Cerca

Vatican News
NYSE di New York. Nelle Borse mondiali avvengono massima parte delle transazioni della finanza internazionale NYSE di New York. Nelle Borse mondiali avvengono massima parte delle transazioni della finanza internazionale  (REUTERS)

Jurkovič all’Unctad: fermare il business del debito, servono regole

Dobbiamo tornare ad una finanza etica per evitare ulteriori disastri economici: il severo richiamo lanciato alla Conferenza dell’Unctad da mons. Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali a Ginevra

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Non c’è tempo da perdere, ha puntato il dito l’arcivescovo Ivan Jurkovič contro i disastri provocati dalla “iperglobalizzazione”, portata dalla “deregolamentazione continua e combinata dei mercati finanziari, del lavoro dei beni in tutto il mondo”, che hanno prodotto “cambiamenti strutturali nelle relazioni tra Stati e grandi corporation”, a tutto beneficio dei poteri economici e degli interessi privati di lobbies, che hanno allargato la loro sfera d’influenza sulle politiche nazionali e regionali in settori chiavi per lo sviluppo e il benessere dei popoli.

I rapporti inascoltati dell’Unctad per finanziare lo sviluppo

La voce del rappresentante vaticano si è levata con toni severi nella Conferenza dell’Onu sul commercio e lo sviluppo (Unctad) dedicata alla gestione del debito.  Mons. Jurkovič ha riconosciuto a questa agenzia delle Nazioni Unite, di essere tra le prime organizzazioni internazionali ad aver sollevato dubbi sui termini e le condizioni di finanziamento dello sviluppo, sia pubblico che privato, nell’agenda globale degli anni ’60 e ’70, producendo nel corso dei decenni analisi e proposte di riforma del sistema monetario internazionale, sostenendo la necessità di dare assistenza e quadri di riferimento internazionali per prevenire e offrire soluzione alle crisi del debito nei Paesi in via di sviluppo.

Boom del debito globale: 213 mila miliardi dollari

Nonostante ciò oggi si parla di boom del ‘business del debito’, come denunciato dall’Unctad nel suo ultimo rapporto annuale. Debito globale - ha ricordato l’arcivescovo - che ha raggiunto 213 mila miliardi di dollari nel 2017, superando perfino i livelli già molto elevati del 2008, quando arrivò a 152 mila miliardi di dollari. Oggi il rapporto debito-prodotto interno lordo è al 262 per cento, vale a dire che il volume del debito è oltre 2 volte e mezzo quello del Pil globale. Gran parte di questo debito è privato, aumentato del 12 per cento rispetto ai primi anni ’80 e arrivato ad oltre due terzi sul globale nel 2017. “Questo riflette – ha constatato mons. Jurkovič - diversi decenni di creazione di illimitato debito privato in mercati finanziari non regolamentati, che ora stanno interessando anche i Paesi invia di sviluppo. Questi hanno visto crescere il loro debito privato dal 79 per cento del loro Pil, agli inizi della crisi finanziaria, al sorprendente - 139 per cento nel 2017”.

Le attività di indebitamento nella sfera statale

“Questa proliferazione di ‘attività di indebitamento’ – ha osservato con preoccupazione il presule - si è rapidamente spostata in settori un tempo appannaggio delle autorità pubbliche per ragioni di equità, giustizia e solidarietà, quali le pensioni, le erogazioni di servizi finanziari ai più poveri o la gestione del debito sovrano”. Una commistione di interessi che favorisce illeciti predatori.

La fede ingenua nell’autosufficienza dei mercati

“L’assoggettamento dei titoli di debito sovrani a pratiche finanziarie immorali è inaccettabile”, ha ammonito il delegato della Santa Sede, proponendo una serie di contromisure che parta dall’assunto di “quanto sia ingenua la fede in una presunta autosufficienza dei mercati”. E’ invece “necessario – ha raccomandato - un serio controllo della qualità e affidabilità di ogni prodotto economico-finanziario, specie quelli più strutturati”, per governare gli intenti speculativi e contrastare il crescente e onnipervasivo controllo dei poteri forti e delle vaste reti economiche finanziarie per rafforzare quelli deputati all’esercizio del potere politico che ora sono spesso disorientati e resi impotenti da agenti sovranazionali e dalla volatilità del capitale che gestiscono”.

La mancata vigilanza delle autorità pubbliche

In particolare, ha spiegato mons. Jurkovič, “le autorità pubbliche dovrebbero fornire una certificazione di ogni prodotto generalo dall’innovazione finanziaria al fine di preservare la salute del sistema e prevenire effetti collaterali negativi”, attraverso “un coordinamento sovranazionale tra le diverse strutture dei sistemi finanziari locali”.

Ritornare a sistema finanziario globale basato su etica

Da qui l’invito fermo della Santa Sede a “ritrovare la via del ritorno a un sistema finanziario globale che si fonda su solidi principi etici, accompagnati da giustizia, verità, equità e solidarietà”.  E se la grande la responsabilità ricade sulle spalle di chi gestiste i sistemi economico-finanziari odierni, massivi e pervasivi, così anche – ha incoraggiato mons. Jurkovič - “la società civile, i responsabili politici dei Paesi in via di sviluppo e altrove, nonché i leader delle comunità, gli intellettuali e tutti quelli colpiti dalle attività di potenti agenti economico-finanziari, devono lavorare insieme per realizzare tali riforme”.-

19 novembre 2019, 14:24