La narrazione dei Patti Lateranensi

‘La Conciliazione tra l’Italia e il Vaticano’ è il titolo di un film documentario prodotto dall’Istituto Luce con l’obiettivo di mostrare al pubblico tutti i particolari legati alla firma degli accordi sottoscritti con i Patti Lateranensi nel 1929. Pio XI benedì l’iniziativa nel corso di un’udienza speciale

Eugenio Bonanata – Città del Vaticano

Oltre all’Italia e al Vaticano, c’è un terzo protagonista della Conciliazione. Si tratta della folla, come dimostra il documentario che l’Istituto Luce prepara e diffonde in tempi record a pochi giorni dalla firma dell’intesa. Una pellicola che mette in evidenza l’interesse e l’attesa della popolazione per l’evento, simboleggiata dal gran numero di persone al Laterano e poi in Vaticano per la celebrazione svoltasi l’indomani dell’11 febbraio.

La folla

“La folla – precisa la storica dell’Università di Tor Vergata, Lucia Ceci – riempì piazza San Pietro, sfidando la pioggia e le basse temperature. Ad un certo punto fu necessario interrompere l’accesso alle carrozze”. La quarta puntata del Web Doc sul sessantesimo della Filmoteca, intitolata ‘La Conciliazione’, offre lo spunto per riscoprire questo avvenimento cinematografico pensato dai vertici statali e avallato dalle autorità della Santa Sede.

Il bellissimo film 

Tant’è che già il 20 febbraio 1929 Pio XI riceve in Vaticano il presidente dell’Istituto Luce, Alessandro Sardi, il quale gli porta in dono il libro fotografico realizzato a margine delle riprese condotte da un team composto da diversi cineoperatori e fotografi. Il Papa si complimenta “per il bellissimo film” concedendo al Luce l’esclusiva delle riprese delle visite dei sovrani in Vaticano. “Il libro fotografico – afferma Ceci – suggellava una volontà di collaborazione anche sul piano dell’uso, della circolazione e della promozione della Conciliazione intesa in senso lato”.

Una rete capillare

Ed è davvero straordinario il potere evocativo delle immagini in movimento – la novità tecnologica del momento – soprattutto in un epoca in cui l’analfabetismo limita l’impatto della carta stampata. A questo si deve aggiungere la capillarità della rete di distribuzione dell’Istituto Luce. “C’era anche lo strumento della programmazione obbligatoria – spiega il direttore dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce Cinecittà, Enrico Bufalini – che venne introdotto nel 1926 e che appunto rendeva obbligatorio la proiezione di un documentario o di un cinegiornale dell’Istituto Luce tra un film e un altro all’interno di ciascun cinema”.

La bellezza

Non sorprende dunque che nei verbali del consiglio di amministrazione dell’ente statale dei mesi successivi si sottolinei con una certa enfasi il successo della pellicola in Italia e all’estero. Pellicola che assieme ai luoghi dei Patti, tocca anche diversi contesti all’interno del Vaticano. “Questi – afferma Ceci – venivano percepiti come luoghi fitti di bellezza, mistero e sacralità, normalmente non accessibili alle persone comuni. E il fatto di aprirli allo sguardo degli spettatori è un merito di cui il regime andò fiero”.
 

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16 novembre 2019, 09:00