. Inoltre si conservano le Sessioni di riunione dei cardinali della Sacra Congregazione degli AA.EE.SS.; il fondo Caprano e le carte del cardinale Agostino Casaroli.

Che cosa contiene l’Archivio Storico della Segreteria di Stato circa il pontificato di Pio XII? Di quanti documenti stiamo parlando?

R .- Il pontificato di Pio XII (1939-1958) solcò un periodo decisivo della storia del Novecento, dal Secondo conflitto mondiale alla Guerra Fredda, un ventennio. Il materiale documentario appartenente al pontificato Pio XII, si aggira intorno ad un totale di 2 milioni di carte, per un equivalente di circa 323 metri lineari. Le carte raccontano l’azione della Santa Sede durante il conflitto mondiale; rapporti diplomatici; le questioni concordatarie, trattati, ratifiche; le opere umanitarie e di assistenza; le relazioni periodiche circa le situazioni politico-religiose; le questioni scolastiche; le questioni riguardanti lo Stato Vaticano; l’azione di alcuni protagonisti come il cardinale Maglione, monsignor Tardini e monsignor Montini, ecc.

Una delle peculiarità del vostro Archivio è la digitalizzazione dei documenti. Quali i vantaggi per gli studiosi?

R. - Il 2 marzo più di 1.300.000 documenti digitali interfacciati con un inventario saranno messi a disposizione degli studiosi. I primi 10 anni del pontificato pacelliano (1939-1948) di tutte le serie sono interamente pronte. Della seconda metà, il dopo 1948, si sta procedendo gradualmente a completare tutte le serie. La digitalizzazione ha molti vantaggi: per la conservazione, il metodo della digitalizzazione garantisce un più corretto mantenimento di documenti unici al mondo, eliminando l’usura derivante dal trasporto delle carte e dalla consultazione cartacea. C’è poi un vantaggio per la consultazione: la capienza della Sala di Consultazione è di 20+2 persone. Ogni studioso potrà accedere, da ogni singola postazione, all’intera quantità di documenti disponibile. Tutti gli studiosi ammessi potranno consultare in contemporanea con altri tutti i documenti a disposizione. Non si perde più tempo ad aspettare e la ricerca è libera a 360 gradi. Anche la velocità nella ricerca e nella consultazione sarà, probabilmente, molto apprezzata. Un altro vantaggio della digitalizzazione sarà la possibilità di richiedere in tempo reale le copie del documento che si vorrà portare con sé. Richieste e riproduzioni dei documenti avverranno in automatico. La nuova Sala di Consultazione Pio XII, nella Torre Borgia, è dotata di appositi terminali per la visione.

Può citare qualche serie o fondo particolare?

R. - A parte le serie tradizionali del fondo AA.EE.SS. che corrispondono in gran parte alle nazioni con cui la Santa Sede intrattiene rapporti diplomatici, posso menzionare i volumi del S.A.R.E., Servizio Ascolto Radio Estere. Dal maggio 1944, verso la fine della guerra un gruppo di religiose deputate all’ascolto delle principali radio ascoltavano e trascrivevano i programmi dedicati alla guerra con notizie sul conflitto, informando in tempo reale i Superiori della Segreteria di Stato Si trattava di diverse emittenti in vari nazioni in diversi continenti. Anche “L’opera della Santa Sede per la salvezza di Roma 1939-1944.” merita sicuramente di essere menzionato. E poi, c’è une grande novità: un ingente quantitativo di carte del fondo multilaterale (quasi 100.000 documenti digitali) potrà risultare di grande interesse.

Dall’accurato lavoro di catalogazione e digitalizzazione svolto, cosa si può dire della figura di Papa Pacelli durante la guerra?

R. - La figura del Papa emerge in tutta la sua grandezza, come difensore dell’umanità e come autentico pastore universale. Pacelli è stato un diplomatico coraggioso. Da Papa ha mostrato una carità illimitata, non sempre compresa e condivisa nemmeno all’interno delle mura vaticane. Dalle carte risulteranno evidenti gli sforzi fatti per cercare di rispondere alle richieste di aiuto per la salvezza dei perseguitati e dei bisognosi in pericolo di vita. Emergerà, sicuramente, anche l’odio del nazismo nei confronti della Chiesa cattolica e del Papa stesso.

L’Archivio Storico relativo al pontificato di Pio XII offrirà squarci interessanti sul periodo iniziale della Guerra Fredda. Che cosa ci possiamo aspettare? È vero che Papa Pacelli può in qualche modo essere considerato un precursore dell’Ostpolitik?

R. - Non sta a me emettere pareri o giudizi, ma certo è che emergeranno carte inaspettate che offriranno nuova luce su molte questioni. Recenti studi indicano che ci fu, soprattutto nell’immediata dopoguerra, una febbrile attività di religiosi mandati dal Papa per tentare negoziati con dei soviet alti locati. Le fonti già a disposizioni parlano della volontà di Pio XII di trovare un ‘modus vivendi’, parola chiave della cosiddetta Ostpolitik. Forse troveranno ben presto conferma

01 marzo 2020, 10:30