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Krajewski e Riccardi: in Europa si moltiplichino i corridoi umanitari

Appena atterrati all’aeroporto di Roma Fiumicino, il cardinale Konrad Krajewski e i responsabili della Comunità di Sant’Egidio hanno presentato alla stampa i profughi provenienti da Lesbo. Intervenuto anche il prefetto Michele Di Bari del Viiminale

Giada Aquilino – Fiumicino

Se ogni parrocchia ospitasse davvero una famiglia di profughi, come auspicato dal Papa, “a Lesbo non troveremmo nessuno”. Così il cardinale Konrad Krajewski, appena rientrato dall’isola greca in Italia con un gruppo di 33 richiedenti asilo, tra cui 14 minori e una decina di fedeli cristiani, ha fatto appello a “cardinali, vescovi e presbiteri” ad aprire le porte di case, canoniche, palazzi: “c'è lo spazio, ci sono le risorse”, ha ricordato. Subito dopo l’atterraggio a Fiumicino, in conferenza stampa allo scalo romano, l’Elemosiniere apostolico ha rilanciato l’appello a “moltiplicare i corridoi umanitari” in Europa: sarebbe, ha detto, un vero “miracolo”, riferendosi all’odierno Vangelo di Matteo sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci.

I 33 da Lesbo

Ad ascoltarlo c’erano loro, i migranti provenienti da Afghanistan, Togo e Camerun, appena sbarcati: famiglie con bambini, madri sole, un gruppetto di giovani, tutti sorridenti, emozionati e soprattutto felici di rivedere i tanti amici della Comunità di Sant’Egidio, da anni impegnata a Lesbo e non solo. Li hanno accolti con fiori e palloncini colorati per i più piccoli, ma davvero si è respirata quella che il fondatore Andrea Riccardi ha definito un’aria “di casa”, un’aria “di famiglia”.

L’esempio del Papa

Il cardinal Krajewski ha parlato dell’Avvento appena iniziato, un tempo che - ha detto - “ci dice: svegliatevi”, perciò “questo corridoio umanitario, che si volge in Europa, vuol dire a tutti noi” la stessa cosa. Quindi ha evocato il viaggio del Papa a Lesbo del 2016, quando il Pontefice fece rientro accompagnando in Italia 3 famiglie siriane. Uno di quei ragazzi, Malak, oggi era in aeroporto ad accogliere chi tre anni fa accolse lui. Tutto cominciò da lì ed è proseguito nel tempo: dopo la visita nel maggio scorso dello stesso porporato, a metà novembre anche il cardinale arcivescovo di Lussemburgo Jean-Claude Hollerich ha accolto due famiglie dal Kuwait e dalla Siria. Ora prosegue in Italia, grazie alla disponibilità del governo italiano che “ha risposto” all’appello dell’Elemosineria apostolica e del governo greco che “ha superato gli ostacoli burocratici e pagato i biglietti” per i migranti arrivati oggi a Roma. E grazie, ha sottolineato, all’impegno instancabile di responsabili e operatori della Comunità di Sant’Egidio: due “angeli” ha detto riferendosi a Daniela Pompei e Monica Attias, che curano la gestione e la logistica dei corridoi umanitari.

Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio

Andrea Riccardi, come pure il prefetto Michele Di Bari, capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno, ha evidenziato come i corridoi umanitari siano “un inizio di un processo che vogliamo europeo e largo, condiviso da tutti i Paesi europei”, per poter impedire che i giovani conosciuti personalmente a Lesbo non sognino più di venire in Europa nascondendosi “sotto un camion”. Forse qualcosa sta già cambiando, perché oggi dall’isola greca in base al Trattato di Dublino è arrivato Mustafa, afghano di 17 anni, che si dice “super happy”: una felicità, la sua, che contagia.

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Il corridoio umanitario da Lesbo a Roma
04 dicembre 2019, 13:46