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Marino: la lettera del Papa per una Chiesa sempre più in uscita

A Vatican News, l’intervista a monsignor Joseph Marino, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, sulla lettera di Papa Francesco che istituisce un anno di missione per i futuri nunzi. Il presule: è una guida alla conversione del cuore per crescere come sacerdoti prima che come diplomatici

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

La richiesta di Papa Francesco, contenuta nella lettera resa nota oggi, di integrare nei curriculum di formazione per i sacerdoti candidati al servizio diplomatico della Santa Sede un anno di impegno missionario richiede, secondo monsignor Joseph Marino, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, una conversione. Implica infatti l’uscire da se stessi, lavorando perché la Chiesa assuma un volto ancora più missionario. Il nuovo corso prenderà il via a settembre 2020. A Vatican News, monsignor Joseph Marino sottolinea come la lettera sia un testo su cui riflettere profondamente per svolgere al meglio il servizio “nella e per la Chiesa”.

R. – Sabato primo febbraio sono stato ricevuto in udienza dal Santo Padre; nel corso di questa udienza mi ha detto di avere deciso di rendere l’esperienza missionaria parte della formazione che avviene nella Pontificia Accademia Ecclesiastica. In questa occasione, Papa Francesco ha ribadito chiaramente, come ha scritto anche nella sua lettera, che la formazione a cui si riferisce è fondamentalmente sacerdotale e pastorale e per estensione deve comprendere l’esperienza e la formazione missionaria. Se guardiamo al pontificato di Papa Francesco, fin dalla sua elezione, egli ha ripetuto più volte di sognare una Chiesa missionaria, una Chiesa in uscita. E penso che dobbiamo tornare a leggere la Evangelii gaudium perché in questo documento è racchiusa la visione che Papa Francesco ha della Chiesa. Certamente, noi in quanto rappresentanti dobbiamo avere lo stesso spirito e la stessa visione. Questa visione produce in realtà un effetto trasformatore su tutti noi perché ci chiede una vera conversione, che significa che dobbiamo uscire da noi stessi, dai nostri interessi personali e ci spinge ad abbracciare quelle Chiese, persino quei Paesi, che hanno maggiormente bisogno della presenza paterna del Santo Padre. Per questo, l’esperienza missionaria – e sto molto riflettendo su questo, nelle ultime ore, da quando ho ricevuto la lettera – può essere considerata come una specie di esercizi spirituali per la nostra conversione, per potere svolgere il servizio nella e per la Chiesa.

 

Papa Francesco, nella lettera che le ha inviato, parla di sfide per la Chiesa, per il mondo. Sfide crescenti che attendono gli allievi dell’Accademia alle quali bisogna rispondere con la formazione sacerdotale, pastorale ma anche con quella specifica della vostra Accademia. Ci può spiegare meglio come si articola il percorso formativo dell’Accademia? Cosa si studia e come?

R. – La vita in Accademia è prima di tutto e soprattutto la vita di una comunità di sacerdoti. A me piace considerare il tempo passato in questa istituzione come un’occasione per approfondire la nostra vita sacerdotale e per sviluppare costantemente uno spirito pastorale veramente profondo. Solo in questo modo, credo, possiamo essere veri ed efficaci ambasciatori della Chiesa. Ricordo il mio studio qui, nell’Accademia, quando uno dei Lettori affermava che prima di essere diplomatici, siamo sacerdoti, e che i popoli ai quali siamo inviati, compresi i nostri colleghi diplomatici, ci avrebbero guardati ed esaminati prima di tutto come sacerdoti, prima di considerarci diplomatici. L’Accademia fornisce anche corsi di diplomazia che sono necessari per lo svolgimento dei nostri incarichi.

 

Le destinazioni saranno destinazioni locali. Con chi dovrà iniziare a collaborare quindi l’Accademia e come avverranno la selezione, la scelta e anche la destinazione?

R. – Questi elementi sono in corso di elaborazione; io sono sicuro di poter contare sui nunzi in tutto il mondo per un contributo nella formulazione, implementazione e sostegno a questo nuovo aspetto della formazione in Accademia. Una cosa è certa: facendo questa esperienza missionaria nei diversi Paesi sapremo testimoniare in prima persona il lavoro gioioso e pieno di dedizione del missionario, portando il Vangelo in tutte le sue sfaccettature. E penso che questo ci darà ancora più entusiasmo nella nostra opera di diplomatici per la Santa Sede.

17 febbraio 2020, 17:21