Musei Vaticani, tornano in Cappella Sistina gli arazzi di Raffaello

Dal 17 fino al 23 febbraio, i dieci arazzi degli Atti degli Apostoli, tessuti tra il 1516 e il 1521 su cartoni del grande pittore urbinate, scomparso 500 anni fa, sono esposti sulle pareti affrescate a finti tendaggi della Sistina, collocazione per la quale erano stati commissionati da Papa Leone X. Il direttore Jatta: “sono il completamento teologico degli affreschi quattrocenteschi e della Genesi e del Giudizio Universale di Michelangelo”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

E’ come tornare indietro di 500 anni, alla notte di Santo Stefano del 1519, quando, a Raffaello ancora vivo, ma sarebbe morto pochi mesi dopo a soli 37 anni, vennero appesi alle pareti della Cappella Sistina i primi sette arazzi realizzati a Bruxelles dalla bottega del tessitore Pieter van Aelst su cartoni del pittore urbinate. Il colpo d’occhio è davvero magnifico, ed è pienamente riuscito l’intento della ricostruzione storica voluta dalla direzione dei Musei Vaticani per celebrare il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio, nato ad Urbino nel 1483 e morto a Roma il 6 aprile 1520, nel giorno del Venerdì santo, per una febbre improvvisa.

Un allestimento che Raffaello non ammirò al completo

Dal 17 al 23 febbraio 2020, i visitatori dei Musei Vaticani possono ammirare la Cappella Sistina adorna dei preziosi arazzi della serie Atti degli Apostoli realizzati su cartoni di Raffaello. Dopo la presentazione della ricostruita “Pala dei Decemviri”, opera di Pietro Perugino maestro di Raffaello, ai Musei Vaticani entrano nel vivo le celebrazioni raffaellesche, con la rievocazione del suggestivo allestimento in Cappella Sistina  che l’artista urbinate non poté mai ammirare al completo.

L' arazzo "San Paolo predica ad Atene", appeso sotto "La consegna delle chiavi" del Perugino
L' arazzo "San Paolo predica ad Atene", appeso sotto "La consegna delle chiavi" del Perugino

Le vite di san Pietro e san Paolo

I Pontefici Sisto IV (1471-1484) e Giulio II (1503-1513) fecero eseguire nella Cappella Magna di Palazzo rispettivamente il ciclo pittorico delle pareti e la volta michelangiolesca. Papa Leone X (1513-1521) volle completare, tramite l’arte, il messaggio religioso di uno dei luoghi più sacri della cristianità e, nel 1515, incaricò Raffaello del prestigioso compito di realizzare i cartoni preparatori per una serie di arazzi destinati a rivestire la zona inferiore delle pareti affrescate a finti tendaggi. Tra il 1515 e il 1516, Raffaello concepì un grande ciclo monumentale con le storie delle vite di san Pietro e san Paolo, e i cartoni preparatori vennero mandati a Bruxelles per la realizzazione degli arazzi nella bottega del tessitore Pieter van Aelst. I dieci arazzi giunsero in Vaticano fra il 1519 e il 1521.

Gli arazzi torneranno nella Pinacoteca Vaticana

La rievocazione storica offre per un’intera settimana l’eccezionale opportunità di ammirare, nella sede per cui furono pensati e voluti da Papa Leone X, tutti gli arazzi di Raffaello conservati nelle Collezioni Vaticane ed esposti a turno nel Salone di Raffaello della Pinacoteca Vaticana. Si tratta di un omaggio all'artista ma anche all’antica consuetudine di adornare la maggiore Cappella Papale durante le solenni cerimonie liturgiche del passato, riscoperta dopo anni di impegnativi studi da parte di specialisti internazionali che hanno confrontato le scarne notizie storiche sulle solenni cerimonie liturgiche per le quali gli arazzi venivano adoperati.

Jatta: la Sistina nella veste più bella

Dopo aver provato l’esposizione in modo parziale e per alcune ore nel 1983 e nel 2010, secondo varianti interpretative, nell’anno 2020 si è deciso di proporre la serie completa di tutti gli arazzi nell’originale posizionamento, compatibilmente con le trasformazioni subite nei secoli dalla Cappella Sistina, a cominciare da quella della parete dell’altare con la realizzazione del “Giudizio Universale” di Michelangelo. Così il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, presenta l’iniziativa a Vatican News.

Ascolta l'intervista a Barbara Jatta

R. - E’ un momento importante, un modo di celebrare i 500 anni dalla morte di un grandissimo artista identitario non soltanto della cultura figurativa italiana e vaticana ma soprattutto universale. Abbiamo pensato di fare questa rievocazione storica, rimettendo nel luogo per il quale furono commissionati nel 1515 e dove furono appesi dal 1519 i meravigliosi arazzi dai cartoni di Raffaello, che sono veramente un completamento teologico e visivo di quella magnifica catechesi visiva che è la Cappella Sistina. Sono gli Atti degli Apostoli, le storie di Pietro e Paolo, che si trovano ora al di sotto, non soltanto delle storie della vita di Cristo e di Mosè ma anche sotto la grande volta della Genesi di Michelangelo.

Gli arazzi resteranno esposti in Sistina per una settimana. Un consiglio per la visita…

R. - In realtà, se gli arazzi sulla vita di san Paolo fossero sul lato destro e quelli su san Pietro sul lato sinistro, come noi li abbiamo posizionati, o viceversa non è dato sapere perché documenti non ci parlano di questo, la sistemazione era sicuramente leggermente diversa da quella attuale perché nel 1519 non c'era ancora il Giudizio universale. Sappiamo per certo che due arazzi erano ai lati dell'altare. Per noi non era possibile coprire il Giudizio Universale di Michelangelo. Il consiglio? Entrare in Sistina e godere di questa bellezza perché, come disse Paris de Grassis, il cerimoniere di Leone X all'epoca in cui furono appesi per la prima volta gli arazzi, “a universale giudizio non esiste niente di più bello al mondo che la Cappella Sistina ornata anche degli arazzi, oltre che di tutto il resto”.

L' eccezionale esposizione è curata da Alessandra Rodolfo, che è curatore del reparto Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani. Le abbiamo chiesto di parlarci di come è nata l'idea e come è stata attuata:

Ascolta l'intervista ad Alessandra Rodolfo

R.- L’idea è stata quella di valorizzare tutto quello che c'era di Raffaello in Vaticano, e gli arazzi sono uno dei manufatti più preziosi anche più rari da poter vedere. Perché è vero che sono nelle vetrine della Pinacoteca, ma gli arazzi visti senza vetrine con delle luci particolari hanno tutta un'altra suggestione. In più erano stati creati appositamente per il sacello papale, un luogo identitario della Chiesa Cattolica, e andavano a completare il messaggio religioso della Cappella secondo l'idea di Papa Leone X che li commissionò a Raffaello.

Come si accostano, dal punto di vista artistico e poi teologico, gli arazzi delle storie di Pietro e di Paolo con le storie di Mosè di Gesù?

R. – Sisto IV aveva fatto fare gli affreschi delle pareti con gli episodi della vita di Mosè e di Cristo e quindi dell’Antico e del Nuovo Testamento con le teorie dei Pontefici al di sopra. Giulio II aveva chiamato Michelangelo per realizzare la volta con le storie della Genesi e delle sibille e i profeti antenati di Cristo; Raffaello, una volta che si inserisce, studia, guarda e si adegua anche al tono aulico delle rappresentazioni. Si ispira anche a Michelangelo perché comunque ha uno stile più monumentale. E guarda anche le decorazioni più minute. Ad esempio se voi vedete le trecce che sono intorno alle cornici sono le stesse trecce che si ritrovano sopra, nelle nicchie dei Pontefici, e sotto la cantoria. Dal punto di vista religioso, è una grande storia del mondo, che poi si concluderà con il Giudizio Universale ma che inizia con le storie della Genesi di Michelangelo, continua con l’Antico Testamento e Mosè, c'è poi il passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento con Cristo e infine ci sono le storie degli Apostoli che sono riprese in parte dal Vangelo e in parte dagli Atti degli Apostoli.

Particolare de "la morte di Anania", arazzo su cartone di Raffaello
Particolare de "la morte di Anania", arazzo su cartone di Raffaello

Per gli arazzi è anche uno stress essere esposti per una settimana agli agenti atmosferici, al respiro dei turisti. Come li avete preparati?

R. – Con una lunga campagna di restauro e da sempre sono stati messi in sicurezza, ad esempio, sono stati foderati. Quindi non hanno il contatto diretto con la superficie pittorica retrostante, e sono stati tutti monitorati, così come sono stati monitorati i ganci con i quali sono appesi che sono gli stessi con i quali probabilmente furono appesi in quella famosa notte del 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, del 1519 in cui per la prima volta i primi 7 arazzi giunti a Roma vennero appesi.

Sarà un’occasione eccezionale per vederli senza teca di vetro, come accade invece nella Pinacoteca…

R . – Sarà infatti una percezione completamente diversa, tra l'altro abbiamo messo delle luci particolari che li valorizzano.  Sono usciti dei particolari incredibili: nella "morte di Anania", ad esempio, nella parte del legno della pedana si vedono dei chiodi che sono incredibili perché sono in blu con un punto giallo per dare il senso della luce.

Un consiglio per la visita?

R. – Si dovrebbe partire dalla parte del trono papale a sinistra e sfilare verso le storie di san Pietro poi continuare in circolo con tutte le storie di san Paolo.

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Photogallery

L' esposizione degli arazzi di Raffaello
17 febbraio 2020, 17:22